Devianze, l’esperto: giusta la ricetta di Giorgia Meloni.

Il tema delle devianze è divenuto attuale grazie ad un recente post di ed è di interesse non tanto per l’argomento in sé, quanto per le vive reazioni che ha suscitato nel web un post di sul tema.

Cotanta infuriata contrarietà manifestata dal popolo del web e dagli avversari politici in merito all’accostamento tra devianze e malattia mentale, obesità e stili di vita insani in genere (alcol e fumo) nella popolazione giovanile, mi ha fatto sorgere il dubbio che gli illuminati virologi che tanto hanno contribuito a chiarirci le idee sulla replicazione virale e sui meccanismi pro-immunitari dei vaccini si fossero trasformati improvvisamente in esperti sociologi, pisicologi e psichiatri.

Nell’intento di smascherarli ho provato a sviscerare brevemente l’argomento maturando infine l’idea che quanto affermato da Giorgia Meloni non sia affatto peregrino e che, anzi, si fondi su basi solide.

La nuova edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), utilizzato dai clinici e dai ricercatori per diagnosticare e classificare i disturbi mentali accosta devianza e malattia mentale quando, definendo quest’ultima, afferma che “comportamenti socialmente devianti (per es. politici, religiosi o sessuali) e conflitti che insorgono primariamente tra l’individuo e la società non sono disturbi mentali, a meno che la devianza o il conflitto non sia il risultato di una disfunzione a carico dell’individuo”. In precedenza, nel 1969, Dinitz S. e coll. [1], classificando le devianze secondo il criterio della natura dell’ordine normativo violato, hanno confermato l’accostamento tra devianza e malattia mentale attraverso la definizione di ammalato come un tipo deviante dove l’ordine normativo violato è la definizione culturale di salute mentale mentre la natura della devianza è la sua aberranza nell’agire (per esempio lo psicotico). Nel 2013, Nalah, A.B, Ishaya, L.D [2] hanno stigmatizzato il fatto che spesso, devianza e malattia mentale vanno “mano nella mano”, a tal punto che “mentre non tutte le devianze vengono considerate malattie mentali, la maggior parte dei malati di mente vengono considerati devianti” e che, nello studiare il fenomeno della devianza, “i sociologi, spesso, approfondiscono la conoscenza della malattia mentale”. Dinitz S. e coll., affermano poi che tra i tipi devianti ci sarebbe anche l’anormale che è un tipo deviante dove l’ordine normativo violato è il modello ideale di tipo fisico, fisiologico, psicologico e la natura della devianza è il suo modo d’essere (per esempio piccolo, alto, magro, grasso, ritardato mentale). Infine, G. E. Markle and R. J. Troyer [3] definiscono apertamente il tabagismo come comportamento deviante e quindi come problema sociale.

Il confine tra devianza e disturbo mentale è quindi molto relativo, sottile e dipende dai tempi e dai luoghi in cui se ne discute ed è da sempre per questo ampiamente dibattuto (almeno lo era fino a quando il web della scienza infusa non ha deciso di stabilire definitivamente quali siano questi confini ); tuttavia, lungi dal voler essere un’etichettatura dell’individuo, l’identificazione delle devianze è il primo passo per la definizione di quei programmi preventivi e riabilitativi che servono a ricondurre il comportamento verso una direzione positiva [2]. Le critiche mosse a Giorgia Meloni attraverso il solito metodo della demonizzazione dell’avversario (tanto caro ad una parte politica) riflettono semplicemente una diversa visione della società dove evidentemente il fumo e l’alcol sono tollerati e tutto il resto va ridotto a malattia.

L’accusa di aver “osato” confondere la devianza con la malattia, è funzionale infatti al disegno di medicalizzazione della società che piace così tanto ai detrattori di Giorgia Meloni (tra cui gli stessi che hanno rinchiuso i nostri ragazzi nel periodo del COVID favorendo l’aumento dei disturbi del comportamento alimentare) in quanto fa più presa (chi oggi non vorrebbe un farmaco per curare qualsiasi sofferenza di natura fisica o psichica?), ha più appeal (soprattutto in periodo elettorale) ma che, per dirla con le parole di G.Cersosimo e R Rauty [4], traduce in termini medici problemi che dovrebbero essere affrontati con misure sociali, ponendo così il malato ai margini della vita relazionale e sociale attraverso un processo di esclusione che non è altro che il passaggio da una devianza primaria (etichetta di malato che attribuisce il medico al suo paziente) ad una devianza secondaria [5] e producendo così una società malata e, dico io, dipendente.

Giorgia Meloni, quindi, propone non una cura, ma una serie di interventi di natura socio-culturale, in cui lo sport occupa un ruolo centrale, che mirano a prevenire e trattare il fenomeno delle devianze giovanili ma anche a riportare nell’alveo di uno stile di vita sano i giovani deviati; tuttavia, ancora una volta gli “scienziati” del web sono insorti perché anche qui l’anoressico sarebbe un malato bisognoso di cure che non deve fare attività fisica.

Secondo l’OMS, per “attività fisica” si intende “qualunque movimento determinato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un dispendio energetico superiore a quello delle condizioni di riposo mentre per “sport” si intende una serie di situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole ben precise. Mentre l’attività fisica è funzionale quindi al solo dispendio energetico (e per questo utilizzata dall’anoressico per ridurre il peso corporeo), lo sport è, invece, una forma di attività fisica (anzi, di esercizio fisico con cui si intende invece lo svolgimento di attività motoria svolta in forma strutturata, pianificata ed eseguita regolarmente) dove il focus non è il dimagrimento nè la forma ideale del corpo ma l’adattamento dell’organismo finalizzato a sopportatore carichi di sempre crescenti.

Il focus cambia e proprio per questo motivo alcuni autori hanno proposto la sport-terapia come metodo di intervento nel trattamento dei disordini alimentari compresa anoressia e bulimia [6-7-8].

Anche in questo caso Giorgia Meloni ha dimostrato di avere solide basi culturali su cui fondare le proprie proposte di contrasto alle devianze giovanili.

La promozione dello sport come attività preventiva deriva quindi da una grande sensibilità ai temi sociali e ai bisogni dei nostri ragazzi ed è un riconoscimento esplicito per l’attività svolta dalle Società Sportive che, quasi sempre attraverso l’opera di volontari, si preoccupano di fornire ai nostri giovani un supporto finalizzato ad accrescere il loro benessere psico-fisico (a volte vicariando l’assenza dei genitori), mentre la proposta di un suo utilizzo come intervento terapeutico rappresenta un grande riconoscimento ai temi della “sport-terapia”.

Credo quindi che in tutta questa storia Giorgia Meloni abbia fatto un solo errore: aver dato ai cani ciò che è santo o, se vogliamo, perle ai porci [9]

1 Simon Dinitz – Russell R. Dynes, Alfred C. Clarke (Edd.), Deviance, New York, Oxford University Press 1969 (Loc. 20-C-348 e 37-C-2562

2 Nalah, A.B, Ishaya, L.D. A Conceptual Overview of Deviance and Its Implication to Mental Health: a Bio psychosocial Perspective. International Journal of Humanities and Social Science Invention. Volume 2 Issue 12 December. 2013 PP.01-09 ISSN (Online): 2319 – 7722, ISSN (Print): 2319 – 7714

3 Smoke Gets in Your Eyes: Cigarette Smoking as Deviant Behavior. Social Problems Vol. 26, No. 5 (Jun., 1979), pp. 611-625 Published By: Oxford University Press

4 G. Cersosimo, R. Rauty, Riflessioni sul controllo sociale: dalla normalità della devianza alla normalità della malattia KEIRON. 2000 Vol. 5. Pag.128-139 ISSN:1593-8387

5 Lemert E., Social Pathology, Free Press, New York, 1951. Lemert E., Anomie and Deviant Behavior, Free Press, New York, 1964

6 Milano W. , Milano L., Capasso A.: Eating Disorders in Athletes: From Risk Management to Therapy Endocr Metab Immune Disord Drug Targets. 2020;20(1):2-14

7 Dittmer N., Voderholzer U., Mönch C., Cuntz U., Jacobi C., Schlegl S. Efficacy of a Specialized Group Intervention for Compulsive Exercise in Inpatients with Anorexia Nervosa: A Randomized Controlled Trial Psychother Psychosom. 2020; 89(3): 161-173.

8 Schlegel S., Hartmann A., Fuchs R., Zeeck A. The Freiburg sport therapy program for eating disordered outpatients: a pilot study. Eating and Weight Disorders – Studies on Anorexia, Bulimia and Obesity volume 20, pages319–327 (2015)

9 Matteo VII, 6

 

 

 

 

Alessandro Rosponi
Alessandro Rosponi
Dr. Alessandro Rosponi, Dottore di ricerca, Specialista in Medicina dello Sport.

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