De Luca fa (di nuovo) inversione: prima la osteggiava, ora richiede maggiore autonomia

Una contraddizione della contraddizione. Soltanto una tra le menti più raffinate del mondo progressista poteva arrivarci. Si parla di Vincenzo De Luca, il governatore della Campania tra i più agguerriti (quasi nel senso letterale della parola) oppositori dell'autonomia differenziata. Una materia che già ha visto il succedersi di contraddizioni dopo contraddizioni, e non certo da parte del centrodestra, che ha semplicemente attuato quanto era stato già disposto nella Costituzione e quanto era stato già previsto nel programma elettorale di governo. Le contraddizioni riguardano specialmente il rinato atteggiamento della sinistra nei confronti della riforma: da promotrice della stessa autonomia differenziata, inserendola nel testo che ha modificato il Titolo V della Costituzione, a sostenitrice di tesi tanto opposte quanto non veritiere.

Come tira il vento

Ecco, Vincenzo De Luca si inserisce proprio in questo contesto. Anzi, sembra stare proprio a suo agio all'interno di questa schiera di legislatori che dotano l'Italia di leggi a seconda non di un programma chiaro, completo e univoco, che abbia una visione unitaria di futuro, ma a seconda di come tira il vento. Forse nel 2001, con la crescita die movimenti indipendentisti, era favorevole promuovere l'autonomia differenziata. Oggi, invece, che è tra le proposte della destra, non è vista più di buon grado. Anche se, a dire la verità, fino a qualche anno fa sono stati diversi i governatori ingolositi dalla possibilità di godere – come recita il riformato articolo 116 della Costituzione – di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. Solo che adesso, a quanto pare, risulta troppo rischioso: se al governo c'è la destra, forse non è il caso di richiedere ulteriori risorse, perché, in caso di (probabile) fallimento e inutilizzo delle stesse, i governatori di centrosinistra non troverebbero l'appoggio da parte del governo centrale, che dunque non farebbe finta di nulla dinnanzi allo spreco di risorse. In altre parole, per la sinistra l'autonomia differenziata funziona solo se governa la sinistra, in modo tale da avere la possibilità di concludere ogni possibile manfrina a tarallucci e vino. Forse così, e solo così (oltreché al tornaconto elettorale) può spiegarsi il dietrofront di governatori come Bonaccini e De Luca, anni fa favorevoli all'autonomia, oggi contrari.

Contemporaneamente a favore e contro

E si arriva, poi, all'annunciata contraddizione della contraddizione. Perché in una delle sue dirette Facebook, appuntamento fisso del venerdì pomeriggio, il governatore campano pare aver fatto di nuovo dietrofront. Non importa, infatti, quanto acremente il “lanciafiammista” abbia combattuto contro la riforma nel corso di questo anno, arrivando persino a sfilare, a capo del suo esercito di amministratori locali amici, per le strade di Roma, con tanto di faccia a faccia con gli agenti di Polizia e di “stronza” detto a bassa voce all'interno del Transatlantico di Palazzo Montecitorio. De Luca fa retromarcia e annuncia di voler usufruire dell'autonomia differenziata: il governatore è pronto a incontrare l'esecutivo “per definire su quali materie avere un decentramento di competenze verso la Regione”. La vecchia volpe dalla faccia color bronzo non è certo un fessacchiotto qualunque e sa bene quale alibi utilizzare per salvare la sua reputazione e ostentare ancora un briciolo di coerenza (anche se in realtà non ne ha più): “La battaglia – ha detto in – si fa contro l'autonomia differenziata, ma anche contro la palude burocratica romana che paralizza e blocca tutto. Tutto quello che può essere decentrato nei territori va decentrato. Tutto quello che produce rottura dell'unità nazionale, del sistema sanitario nazionale, della scuola pubblica va combattuto e contrastato in maniera esplicita”. E allora ben venga che De Luca, dopo averci spiegato come fa ad essere contemporaneamente a favore e contro la riforma, possa utilizzare l'autonomia per il bene dei cittadini che governa. Questo, d'altronde, è lo stesso auspicio del governo centrale: quello, cioè, che oltre le barriere ideologiche, si possa arrivare a lavorare positivamente per il futuro di tutti gli italiani.

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