Cacciamo i furbetti del Parlamento, Meloni: “I nomi devono emergere”

Serve massima trasparenza e rigore per gli eletti del Popolo. Gli italiani devono sapere chi sono.

In un momento di crisi nazionale e di disperazione sociale, lo stipendio di 12mila euro al mese non era, evidentemente, sufficiente per 5 deputati della Camera, tanto da indurli a chiedere il bonus ‘’ e prendersi i degli che non hanno potuto lavorare a causa del lockdown imposto dal Governo e del . Per comportamenti del genere non ci sono requisiti di leggi che tengano e, tanto meno, leggi che possano giustificare chi prende pubblici senza averne bisogno. Il che è pure peggio se poi scopri che a farlo è un politico pagato profumatamente per occuparsi della collettività. Per un eletto del popolo non può esserci la privacy o la garanzia dell’anonimato; chi chiede i voti per fare deve essere sempre trasparente ed al di sopra di ogni sospetto quando svolge la sua funzione. E’ giusto che gli sappiano i nomi dei 5 parlamentari che hanno chiesto ed ottenuto il bonus di 600 euro per le partite Iva ed i in difficoltà, pur essendo già lautamente retribuiti dallo Stato. Lo stesso vale per i governatori, i sindaci e gli oltre 2mila consiglieri ed amministratori locali che hanno preso il sussidio di Stato. Questi signori vanno fatti uscire allo scoperto ed indotti a fare un passo indietro.

I cittadini devono essere sempre messi in condizione di verificare la fiducia riposta nei propri rappresentanti, che siano essi parlamentari o amministratori pubblici. Come dice Giorgia Meloni, sulla vicenda, «Gli sono in ginocchio e qualcuno nel Palazzo si preoccupa solo di arraffare sempre di più», il tutto, sicuramente facilitato da una legge, il Decreto Rilancio, scritta male, senza alcuna limitazione di reddito e nessuna restrizione o controlli per i (soliti) furbetti e ‘sciacalli’. «Il Governo, incredibilmente, non ha previsto alcun tetto di fatturato e di reddito per il bonus partite Iva, – incalza la leader di Fratelli d’ – con il risultato che ne ha pure chi fattura milioni o ha altre importanti fonti di reddito, come i parlamentari. Una brutta storia di deputati avidi e governo incompetente sulla quale pretendiamo massima ». La Meloni, poi, propone sui suoi profili social, un hashtag per far emergere i nomi. «Intanto, – scrive – visto che l’Inps non fa i nomi per questione di privacy, invito ogni parlamentare a dichiarare “#BonusInpsIoNO!”. In modo che i nomi emergano lo stesso, per esclusione».

A livello istituzionale ci aspettiamo delle risposte concrete dal Presidente della Camera dei Deputati, da quello dell’Inps (di , anch’esso, ) e da tutti i segretari di partito, visto che hanno il dovere morale e politico di far conoscere agli italiani i nomi dei politici coinvolti. Non ci si può permettere di lasciare dei dubbi nella pubblica opinione.

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Enrica

Per quale motivo l Inps in nome della privacy non fa i nomi dei “furbetti”? Sono soldi pubblici. Però a ben pensarci non dovrebbe nemmeno dire a quale partito appartengono… sempre invocando la privacy. Tra milioni di domande come mai adesso fa questi controlli? Siamo sicuri della trasparenza di questo ente statale e quindi politicizzato?Ci siamo già dimenticati del fatto che Tridico è stato aspramente attaccato sia da Salvini che da quella faccia di bronzo di Renzi? Chiedevano le sue dimissioni.. Siamo certi che il vero scandalo non sia l Inps? A pensar male si pensa sempre giusto. Tra deputati furbetti e Inps quale sarà la Volpe più astuta?

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