Anche il Tribunale di Roma bastona il Governo: DPCM illegittimi e incostituzionali.

Continuano a susseguirsi provvedimenti giurisdizionali che stabiliscono l’illegittimità degli ormai famigerati DPCM.

Avevamo affrontato quasi per primi su questo giornale la nota sentenza del Giudice di Pace di Frosinone, che quest’estate a seguito dell’impugnazione di una sanzione amministrativa relativa alla violazione del divieto di circolazione, annullava il provvedimento definendo costituzionalmente illegittime le restrizioni alla libertà personale imposte con DPCM.

E’ stata poi la volta del TAR Lazio, che con una recente ordinanza non solo ha motivato in ordine all’incoerenza delle decisioni relative all’imposizione delle mascherine ai bambini in classe, ma ha esplicitamente chiesto di vedere i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, citati nel DPCM e mai resi pubblici, affermando infine che le misure stabilite dal Governo avrebbero totalmente perso il carattere della temporaneità, data la loro continua reiterazione da mesi a questa parte.

Ed oggi è il Tribunale Civile di Roma che si inserisce su questo filone ed emette una sentenza che è una vera mazzata sui denti di un Presidente del Consiglio che oltre a perdere la credibilità politica, ha definitivamente esaurito anche quella “giuridica”.

La sentenza è del 16 dicembre scorso, è la sesta sezione del Tribunale di Roma che si pronuncia e ci dice che le libertà costituzionalmente garantite non possono essere compresse per il tramite di DPCM, che sono semplici atti amministrativi.

Il percorso logico del giudice, che affronta la questione con riferimento alla riduzione dei canoni di locazione in ragione dell’emergenza sanitaria, è molto chiaro e fa riferimento non solo alle opinioni espresse da grandi costituzionalisti quali Cassese, Marini e Baldassarre, ma anche alla sentenza del GdP di Frosinone e all’ordinanza del TAR Lazio.

In buona sostanza ci dice il Tribunale che partire dall’assunto in base al quale le morosità nel pagamento dei canoni di locazione siano derivanti dall’emergenza sanitaria è un errore concettuale, perché la chiusura delle imprese, con la conseguente contrazione del fatturato, deriva non dalla pandemia in sé, ma da una serie di provvedimenti amministrativi e normativi che hanno compresso le libertà fondamentali. Occorre allora verificare se questi provvedimenti siano o meno legittimi. E la conclusione è che questi provvedimenti sono in realtà ingiusti e illegittimi, sin dalla dichiarazione dello stato di emergenza del gennaio di quest’anno, che per Legge non poteva essere emessa per emergenze di tipo sanitario. Così come illegittimo era ed è il decreto legge del marzo 2020, a seguito del quale il Presidente del Consiglio iniziava ad emanare tutti i successivi provvedimenti restrittivi, perché il decreto in parola non stabiliva a monte i limiti dei poteri che il Premier assumeva su di sé. Sino, infine, a tutti i seguenti DPCM, che hanno inciso pesantemente su diritti garantiti dalla carta costituzionale, senza in realtà avere la forza giuridica per farlo, attesa la loro natura di atti amministrativi.

E dunque, data la palese e manifesta illegittimità di questi provvedimenti, è onere dei cittadini provvedere all’impugnazione, senza accettarne supinamente gli effetti.

Lo avevamo detto questa estate che il diritto non si piega alle esigenze di un Presidente del Consiglio in delirio di onnipotenza e via via i Tribunali d’Italia stanno dando forza a questa prospettazione, i sussulti di legalità iniziano a prendere corpo in un filone giurisprudenziale che inizia a farsi sentire forte e costante e non è un caso che gli ultimi provvedimenti restrittivi di Natale Conte li abbia assunti per mezzo di decreto legge e non di DPCM. Evidentemente l’obiettivo è il tentare di resistere a questa spinta contraria, ma ci sembra di capire che il giudice italiano stavolta sia andato un po’ più in là, spingendosi a dire con fermezza che questo modo di operare viola ogni principio costituzionale e che neanche i decreti legge sono atti idonei a dare un crisma di legittimità alla debordante deriva liberticida messa in campo dall’ex avvocato del popolo.

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alkod

Quindi? Che facciamo? Gli schiavi o diamo una mazzata in testa a Ponte e lo spediamo a casa??

Alfonso

io ho scritto al giudice di pace di bolzano, alla finanza a roma e alla procura di bolzano, ragion per cui mi sento legittimato a non considerare questi dpcm

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