Di chi è l’oro custodito da Bankitalia?

La questione su cui si discute ormai da anni è quella relativa alla proprietà dell’oro in custodia alla Banca d’Italia. Tutto nasce quando a seguito di un’interpellanza del 2005 dell’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti che chiedeva di sapere di chi fosse la Banca d’Italia. Tremonti scoprì che la Banca d’Italia – a seguito della privatizzazione del sistema bancario italiano degli anni ’90 – era in mano per il 94,5% ad azionisti privati. Fece allora una legge per rinazionalizzare l’Istituto di emissione.

La proprietà di Bankitalia sollevò contestualmente la questione sulla proprietà delle riserve auree, soprattutto quando nel 2007 il Governo Prodi propose di vendere una parte delle riserve auree per ripagare il debito pubblico. Una querelle che ciclicamente esce fuori e su cui si fa ogni volta confusione perché non è specificato da nessuna parte di chi sia la proprietà giuridica dell’oro.

Sul sito della Banca d’Italia leggiamo:

Riserve auree

L’oro è degli italiani (e quindi dello STATO) o è della Banca d’Italia?

E’ questa la domanda che viene ogni volta elusa. Più volte vari esponenti dell’Istituto di Palazzo Koch, come ad esempio l’ex Direttore Generale Salvatore Rossi, hanno detto “la Banca d’Italia custodisce l’oro degli italiani”, ma non si è mai fatto riferimento alla parola “STATO”.

Mentre nelle altre nazioni non c’è nessun motivo di mettere nero su bianco quest’evidenza, basti pensare alla Banque de France, la Banca Centrale Nazionale francese:

L’articolo 141-2 del codice monetario e finanziario francese assegna la proprietà dell’oro allo Stato francese. Al punto che si specifica che ogni francese è indirettamente possessore di 38 grammi di oro:

Perché invece in Italia sembra impossibile dichiarare l’oro di proprietà dello Stato?

Le dichiarazioni di Conte

Recentemente il Premier Conte, rispondendo al Senato ad un’interrogazione del gruppo di Fratelli d’Italia ha dichiarato:

“In merito alla questione posta dall’interrogante, segnalo che le riserve auree sono sempre state iscritte all’Attivo della situazione patrimoniale della Banca d’Italia e che tra le operazioni di sua pertinenza sono sempre rientrate l’acquisto e vendita di oro o valute auree”

Come dire: l’oro è della Banca perché le riserve sono sempre state riportate all’Attivo della situazione patrimoniale. Una dichiarazione che nessuno aveva mai osato fare prima.

La mozione di Fratelli d’Italia

Il partito di Giorgia Meloni si batte da anni per uscire da questa fastidiosa ambiguità e riconoscere la proprietà dell’oro allo Stato italiano. Così come ha fatto la Francia con l’introduzione dell’Euro approvando la legge 141-2 del 2001, l’Italia – seppur con notevole ritardo – dovrebbe fare altrettanto. La mozione al Senato che vede come primo firmatario il Senatore Giovanbattista Fazzolari, non lascia scampo a dubbi:

impegna il Governo,

a valutare la tempestiva adozione di un atto normativo che ribadisca, in maniera esplicita, che le riserve auree sono di proprietà dello Stato italiano e non della Banca d’Italia;

ad adottare le iniziative opportune affinché le riserve auree eventualmente ancora detenute all’estero siano fatte rientrare nel territorio nazionale.

La mozione di Lega e Movimento 5 Stelle

Dopo anni passati a denunciare sui social l’anomalia della proprietà delle riserve auree, Lega e M5S presentano una mozione che rischia di consegnare giuridicamente la proprietà delle riserve  alla Banca d’Italia, ovvero ai banchieri che la controllano. Infatti la mozione non chiede di attribuire la proprietà allo Stato come invece chiede Fratelli d’Italia, ma chiede semplicemente al Governo di pronunciarsi in merito alla proprietà dei lingotti, cosa che tra l’altro ha già fatto Conte quando ha risposto all’interrogazione di Fratelli d’Italia. Questo il dispositivo finale della mozione grillo-leghista:

impegna il Governo:

1) ad adottare le opportune iniziative al fine di definire l’assetto della proprietà delle riserve auree detenute dalla Banca d’Italia nel rispetto della normativa europea;

2) ad adottare le iniziative opportune al fine di acquisire, anche attraverso la Banca d’Italia, le notizie relative alla consistenza e allo stato di conservazione delle riserve auree ancora detenute all’estero e le modalità per l’eventuale loro rimpatrio, oltre che le relative tempistiche.

Ma com’è possibile che i vari Borghi, Salvini, Bagnai e gli altri grillini in ordine sparso, dopo aver più volte ostentato una battaglia sovranista sull’oro e sulla Banca d’Italia, si presentino in Aula con un atto che rischia di essere il più clamoroso autogol che consegna l’oro della Patria ai banchieri? Nemmeno Monti e Saccomanni erano arrivati a tanto!

L’unica possibilità che hanno, per salvare la faccia, è quella di votare la mozione di Fratelli d’Italia per dire al Governo di fare una legge come quella fatta dai francesi. Ma dai rumors di palazzo si apprende che l’atto della destra italiana sarà bocciato dai gialloverdi e la mozione “incanta-burini” dei sovranisti da tastiera sarà approvata con tutte le conseguenze del caso.

Invitiamo i nostri lettori a far pressione su quegli esponenti del Governo gialloverde che fino a qualche settimana fa facevano la voce grossa sui social (come il leghista Borghi) rivendicando la proprietà dell’oro agli italiani. Dopo anni di Governi proni agli interessi dei banchieri non possiamo permetterci altre regalie ai creatori di moneta, è in gioco la nostra sovranità. Quella vera.