Boicottano il Tg1, poi ci ripensano: i dem in confusione nella loro guerra contro la Rai

Il Pd ha tentato di boicottare il Tg1. Lo ha fatto dopo che per mesi ha iniziato una campagna mediatica contro la Tv di Stato, rea, stando a quanto sostengono i dem, di aver subito le presunte ingerenze da parte del governo guidato da Fratelli d'Italia, tanto da appellare il telegiornale principale di viale Mazzini come “Tele-”. Un'accusa già smentita dai dati rilasciati dalle varie agenzie, certificando che da giugno scorso i partiti di opposizione non solo hanno avuto grande visibilità, ma il Pd ha addirittura superato Fratelli d'Italia come tempo dedicato all'interno dei telegiornali Rai. E c'è di più: ci sarebbero pienamente i limiti per parlare di “Tele-Schlein” prima ancora che di “Tele-Meloni”, dato che spetta proprio alla segretaria dem il primato di personaggi politico a cui è stato dato più spazio in Rai. A far infuriare il Nazareno, tuttavia, è il fatto che il Tg1 si comporti da notiziario. Spieghiamo meglio: all'indomani delle inchieste che stanno facendo di fatto crollare il Pd in Puglia, col possibile commissariamento del Comune di Bari, con Emiliano che racconta di aver “affidato” un suo assessore, l'attuale sindaco Decaro, alla famiglia del boss locale, con l'assessore regionale ai Trasporti (assessore in quota dem) che lascia l'incarico poiché coinvolta in un sistema di compravendita di voti a causa del quale il marito è stato messo ai domiciliari, con un secondo sistema di compravendite che è stato svelato anche a Torino, orchestrato dal padre del candidato dem in pectore nella prossima corsa alla Regione Piemonte, il Tg1, che vive di libera informazione come democrazia richiede, ha informato gli italiani dei fatti. Italiani che pure hanno il diritto di sapere da chi sono composti i partiti che andranno a votare. Ma questo, al Pd, non piace: ai paladini del pluralismo solo dichiarato non va giù che un telegiornale informi i cittadini. La base della democrazia, insomma; loro, i democratici, dovrebbero saperlo.

Il finto pluralismo del Pd

È questo, dunque, il motivo che ha spinto la segreteria dem a lanciare ai membri del proprio partito un appello. Anzi, un diktat: non andate più al Tg1. La notizia trapela e circola, viene ripresa anche da quotidiani come Il Giornale. E gli effetti si sono visti: i dem erano gli unici a non aver partecipato alla festa per i 60 anni compiuti da Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1, continuamente accusato dal Pd di essersi schierato dalla parte di Fratelli d'Italia e di aver trascinato con sé il notiziario. Si parla di screenshot e di messaggi al cellulare: fonti non ufficiali, certamente, ma la freddezza che si sta instaurando tra i dem e il mondo della comunicazione, quella non di parte, sta aumentando. Il problema? Il pluralismo del Pd è tutta scena.

Il dietrofront per convenienza

A nulla serve il comunicato del Pd che nega qualsiasi intenzione di boicottaggio: la frittata è fatta. “Sono prive di fondamento le notizie apparse su alcuni organi di stampa secondo le quali il Pd avrebbe deciso o minacciato un “Aventino nei confronti dei Tg Rai. Al netto del riferimento storico irrispettoso, nessuno ha mai detto o pensato una cosa del genere. Prova ne sia che nella giornata di ieri, lunedì, i telegiornali della Rai hanno visto la presenza del Presidente del partito”. Ma comunque il dente avvelenato resta: “Reale è il giudizio sul modo inaccettabile e palesemente di parte col quale l'informazione Rai, quantomeno una parte significativa di essa tratta il Pd nei propri servizi”. D'altronde, è palesemente semplice capire cosa ha portato i dem a inserire la retromarcia e ritirarsi dal boicottaggio: sparire dai tg sarebbe stato una mossa azzardata e del tutto sballata, soprattutto in vista delle prossime europee. Il contesto non è favorevole, i sondaggi continuano a parlare di una differenza abissale tra i dem e Fratelli d'Italia e auto-censurarsi all'informazione avrebbe peggiorato la situazione. Meglio, allora, fare dietrofront e cercare di rimediare quantomeno alla brutta figura.

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