App Immuni, PD attacca la Meloni ma prende una clamorosa cantonata

Comprendiamo il momento di difficoltà che vive la , che all’alba di una kermesse mediatica di 10 giorni é rimasta con in mano un pugno di mosche e l’abbandono della nave da parte di altri pezzi pentastellati. E dunque le dichiarazioni velenose ma scomposte di alcuni esponenti del partito democratico si possono perdonare, ma parzialmente, perché il gusto della precisazione in replica va soddisfatto. I fatti: la Meloni in un incontro a , interrogata sul punto, si pronuncia su Immuni, ne sottolinea la pericolosità e ne mette in luce le criticità, lamentando come sempre la mancanza del giusto coinvolgimento del parlamento. L’on Vazio, pd, con fare more solito saccente, dà alla Meloni della populista ignorante e assenteista perché, nell’ordine, non sarebbe a conoscenza del fatto che la normativa sulla app immuni è già in approvazione alla Camera dopo aver incassato il voto del , dunque il passaggio parlamentare ci sarebbe. Inoltre la leader di FdI ignorerebbe che per la divulgazione dei dati raccolti sarebbero previste pesantissime. Vazio si apposta in quota, incocca, tende l’arco e scaglia il dardo, ma fiacco non infilza la preda.
L’onorevole Vazio, infatti, finge di non comprendere quanto dichiarato da Giorgia Meloni in merito alla App Immuni.
Ció che si è chiesto e si continua a chiedere con forza è una legge del parlamento che legiferi sulla effettiva necessità di un sistema di tracciamento sociale e sulle modalità per la sua introduzione nel nostro ordinamento. Infatti, come dovrebbe sapere l’onorevole dem, Immuni è stata portata in parlamento a maggio, quando nel mese di marzo Innova Italia, progetto tra il ministero dell’innovazione, il ministero dell’università e il ministero dello sviluppo economico, aveva già indetto una gara informale all’esito della quale la app era stata individuata sistema idoneo al contenimento del virus. Inoltre il Commissario Arcuri, con una semplice ordinanza del 10 aprile non solo ne aveva già stabilito la necessaria attivazione ai fini del contenimento del contagio, ma aveva anche già dato mandato per la sottoscrizione del contratto con la società attuatrice Bending Spoons. L’App è stata dunque introdotta a suon di atti amministrativi e il parlamento viene solo utilizzato per la ratifica di atti assunti autoritativamente ed in spregio alle ordinarie procedure relative alle gare d’appalto. È infatti chiaro che si siano violate tutte le norme di evidenza pubblica vigenti, non ultimo il principio per cui un contratto con la pubblica amministrazione non può essere sottoscritto a titolo gratuito. Invece qui si sono fatte mille eccezioni per forzare l’introduzione del tracciamento sociale, ponendo peraltro il parlamento di fronte ad un aut aut, anche con il solito odioso sistema dell’apposizione della fiducia. E’ vergognoso usare le aule parlamentari per la sostanziale ratifica di atti amministrativi già assunti.
Con riferimento alle , poi, corre l’obbligo di sottolineare che l’onorevole nel suo “ficcante” lancio di agenzia, fa riferimento a quelle relative alla normativa generica in materia di , perché il Decreto in conversione non introduce alcuna sanzione specifica, ciò che non è sufficiente a garantire la maggior protezione che imporrebbe un sistema di tracciamento così pervasivo. Si sottolinea che Fratelli d’Italia, nonostante fosse in disaccordo su Inmuni, anche in considerazione della assoluta irritualità della procedura con cui è stata introdotta, ha presentato emendamenti all’art. 6 del 28/20, come al solito tutti bocciati, al fine di prevedere proprio una maggiore protezione dei dati, oltre che l’espressa indicazione che i dati raccolti non potessero essere utilizzati per nessuna ragione che non fosse connessa al virus, dunque né per fini statistici, né a fini fiscali o per l’esercizio di azioni giudiziarie. Ebbene, neanche questi aspetti sono stati presi in considerazione, ciò che rende l’App non solo uno strumento illegittimo, ma anche assai pericoloso.
Metta dunque l’animo in pace l’on Vazio, e prima di accusare la Meloni di ignoranza, populismo e assenteismo, legga le carte, gli emendamenti che si premura di bocciare e la ratio sottesa a ciò che approva. Perché in Parlamento si va per lavorare, nel rispetto pieno delle funzioni dell’organo e delle determinazioni che assume, ma mica per nulla, perché su quegli scranni siedono ancora dei parlamentari che hanno “l’assurda pretesa” di rappresentare il popolo italiano.

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