Caporalato, anche da Repubblica sciacallaggio sulla morte di Satnam Singh

Quella che ha portato alla morte di Satnam Singh, l'ha definita “l'Italia peggiore”. Quella parte di Italia che sfrutta i lavoratori e gli immigrati, quella che ha voluto e saputo capire che dietro certi meccanismi si nasconde un business dalle grandi potenzialità. Poter sottopagare i dipendenti perché disperati. O ancora le modalità con cui certe coop operano, difendendo non i propri assistiti, che spesso vivono in condizioni al limite della dignità umana, ma per difendere il “diritto alla moda” dei suoi titolari. Un business che pone davanti solo un quesito: cedere eticamente. E “l'Italia peggiore” pare sfruttare il sistema senza farsi troppe domande, lasciando Satnam con un braccio amputato e in fin di vita in una campagna della provincia di Latina. Giorgia ha ricordato Satnam Singh anche in Aula, durante le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, sottolineando come la sua morte sia “orribile e disumana”.

L'Italia peggiore

Ma c'è un problema non secondario: “l'Italia peggiore” di cui ha parlato Giorgia Meloni e che la stessa ha condannato, per molti si rifà proprio alla premier. Secondo i media progressisti, e in qualche modo secondo pure i politici di sinistra, la colpa del misfatto che ha portato alla morte del bracciante indiano sarebbe Giorgia Meloni, rea, per loro, di non aver agito contro il caporalato e a favore della sicurezza sul lavoro e di aver, anzi, favorito il sistema illecito e sub-legale che basa il suo business sullo sfruttamento altrui. Tesi, peraltro, facilmente confutabili. Per Repubblica, questo, è un dato di fatto indubbio, che quasi non ha bisogno di altre argomentazioni: nel suo commento dell'accaduto, pur dopo aver accettato di buon grado le parole della premier, il giornale progressista si è poi chiesto: “E tuttavia, di quale Italia parla Giorgia Meloni? E a quale Italia parla?”. Poi l'affermazione finale: “Diciamolo usando altrettanta franchezza: parla della sua Italia”. Repubblica, in altre parole, si conferma ampiamente all'interno di quella narrazione che vorrebbe addossare tutte le colpe della morte di Satnam su Giorgia Meloni, malgrado la sua forte presa di distanza dall'accaduto. E malgrado l'imprenditore incriminato si è scoperto essere un fan del Movimento Cinque Stelle. Il che non vale a dire nulla, ma certo non aiuta tale narrazione.

Generalizzano e criminalizzano

Nell'articolo di Repubblica, la sinistra incolpa addirittura anche il sistema fiscale messa a punto dal , che mira a ridurre le spese per chi produce di più: la “sua Italia” sarebbe infatti quella “a cui ha garantito impunità fiscale, protezionismo, corporativismo”. E ancora: “Quella del padroni a casa nostra”. Che “non va disturbata se vuole fare, disboscando la selva burocratica e amministrativa che penalizza””. Insomma, è tutto un miscuglio: ora Satnam sarebbe morto per colpa degli imprenditori? Una generalizzazione che non tiene in giusta considerazione quei milioni di imprenditori onesti. Quasi una setta a cui la sinistra, fieramente memore del suo passato comunista, non riesce proprio a mostrare simpatia. Per Repubblica non c'è dubbio: “La verità – conclude il pezzo – è che da Presidente del Consiglio quale è, se davvero volesse onorare la memoria di Satnam Singh, Giorgia Meloni avrebbe una sola strada da percorrere”, e cioè quella di “tagliare il noto gordiano che lega la sua avventura e le scelte del suo governo in materia di diritti, lavoro, disuguaglianze, a quell'Italia che oggi proprio lei definisce “peggiore”. Ma l'impressione è che anche questo sia un passaggio impossibile. Diciamo pure contro la natura. Un po' come dice dirsi antifascisti”. Dopo l'immancabile riferimento all'antifascismo, quello che rileva maggiormente è che, ancora una volta, anche per mezzo stampa, la sinistra vuole corroborare la tesi secondo la quale il vero colpevole della morte di Satnam non è l'atteggiamento vile e deprecabile di una persona, ma l'azione di un governo. Una criminalizzazione che non fa altro che riscaldare ulteriormente i toni del dibattito politico. Attenti, però, perché potrebbe scoppiarvi un incendio. E la vittima principale sarebbe tutto il nostro impianto democratico. Sinistra compresa.

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