DDL Scalfarotto – Zan: una legge liberticida per tutti, può davvero tutelare alcuni?

Non più tardi di qualche giorno fa, a Pescara un ragazzo gay è stato accerchiato e malmenato da un branco: la motivazione sarebbe da ricercare nel fatto che stesse camminando in strada mano nella mano con il fidanzato. Pronti sono arrivati i messaggi di solidarietà nei confronti della vittima e di ferma condanna nei confronti degli incivili autori del gesto.

Oggi, però, l’opposizione pescarese accusa il sindaco di non voler far costituire il Comune parte civile, come proposto dai partiti di sinistra e centrosinistra, in tale vicenda. La carta stampata, neanche a dirlo, va dietro questa sterile proposta e protesta buonista.

Partiamo dal lato giuridico della vicenda: non è mai accaduto che un intero Comune si sia costituito parte civile in una questione del genere, né deve accadere minimamente, in quanto non vi è una oggettiva necessità di tale costituzione di parte civile, a fronte della sproporzione eventuale delle forze in campo in un episodio che, per quanto grave possa essere, rappresenterebbe un unicum.

Passiamo al dato propagandistico: si tratta di una posizione politica assunta dal centrosinistra, atta a strumentalizzare un ragazzo unicamente per il suo orientamento sessuale. Diversamente, sarebbe da persone intelligenti ritenere che alcun interesse vi sarebbe stato nell’alzare questo polverone.

Gli episodi di violenza vanno condannati, da chiunque commessi, contro chiunque commessi: sia che a commetterli sia un bianco, un nero, un eterosessuale, un omosessuale, un uomo, una donna, un cristiano, un musulmano, sia che a subirli sia un bianco, un nero, un eterosessuale, un omosessuale, un uomo, una donna, un cristiano, un musulmano. E’ questione di civiltà e di educazione.

Perché il rispetto di ogni individuo, in una società civile ed educata, va insegnato nelle scuole, nelle famiglie, in ogni nucleo ove si svolge la vita sociale. Va spiegato, inculcato nelle menti dei cittadini, che ogni individuo va rispettato dai singoli consociati e tutelato dall’ordinamento giuridico, prescindendo da colore, orientamento sessuale, pensiero, per ciò che solo lo rende meritevole di rispetto e tutela: la sua qualità, inalienabile ed irrinunciabile, di individuo.

Ed è dall’educazione che deve ripartire la società, non – sicuramente – da proposte di legge liberticide quali l’ormai celebre DDL “Scalfarotto – Zan”, in realtà una proposta più ampia, sintetica di 5 disegni di legge, che amplia le tutele offerte dalla legge Mancino anche alle fattispecie del sesso, del genere, dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale.

Cosa significa, in soldoni? Che si andrà a punire “la concreta offensività della condotta istigatoria, intesa come discrimine tra limitazione consentita e non consentita della libertà di manifestazione del pensiero in sede penale”. Secondo Zan, quindi, nel caso concreto si andrebbe a punire non il semplice “sfottò”, ma la condotta ritenuta “discriminatoria”.

Sorge un problema di interpretazione della norma: quando può dirsi “discriminatoria” una condotta? Perché se per condotta discriminatoria si intendono gli atti di violenza fisica, nulla quaestio: è compito dello Stato reprimere i comportamenti violenti, contro chiunque commessi, da chiunque commessi, prescindendo da qualsiasi altra valutazione – eccetto per i minori e i disabili che, in quanto portatori di istanze particolari, meritano maggior tutela.

Ma se per “condotta discriminatoria” va inteso anche il pensiero, saremo liberi di dire, in piena libertà, di ritenere ancora la famiglia tradizionale come “nucleo primigenio della società” e preferirla – in quanto il rapporto eterosessuale è l’unico in grado a non far si che si abbia una umanità sterile, ai rapporti omosessuali, senza incorrere in sanzioni che sarebbero ingiuste se non – addirittura – discriminatorie all’inverso?

Saremo liberi di dire che determinate esibizioni di omosessualità in pubblico, come la recente parata dalla quale è stata estrapolata una foto di figuranti rappresentanti Gesù Cristo sui tacchi e la Madonna in un atto lesbico, sono porcate? O anche quello sarà un atto perseguibile in sede penale?

Sono molti gli interrogativi cui rispondere. Una delle poche certezze è che di una legge liberticida di tal fatta non se ne sentiva, certamente, la mancanza.

Nello Simonelli
Nello Simonelli
Nello Simonelli nasce ad Avezzano (AQ) il 26 novembre 1988. Sin da bambino interessato a tutto ciò che verte intorno al mondo del giornalismo e della scrittura, si laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Teramo nel 2014, per poi dedicarsi ad attività che spaziano dal teatro alla dirigenza sportiva, dedicandosi ad ulteriori studi nel ramo del marketing e della comunicazione oltre che del diritto sportivo. Lavora presso lo Studio Legale Simonelli di Avezzano, è responsabile del circolo cittadino di Nazione Futura, scrive per diverse testate locali, nella Marsica ed in Abruzzo, e di approfondimento politico e sociale.

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