Covid: seconda ondata, ma trasporto pubblico locale continua a pieno carico.

Il DPCM del 24 ottobre trascura le misure sul trasporto pubblico locale. La ministra alla Pubblica Istruzione Azzolina, ospite a “Che Tempo che fa”, è la stessa a chiedere interventi sul sistema dei trasporti, che ancora oggi si mostrano saturi.

La ministra De Micheli, ospite ad “Otto e mezzo” su La7, dichiara che “siamo l’unico paese in Europa ad avere la capacità di carico dei bus all’80%. Tutti gli atri paesi viaggiano a pieno carico”.

Ma non è questo il momento di sollevare critiche su quanto fatto, anche se, ad onor del vero, abbiamo evidenziato le criticità del settore sin dall’inizio del lockdown.

Ed è anche vero, a conferma dei più autorevoli scienziati (infettivologi in primis), che il virus “viaggia” più facilmente nei luoghi affollati, tanto da indurre il CTS a prevedere, nei diversi protocolli, la continua aerazione dei locali e degli ambienti.

Il bus non è così, è inutile la difesa della ministra, che snocciola dati (valori medi che lasciano il tempo che trova) sul load factor dei mezzi, oggi al 40% con punte del 60%.

Faccia, la ministra, uno spostamento in punta mattutina su qualsiasi tipo di mezzo, bus, tram, metropolitana, in qualsiasi città di media e grande dimensione. I mezzi sono pieni, nelle giornate fredde i finestrini, che dovrebbero essere aperti per permettere l’aerazione, sono chiusi. Come si può evitare il contagio in queste condizioni? Non basta evitare gli spostamenti degli studenti della scuola superiore.

Il ministero dei trasporti, sin dall’inizio, come d’altronde abbiamo evidenziato in tutti questi mesi, aveva l’obbligo di affrontare questa pandemia, inaspettata e devastante, e predisporre soluzioni da trasferire alle Regioni, le quali oggi si trovano spiazzate.

E per soluzioni intendiamo misure economiche destinate al rafforzamento dell’offerta ed alla copertura dei mancati ricavi. I diversi decreti del Governo hanno cercato di sopperire questa mancanza, doti finanziare insufficienti a fronte delle reali necessità.

Sempre la ministra De Micheli, durante la trasmissione televisiva, annuncia la messa in campo dei bus turistici, normalmente utilizzati per servizi diversi da quelli di linea.

Ma ci poniamo una serie di domande alle quali il MIT deve rispondere:
– come saranno affidati i contratti di servizio alle aziende private?
– quali sono i fondi messi a disposzione per questi servizi (contratti) aggiuntivi?
– con quali misure sarà previsto il maggiore impegno degli EL in tema di pianificazione e programmazione dei servizi in stretto raccordo con gli uffici scolastici?
Bene, era ora, si è dovuto attendere il picco di poco meno di 20 mila contagi in un giorno per intervenire a supporto del trasporto pubblico.
Ma questo non basta. Hanno ragione gli infettivologi nel dire che la seconda ondata del contagio da Covid sarà peggiore della prima. Per cui dobbiamo essere pronti, offrire non il 100% dei servizi del TPL ma il 120%. Come?
Attraverso la spesa corrente.

Oggi è impossibile utilizzare il Recovery Fund per finanziare i piani di sviluppo. C’è poco da sviluppare, oggi dobbiamo utilizzare i fondi disponibili dell’Europa per finanziare i trasporti, che devono essere messi totalmente in sicurezza, la sanità (ospedali e personale medico) in primis.

I mezzi del trasporto pubblico, automobilistico e ferroviario, devono essere posti alla stregua degli aerei. Deve essere garantita l’aerazione continua, filtrata e sicura. I mezzi devono avere la possibilità di monitorare continuamente il numero di passeggeri trasportati.

Sono soltanto alcuni piccoli accorgimenti che le aziende devono mettere in campo a tutela degli utenti e dei propri dipendenti per continuare la normalità.

E per questo occorrono fondi, disponibilità di cassa, oggi e non tra due anni.
Marco Foti
Marco Foti
Dipartimento Nazionale Trasporti Fratelli d’Italia
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