Cattive notizie a sinistra: Zan sotto la lente di Report, conflitto di interessi sul mondo LGBT?

Cattive notizie a sinistra: il programma Report sembra aver portato a galla delle verità fino ad ora taciute su Alessandro Zan, il paladino LBTQ primo firmatario del ben noto disegno di legge omonimo voluto dal PD e affondato tristemente nella scorsa legislatura. Da sempre, come detto, vicino alla comunità arcobaleno, il programma condotto da Sigfrido Ranucci ha rivelato che l'esponente del PD sarebbe amministratore unico di una srl chiamata Be Proud, società di capitali organizzatrice del Padova Pride Village, “il più grande evento LBTQ+ – si legge su Gay.it – del Nord Italia, che si svolge in estate dal 2008”. Un evento che ogni anno supera le 200.000 adesioni e che nella sua edizione 2022 avrebbe incassato, secondo Report, 1,3 milioni di euro tra ingressi e profitti del bar. Particolare degno di nota: all'ultima edizione è stata ospite anche Elly Schlein.

Si difende Zan, dicendo di aver preso parte all'iniziativa a titolo gratuito e di non ricevere alcun compenso dalla società. Qualche ombra comunque resta, visto che la sua ultima dichiarazione dei redditi presentata alla risale al 2021. Comunque, sia pur confermata la lontananza di Zan dal lucro sulle iniziative della società, Report, fino a ieri osannato, ora ripudiato, dall'intellighenzia di sinistra, ha messo alla luce delle verità che a sinistra sembrano valere come dogmi: una causa va sposata se di tendenza e se, soprattutto, paga. Fidandosi delle sue parole, non si arriverà a concludere che Zan è un nuovo Soumahoro, che nella suppellettile di casa trovava borse firmate senza chiedersi con quali soldi fossero state pagate. Ma certamente, in questi casi si fa vivo inevitabilmente il conflitto di interessi, o quanto meno il suo spettro, che Zan nega: “Ho prestato il mio nome per dare una mano – dice – con spirito di servizio”. Parole, queste, che non sono bastate a sfatare il mito, in virtù dei 180 mila euro di aiuti pubblici richiesti allo Stato come ristori Covid nel 2021 – di cui lo stesso Zan ammette che la società ha usufruito – e in virtù soprattutto, secondo quanto riportato da La Verità, dei circa 50 mila euro versati dalla srl nelle casse del Partito Democratico.

Se anche tutto fosse confermato, non ci sarebbe nulla di illecito, ma resta in ogni modo lo spettro di un possibile conflitto d'interessi, in virtù di quel dogma dinanzi citato che, prima con Soumahoro, ora con Zan, sembra trovare sempre più applicazione a sinistra. E resta segnatamente inevaso l'interrogativo forse più importante: perché creare una società di capitali e non un'associazione senza fini di lucro?

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