Acqua, FdI: “La Regione si impegni per un contenimento dei costi dell’acqua pubblica in tempo di pandemia”

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la mozione di Fratelli d’Italia. “Abbiamo chiesto che non si applichino ai cittadini eventuali conguagli gravanti dalla tariffa 2020 ma vengano recuperati attraverso gli utili accantonati dalle società”

“Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la mozione di Fratelli d’Italia che chiede alla Regione di impegnarsi per un contenimento dei costi dell’acqua pubblica in tempo di pandemia”. Lo rendono noto i consiglieri regionali di Gabriele Veneri, primo firmatario della mozione, il capogruppo Francesco Torselli, ed i consiglieri Capecchi e Petrucci.

“Abbiamo chiesto che non si applichino ai cittadini eventuali conguagli gravanti dalla tariffa 2020 ma vengano recuperati attraverso gli utili accantonati dalle società, così come siano applicate tariffe agevolate per i consumi delle utenze domestiche evitando che le famiglie si trovino a dover pagare bollette più care a causa della prolungata permanenza in casa. Abbiamo chiesto anche l’impegno a sospendere il pagamento delle bollette per gli utenti che abbiano perso reddito da lavoro, con un ampliamento dei criteri già previsti dalla disciplina del Bonus idrico. Da sempre Fratelli d’Italia si batte contro la cattiva gestione delle acque pubbliche. Ci opponiamo, categoricamente, a qualsiasi richiesta di aumento del costo dell’acqua” sottolineano i consiglieri di FdI.

“La Regione ed i sindaci toscani devono intervenire sull’Ente di Governo d’Ambito, che è titolare a predisporre la tariffa che sarà successivamente approvata dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, perché vengano adottati specifici provvedimenti volti ad alleggerire l’aggravio sulle famiglie –chiedono i consiglieri di FdI- E’ in vigore il sistema tariffario introdotto nel 2012 da Arera, che è fondato su una fissazione predeterminata dei ricavi garantiti al singolo gestore, il cosiddetto vincolo dei ricavi garantiti. Questo assicura di poter ricavare ogni anno quanto ricavato l’anno prima, aggiungendo un tot di inflazione programmata, e consente di recuperare l’eventuale differenza a mezzo di conguagli in bolletta. Si tratta di un meccanismo palesemente iniquo, volto esclusivamente a garantire corposi profitti alle aziende idriche (circa 90 milioni di euro l’utile netto annuo dei gestori toscani), e contrario agli interessi degli utenti che, per assurdo, se anche consumassero meno acqua adottando comportamenti più virtuosi non risparmierebbero alcunché in bolletta in quanto si troverebbero poi a dover pagare a più caro prezzo i minori quantitativi di acqua consumati. In tempi di pandemia i gestori devono ridurre il margine di utile e, nel caso, attingano alle Riserve Straordinarie (oltre mezzo miliardo di euro quelle tuttora accantonate dai gestori toscani) che hanno potuto accumulare nei decenni di gestione monopolistica dell’acqua pubblica”.

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