Centrodestra, su Draghi aveva ragione la Meloni. Il Governo fa crescere il PD.

Il governo Draghi? “Conviene” sempre di più – per lo meno fra i contraenti delle larghe intese – al Pd. A fotografare la situazione è il monitor di Dire-Tecnè che ha prodotto un’interessante analisi sullo storico demoscopico dall’inizio dell’esecutivo di larghe intese ad oggi.

Il risultato? Il centrodestra, come coalizione, ha perso più di sei punti percentuali in nove mesi (passando dal 53 al 47%): consenso ceduto al centrosinistra, il cui trend è maturato dal 34 al 40,7%. Certo, il fronte conservatore e sovranista è ancora ampiamente avanti rispetto ai giallofucsia: e all’interno di questo Fratelli d’Italia può rivendicare una crescita esponenziale che ha portato il partito di via della Scrofa in testa alle rilevazioni dei partiti (o al massimo ad essere secondo, a pochi decimi dal Pd).

È un dato di fatto, però, che la percentuale di crescita della destra politica di FdI, opposizione ufficiale al governo dell’ex presidente della Bce, non sia stata accompagnata da un’altrettanto performante tenuta degli alleati. Se Forza Italia vivacchia nelle rilevazioni fra il 6 e l’8%, è la Lega ad aver pagato in pochi mesi un tributo altissimo sull’altare del governissimo. Un crollo che ha portato il partito di Matteo Salvini – due anni fa al 34% – stabilmente ormai sotto la soglia del 20.

Questo è ciò che fotografano i dati demoscopici. Come si traduce politicamente questa dinamica? Con una previsione che fin dall’inizio del governissimo proprio Giorgia ha fatto propria, indicando la tendenza programmatica e la realtà parlamentare che sostiene Draghi: una maggioranza sbilanciata a sinitra, con un premier attento a non disarticolare troppo le “riforme” dei grillini (reddito di cittadinanza) e l’impianto paternalista e statalista caro al Pd e soci con cui è stata gestita la pandemia (incarnato da Roberto Speranza al ministero della Salute).

Nove mesi dopo la profezia della leader dell’opposizione è confermata dai dati: l’asse programmatico di Palazzo Chigi continua a premiare le ricette programmatiche giallo-fucsia. Dimostrazione plastica in legge di Bilancio è stata la conferma – costosissima – del reddito di cittadinanza, accompagnata dalla sconfessione roboante di Quota 100. Tutto questo è stato accompagnato da decisioni che in questi mesi hanno fatto storcere il naso a tutto l’elettorato di centrodestra: dalle grottesche perfomance del ministro dell’Interno Lamorgese (record di sbarchi e di clandestini, lassismo nel contrasto ai raduni illegali a fronte di uno zelo eccessivo contro chi dissente contro il governo), allo spettro della riforma del catasto passando per l’aumento delle bollette energetiche (“frutto” della famigerata – e costosissima – svolta green) fino al sostanziale via libera alla direttiva Bolkestein (su cui l’opposizione del premier continua ad essere decisamente blanda).

Decisioni stabilite passando spesso e volentieri sopra la volontà dei partiti di centrodestra alleati a sostegno di Draghi e sulle quali il premier ha fatto intendere di non voler soprassedere più di tanto. Si capisce, alla luce di tutto questo, il motivo per cui un partito immobile, aderente allo “status quo” come il Pd, sia riuscito a guadagnare qualche punto spalleggiando in tutto e per tutto la ricetta del «ce lo chiede l’Europa»: ha fatto tutto l’ombra di Draghi. Una crescita per nulla determinante ai fini della vittoria in caso di elezioni anticipate ma indicativa del terreno su cui si sono innestate le larghe intese all’italiana: quello di un elettorato che chiedeva risposte di centrodestra – su tasse, e ovviamente ripresa post-Covid – ma che si è ritrovato per l’ennesima volta il Pd e partito “d’Europa” come baricentro esecutivo.

Di qui, più che il premio a Letta & company, si può leggere il dato monstre dell’astensione: che, come si è visto alle Amministrative, “punisce” guarda caso proprio il centrodestra. O meglio, i due partiti che rischiano di portare acqua al mulino sbagliato. I leader, proprio in previsione del voto spartiacque del Quirinale, dovrebbero farne tesoro: gli elettori, in politica, non sbagliano mai.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Seguici e resta aggiornato

20,673FansLike
7,377FollowersFollow

Leggi anche

Tra i più letti

Articoli correlati