Cronaca di un viaggio in Europa in tempo di pandemia. Parte II: Green pass … l’inutile idiota.

Premessa: avevamo lasciato il gruppo in partenza per Dublino a meno due giorni dall’imbarco con prenotazioni varie di tamponi, sia per avere il green pass e che per entrare in Irlanda.

Ebbene incredibilmente, a meno un giorno dalla partenza, effettuato il test rapido per ottenere il green pass arriva l’esito del tampone (negativo), ma non il certificato verde! Dramma. Iniziano le ricerche, il centro diagnostico in agosto chiude alle 14 e quindi al telefono non risponde nessuno, partono mail di minaccia e ci si adopera per entrare sulla piattaforma. Il green pass richiesto non non esiste! Nessuno lo ha caricato. E dunque si domanda ad una farmacia un altro tampone rapido, ma loro non possono emettere il certificato a causa di disguidi informatici. Dopo varie richieste e peripezie, finalmente si riesce a rifare il tampone in un altro centro, che in serata fornisce i codici per l’agognato lasciapassare.

Dopo aver sudato freddo un pomeriggio intero, si chiudono le valige.

L’arrivo a Ciampino aeroporto è carico di aspettative.

All’ingresso c’è un uomo in divisa che controlla chi entra. Con i bimbi per manina, le poche valige al seguito, si prepara con soddisfazione biglietto, carta d’imbarco, documenti di identità e il mitologico green pass!

“Ecco buonuomo le mostro il lasciapassare!”, “no grazie a me non serve, solo biglietto o carta d’imbarco”. Lo chiederanno dentro pensiamo. E invece no. Mai. Non lo vuole nessuno. Nè al check-in, nè al controllo documenti e neanche il personale di terra al gate di imbarco vuole dare uno sguardo a quel maledetto QR code. A quel punto la frustrazione sale (non fosse altro che per ottenerlo ci si è sottoposti ad altri due tamponi rapidi con relativo ulteriore esborso di danaro), e al gate la domanda sorge spontanea “ma a voi sto green pass serve o no?!” e la risposta è disarmante “questo green pass fa solo una gran confusione, non si capisce nulla, ma noi per farvi prendere questo aereo siamo obbligati a chiedervi solo l’esito di un tampone molecolare effettuato entro le 72 ore”.

E così oltre alla evidente e già ampiamente dimostrata idiozia del lasciapassare verde, che è necessario per entrare in un ristorante, ma non serve per prendere la metropolitana, se ne deve constatare anche la sua inutilità.

Ciò detto, la truppa armata di ogni scartoffia, anche non necessaria, ma sufficiente, si imbarca e tocca il suolo irlandese … la vacanza continua, ma ancora è mistero su cosa occorrerà fare per far rientro in Italia.

Leggi la prima parte qui sotto

Cronaca di un viaggio in Europa in tempo di pandemia. Parte I: green pass, vaccini e tamponi

 

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