COPASIR, legge violata. Il controllo sui Servizi spetta all’opposizione.

Non esiste alcuna ragione giuridica, istituzionale e politica che possa giustificare il mantenimento della Presidenza del Copasir a un esponente della maggioranza del governo Draghi. E anzi appare già piuttosto anomala la richiesta del suo presidente, Raffale Volpi, di un parere alle Camere. Con il pretesto che il governo Draghi sarebbe un governo tecnico come quello di Monti: unico caso nella storia, il presidente del Copasir di allora, Massimo D’Alema, rimase al suo posto, anche se il suo partito, il Pd, entrò a far parte della maggioranza pro Monti. Ma il governo di Draghi è un esecutivo politico, la Lega, il partito del presidente del Copasir, conta ministri e sottosegretari. E questo, come vedremo tra un momento, è un punto essenziale. E poi non giura sempre che Draghi nulla c’entra con Monti?

Sul piano legale non vi sono dubbi: tutti i giuristi, di vario orientamento politico e culturale, sono concordi nel ritenere la legge che regola il Copasir senza alcuna ambiguità. Il suo presidente deve essere rappresentativo del maggior partito di opposizione  o in ogni caso nascere da un accordo interno alle forze di opposizione. In questo caso poi è ancora più semplice: è l’unico partito di opposizione, la presidenza spetta a lui. E siccome il governo si è formato già da un po’, ogni giorno che sullo scranno del Copasir siede un esponente della maggioranza, la legge viene violata.

Sul piano istituzionale, se quest’anomalia proseguisse, ci troveremmo di fronte a uno scenario assai preoccupante per la democrazia e il pluralismo. La carica di Presidente del Comitato per i Servizi garantisce che la maggioranza non userà gli apparati di Stato contro l’opposizione o per costruire surrettiziamente la propria forza. Ma se chi dovrebbe vigilare fa parte della stessa famiglia dei vigilati, capiamo che non va bene. E potrebbe far nascere anche sospetti, soprattutto di fronte a un governo anomalo, composto da tutti dentro, dalla estrema sinistra fino a pezzi di centro destra. Dovrebbe essere interesse dello stesso presidente del Consiglio Draghi che la situazione si chiarisca e si risolva: noi non la pensiamo come i sinistrorsi di “Libertà e giustizia” per i quali il governo Draghi è nato da un “colpo di mano”, e allora sarebbe necessario che tutto si svolga secondo le regole.

Sul piano politico l’eventuale,  gravissima, scelta di mantenere un leghista alla guida del Copasir costituirebbe uno schiaffo del partito (nei sondaggi) maggioritario della coalizione contro la seconda formazione del centro destra. Che due partiti del cdx stiano al governo e un altro all’opposizione richiederebbe maggiore e non minore cura nella tenuta della coalizione. A meno che qualcuno non sia interessato a scioglierla, magari fidando in un eventuale proporzionale.

Tante nuvole, insomma, in uno scenario di malumore dei partiti di governo per la partenza mancata di Draghi e certamente assai deludente (per loro), visto che per ora assomiglia molto a un Conte ter. Non è il caso di aggiungere, a malumori, sospetti di varia natura,

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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