Decontribuzione Sud, nessuna abolizione in vista: è solo la classica disinformazione della sinistra

Da sinistra è stato elevato un nuovo polverone, l'ennesimo, fatto di polemiche, accuse infondate e fake news. Con un copione comune a tutti gli esponenti dei partiti di sinistra, da ieri pomeriggio parlamentari e dirigenti del PD hanno infatti iniziato una nuova campagna di disinformazione: a quanto pare a sinistra non basta più soltanto la lotta alla censura governativa in Rai, una battaglia contro i mulini a vento tale e quale la lotta antifascista contro il fascismo morto e sepolto da ottanta anni. Battaglie a cui non crede più nessuno. Ma, evidentemente mai paghi di brutte figure con i cittadini, i dem ci riprovano, raccontando che il governo vorrebbe tagliare la Decontribuzione Sud, una misura comunitaria che ha permesso una crescita importante in termini occupazionali nel Mezzogiorno. Tuttavia, anche questa volta tocca smentire l'ennesima fake news targata PD.

Cos'è la Decontribuzione Sud

La Decontribuzione Sud, per farla breve, è una misura nata per fronteggiare le grandi crisi economiche degli ultimi anni, quella della pandemia e quella nata all'indomani dello scoppio della . Il suo limite è fissato al 2029 e fino ad allora, i governi precedenti, come quello attuale, hanno sempre dovuto fare richiesta all'Unione europea di proroghe per poter usufruire della misura. L'intenzione è sempre stata quella di confermare la misura. Si prenda in considerazione, ad esempio, un post di Giorgia Meloni risalente ad alcuni mesi fa: il Presidente del Consiglio festeggiava l'istituzione della Zes Unica nel Mezzogiorno, e in più aggiungeva: “Bene anche l'apertura di un dialogo con la Commissione Ue per modificare e rendere permanente la misura della Decontribuzione Sud, un intervento che il Governo aveva già prorogato fino alla fine del 2023 e che si è dimostrato molto efficace”. Parole invecchiate male? Altroché! L'intenzione del governo guidato da Fratelli d'Italia è rimasta quella di sempre: chiedere una deroga all'Europa e, nel frattempo, lavorare affinché la misura diventi strutturale e permanente.

Ennesima batosta per il PD

A cambiare, allora, è stata solo la narrazione della sinistra, forse (anzi, potremmo anche omettere l'avverbio di dubbio) soltanto a fini propagandistici: seguendo la scia del “governo nemico dei poveri” e del “governo debole in Europa”, il PD vorrebbe rendere reali i propri sogni. Ma restano soltanto dei sogni: il non solo sta lavorando in Europa da grande potenza facendo rispettare l'interesse , ma è anche al fianco dei meno abbienti, prevedendo la continuazione delle misure sane e l'abolizione di quelle troppo esose e non risolutive (si veda il Reddito di Cittadinanza). Forse i dem volevano soltanto rispondere all'ultima batosta derivata dal Decreto Coesione: una serie di misure per favorire l'assunzione, specialmente al Sud, di donne, giovani e categorie fragili, seguendo il concetto del “più assumi, meno paghi”. E alla batosta, il PD non poteva che rispondere così: inventando.

Il ministro Fitto mette a tacere le opposizioni

La verità però è diversa da quella raccontata dai dem. Il governo è già al per prorogare la misura, chiedendo all'Unione europea la sua continuazione anche dopo il 30 giugno. Si aspetta la risposta dei vertici europei, ma nel frattempo il governo lavora anche per rendere la misura permanente: “Il Governo avvierà un negoziato con la Commissione europea per verificare nuove modalità possibili di applicazione della misura “decontribuzione sud” in coerenza con la disciplina europea ed al di fuori delle misure straordinarie del temporary framework” ha dichiarato in una nota il ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr Raffaele Fitto, sottolineando che l'esecutivo aveva già richiesto “la massima estensione temporale compatibile con la scadenza del Quadro temporaneo”. Senza giri di parole, poi, Fitto si rivolge direttamente alle attuali opposizioni: “Alcune domande però sono necessarie avendo letto tra le tante dichiarazioni quelle di ex presidenti del consiglio ed ex ministri degli anni passati. Perché le precedenti richieste quando governavano sono sempre state date per sei mesi o al massimo per 1 anno? Perché non hanno mai ottenuto l'autorizzazione fino al 2029 che oggi richiedono? Anzi, per la precisione, in un caso (Governo Conte) la seconda richiesta fu fatta anche in ritardo e poi sanata”. Insomma, il classico quesito: se proprio ci tenevano, perché non l'hanno fatto loro quando potevano? Interrogato il morto, non rispose.

Redazione
Redazione
La Redazione de La Voce del Patriota
0 0 votes
Vota l'articolo
Subscribe
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
13,699FollowersFollow

Leggi anche

Articoli correlati

0
Would love your thoughts, please comment.x