Banca Popolare di Bari: un prestito che non poteva passare inosservato

Ce ne eravamo occupati mesi fa e adesso sono arrivati gli arresti

Era il dicembre 2019. Dalle pagine di questo giornale provavamo a ricostruire la lunga serie di prestiti, concessi dalla Banca Popolare di Bari. Ci chiedevamo se tra le pieghe di quei bilanci già critici non avesse inciso anche un prestito milionario concesso alla Leggiero Real Estate, la società immobiliare fondata dall’imprenditore Salvatore Leggiero. a seguito di una nostra breve ricerca scoprimmo che nell’aprile del 2018, Leggiero Re si era comprata per 50 milioni di euro l’ex sede AgCom davanti alla fontana di Trevi, con un’operazione supportata da Banca Popolare di Bari, grazie a un mutuo con un rapporto loan-to-value del 75%.
Incredibile che nel 2018, quando ormai la banca aveva quasi dimezzato il valore delle proprie azioni a discapito dei suoi clienti, concedesse con tale leggerezza un tale prestito, tra l’altro ad un imprenditore scollegato completamente dal territorio (i suoi investimenti si concentravano soprattutto sulle principali città d’arte, Rome, firenze etc). Cercando maggiori informazioni su questo imprenditore scoprimmo i suoi legami con Marcello Dell’Utri. In rete trovammo un vecchio articolo del Fatto Quotidiano in cui viene definito “l’acchiappatutto” dei palazzi di pregio nel centro di Firenze. Palazzi nobiliari, residenze storiche, alberghi di lusso, ristoranti unici. Tutti prestigiosi. Avevamo visto giusto perchè evidentemente l’episodio era già al vaglio della Procura di Bari (notare bene, non di Banca d’Italia) e ieri la notizia degli arresti domiciliari per questo personaggio accusato di concorso in bancarotta fraudolenta.
Non serve essere investigatori per comprendere che se una banca già sofferente concede un tale prestito c’è qualcosa che non va.
Sempre ieri la Guardia di Finanza di Bari ha arrestato per concorso in bancarotta fraudolenta Gianluca Jacobini, ex condirettore generale della Banca popolare di Bari. Notificato anche un provvedimento di interdizione per il padre Marco Jacobini, ex presidente dell’istituto di credito barese. Agli indagati sono contestati a vario titolo numerose condotte di bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Gli ex amministratori dell’istituto avrebbero concesso alle società in dissesto del gruppo Fusillo sconfinamenti sui conti correnti e linee di credito per decine di milioni di euro.
E adesso ascoltate attentamente cosa si legge nell’imputazione: per i due Jacobini il gruppo Fusillo era “il principale cliente affidato dalla banca” e “facendo valere la propria influenza dominante sugli organi istruttori e deliberanti della banca – si legge nell’imputazione – , concedevano e reiteratamente prorogavano nuovi affidamenti, nella consapevolezza della loro inesigibilità”. “L’esposizione complessiva dell’istituto di credito barese rispetto al gruppo Fusillo – si legge negli atti – ha progressivamente raggiunto la ragguardevole cifra di 340 milioni di euro” e, “in ragione della longevità e preminente rilevanza economica della posizione in questione”, i rapporti con il gruppo Fusillo erano “curati direttamente e costantemente dei vertici apicali dell’istituto bancario, in persona degli indagati Marco e Gianluca Jacobini, per anni leader incontrastati in seno al management della Banca Popolare di Bari”.
In pratica nelle informative della Guardia di Finanza, leggiamo un vero e proprio collasso causato dagli imprenditori, con la complicità dei vertici dell’istituto. Non possiamo che per l’ennesima volta registrare l’estrema accondiscendenza dei vertici della Banca d’Italia verso tali amministratori: se l’istituto di Vigilanza, come ci fece sapere in una nota fatta uscire poco dopo il salvataggio dalla Popolare di Bari, aveva regolarmente fatto ispezioni, perchè pur avendo rilevato la grave situazione conseguente al conflitto d’interessi venutasi a creare, non ha mai esercitato i poteri di ‘removing’ attribuiti dalla legge allo stesso supremo organo di vigilanza?
Siamo convinti che anche stavolta nessuno aprirà una seria riflessione.
Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it
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