Crisi ACC, appello a Governo e di De Carlo (FdI): “Serve liquidità, non fate morire un’azienda che ha lavoro”

“ACC non è un’azienda finita, ha commesse e continue richieste di forniture da parte delle imprese, anche e soprattutto del Est. Non si può far morire per un temporaneo problema di liquidità un’azienda che ha lavoro: il Governo acceleri su Italcomp, e la concedano quel credito utile ad andare avanti per questi mesi, con la consapevolezza che questo di riflesso sosterrà anche molte altre aziende del territorio”: il senatore e coordinatore veneto di Fratelli d’Italia Luca De Carlo analizza così lo scenario politico e finanziario intorno all’ex Zanussi di Mel di Borgo Valbelluna, all’indomani della riunione del comitato di sorveglianza.
“Da un lato, c’è l’aspetto politico: il Governo Conte II e hanno sempre sostenuto a parole l’ipotesi Italcomp, ma senza arrivare a risultati concreti. Se il precedente esecutivo poteva avere dei problemi di credibilità in Europa, lo stesso non si può certo dire del nuovo governo, certamente più “in sintonia” con l’establishment europeo”, sottolinea De Carlo. “Invece di perdere tempo a farsi sgambetti tra loro, vadano a e chiedano l’autorizzazione per l’operazione”.
C’è poi l’aspetto economico-finanziario: “Il tempo è agli sgoccioli. C’è un mese di tempo per trovare le risorse necessarie per salvare un’azienda che continua a ricevere richieste di forniture che per mancanza di liquidità non è in grado di accettare”, rileva ancora il senatore. “In questo momento di crisi mondiale, che chissà ancora per quanto durerà, non si può lasciare morire un’azienda che ha lavoro: le concedano credito ad ACC, sapendo che con il loro aiuto si salverà uno dei principali fornitori di moltissime imprese che hanno fatto e stanno facendo la economica del Est”.
“Fratelli d’Italia ha sempre denunciato come il tempo fosse determinante nel salvataggio di ACC”, chiude De Carlo. “Ora se ne è perso fin troppo, ed è giunto il momento che dopo i tanti discorsi di facciata chi di dovere si prenda la di agire, o di far chiudere un’azienda che lavora e di lasciare a casa centinaia di famiglie nel pieno della più grande crisi economica e sanitaria dell’ultimo secolo”.

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