C’era una volta il Movimento 5 Stelle…

Il Movimento, che ha costruito il suo nucleo ideologico sull’antagonismo verso tutte le Istituzioni e sulla critica feroce verso tutte le élite, con l’entrata al governo si è trovato esso stesso élite politica ed oggi sembra dover fare i conti con la complessità della selezione della classe dirigente territoriale a dimostrazione che le rivoluzioni devono essere prima di ogni cosa culturali e di costume.

Quanto accaduto a Napoli nei giorni scorsi rappresenta una manifestazione lampante di una trasformazione che vede sempre più soggetti avvicinarsi ai 5S con l’idea che per raggiungere certi scopi “un partito vale l’altro”.

Si parla di un litigio senza esclusione di colpi, infatti, nei giorni scorsi nelle stanze della seconda Municipalità di piazza Dante.

Protagoniste sarebbero un consigliere del M5S, Rita Manfredi, e una dipendente del comune con compiti di segretaria delle commissioni consiliari. Lo scontro sul gettone di presenza in commissione. Entrambe sono state poi costrette a ricorrere alle cure dell’Ospedale Pellegrini alla Pignasecca.

Ormai il M5S è completamente su una strada diversa da quella che sembrava essere la sua direzione agli albori della sua nascita.

La “grande contraddizione” è esplosa impietosa.

Tutti i movimenti politici così come i partiti sono costretti a mediazioni, quando non a vere e proprie contraddizioni, fra i principi ispiratori e l’azione politica.

Ed anche il M5S non è riuscito a restare coerente ai propri principi.

Due erano gli elementi che lo caratterizzavano come “movimento”:
1. la sua classe politica, doveva essere connotata da soggetti estranei al mondo della professione politica e da ruoli temporanei oltre ad una continua tensione contro l’istituzionalizzazione;
2. il rapporto con gli altri partiti doveva essere caratterizzato dalla non accettazione del compromesso e dal rifiuto a stringere alleanze.

Il M5S ha votato per ben 55 volte la fiducia al governo Draghi e questo non ha impedito a Conte, durante la discussione in aula sulla fiducia al governo Giorgia Meloni, di accusare il Presidente del Consiglio di essere stata troppo morbida, da capo dell’opposizione, nei confronti di quello stesso governo che lui stesso aveva sostenuto per un anno e mezzo.

Le parole di Conte, da sempre, non hanno senso, le sue posizioni politiche sono liquide e frutto di solo calcoli opportunistici, poca coerenza e senso di responsabilità, un ipocrita pronto a cambiare maschera con grande disinvoltura.

Non stupisca, quindi, che quando di fronte alle sempre più evidenti contraddizioni il Movimento si è trovato costretto a una scelta esistenziale: proseguire sul cammino intrapreso dell’istituzionalizzazione (diventare “partito”) oppure riprendere in qualche modo la carica eversiva originale (restare “movimento”), Conte abbia scelto la prima.

Superando lo slogan “nè di destra, nè di sinistra” dei primi anni del movimento, i 5stelle, dalla scorsa campagna elettorale, complice una sinistra allo sbando che ha smarrito tutti i suoi riferimenti, ha occupato stabilmente lo spazio alla sinistra del PD scegliendo di cavalcare temi demagocici come la difesa del Reddito di cittadinanza o attraverso il recupero di un ambientalismo ottuso che aveva abbandonato durante gli anni del governo.

I prossimi passi saranno quelli dell’avvio di una fase di “omologazione” organizzativa e dell’inserimento strutturale nell’area della sinistra come scelta che presenta vantaggi indubbi dal punto di vista dell’attuale sistema politico.

Luigi Rispoli
Luigi Rispoli
Giornalista pubblicista, organizzatore del Premio Masaniello – Napoletani Protagonisti, fondò insieme al poeta Salvatore Barone il gruppo musicale Vento del Sud, è stato componente della Giunta Esecutiva Nazionale del Centro Sportivo Fiamma ed ha fatto parte del Comitato Regionale del CONI per l'organizzazione dei Giochi Studenteschi, è direttore editoriale di Questanapoli, periodico a distribuzione gratuita.

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