Consiglio per i diritti umani ONU: entrano Cina, Cuba, Arabia Saudita, Pakistan e Russia.

Cina, Arabia Saudita, Russia, Cuba e Pakistan sono tra le favorite alle elezioni di martedì per i seggi nel Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, suscitando l’incredulità degli attivisti per la libertà e dei dissidenti in esilio.

U.N. Watch, un gruppo di monitoraggio con sede a Ginevra, ha detto che permettere a questi Paesi di avvicendarsi al Consiglio “è come far entrare una banda di piromani nei vigili del fuoco”.

L’Arabia Saudita era già stata nel consiglio fino al 2019. Proprio il mese scorso, decine di nazioni l’hanno condannata davanti al consiglio stesso per gravi violazioni dei diritti e hanno chiesto la responsabilità dell’omicidio di Jamal Khashoggi, un giornalista del Washington Post, ucciso nel consolato saudita di Istanbul nel 2018.

La Cina, che è sotto tiro per il trattamento riservato all’etnia uigura nell’estrema regione occidentale dello Xinjiang e per l’imposizione di una dura e repressiva legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong, si sta già preparando a prendere il suo posto.

Ciò è in contrasto con una coalizione di 70 organizzazioni uiguri che hanno già invitato le Nazioni Unite a non votare a favore dell’adesione della Cina, visti i suoi numerosi precedenti di atrocità in materia di diritti umani.

Tutto ciò ha lasciato l’Onu del tutto imperturbata.

Tuttavia, gli accordi detro le quinte sembrano aver garantito a Cuba e alla Russia di non avere opposizione nei loro blocchi regionali, mentre la Cina, il Pakistan e l’Arabia Saudita competeranno con il Nepal e l’Uzbekistan per quattro posti assegnati all’Asia.

I mandati del Consiglio per i diritti umani durano tre anni. Se eletta, la Cina si unirà ad alcuni degli Stati più repressivi del mondo, tra cui la Libia, l’Eritrea e il Venezuela.

Il presidente Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’organismo nel 2018, dicendo che è diventato un rifugio sicuro per i regimi canaglia. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha già detto che il consiglio è “un rifugio per i dittatori e per le democrazie che li assecondano”.

“Se il Consiglio fosse serio nel proteggere i diritti umani, ci sono un sacco di legittime esigenze per la sua attenzione, come le disparità razziali sistemiche in luoghi come Cuba, Cina e Iran”, ha detto Pompeo in un comunicato dell’epoca.

Prima che gli Stati Uniti lasciassero il Consiglio, l’ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU Nikki Haley lo ha criticato come “pulpito prepotente per i violatori dei diritti umani.

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