Banche e crisi del debito: ecco perchè Fratelli d’ vuole Commissione d’Inchiesta

Negli ultimi trent’anni nei paesi occidentali abbiamo assistito all’esplosione del debito pubblico e di quello dei privati composto da famiglie ed imprese. L’incentivo all’indebitamento e la sua “monetizzazione” è stato alimentato dal sistema finanziario che ha colto l’occasione per aumentare a dismisura i suoi profitti nel breve termine, il suo potere e la sua capacita di creare “moneta dal nulla”.

Abbiamo assistito alla nascita della Banche universali, cioè luoghi dove in sfregio a fortissimi conflitti di interessi, l’ è consulente della azienda per l’emissione di titoli, è consulente del risparmiatore nella scelta del titolo e a piacimento effettua acquisti di titoli per proprio conto. Abbiamo subito manager e amministratori delegati che hanno intascato enormi profitti e socializzato le perdite. Sono stati creati una moltitudine di strumenti finanziari incomprensibili ed opachi – in molti casi semplicemente fraudolenti – e gli stessi venduti ad ignari risparmiatori con promesse di facili guadagni. Mentre migliaia di imprenditori combattevano per far prosperare le proprie imprese, le banche finanziavano allegramente gli “amici degli amici” senza alcuna analisi del merito creditizio. Abbiamo dovuto scoprire che le autorità di e la d’, invece di intervenire si baloccavano in esercizi di segretezza e procedure burocratiche.

Questa folle corsa all’indebitamento ha però un problema: Il debito deve essere rimborsato.  Siamo dunque giunti all’esito inevitabile della crisi del sistema bancario con i fallimenti di moltissimi Istituti e la conseguente necessità da parte dello Stato di utilizzare i dei contribuenti per salvarli.

Nessuna azione di politica economica può dunque essere efficace senza ridiscutere l’intero sistema bancario italiano. Le crisi finanziarie che hanno investito tutto l’Occidente negli ultimi anni hanno messo a nudo un sistema complessivo che non funziona. Bisogna prendere atto che il sistema bancario internazionale agisce con una pericolosa spregiudicatezza, sfruttando la posizione privilegiata assegnatagli dagli Stati e abusando degli strumenti a sua disposizione per perseguire enormi guadagni privati incurante dei rischi e delle conseguenze delle sue azioni.

In questo contesto generale, è necessario contrapporre allo strapotere finanziario un’incisiva opera di controllo e affinché le banche tornino ad essere uno strumento al servizio di famiglie e imprese e per la crescita dell’economia reale. Primo passo in questa direzione è sicuramente la storica proposta di Fratelli d’ di separazione netta tra banche commerciali, impegnate nella raccolta dei depositi ed erogazioni del credito, e banche di investimento per la gestione degli strumenti finanziari complessi. Volta a mettere fine all’inaccettabile impunità di cui ha goduto fin ora il sistema finanziario italiano se affiancata a un’azione che faccia piena luce sulle crisi bancarie che hanno polverizzato i risparmi di molti potrebbe essere un elemento di svolta fondamentale. Per questo il partito di Giorgia Meloni, di recente, ha chiesto una nuova Commissione d’inchiesta parlamentare al fine di stabilire le responsabilità a tutti i livelli, individuare i grandi debitori insolventi, perseguire chi non ha rispettato le regole.

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