Di Maio, Rampelli (VPC-FdI): nessuna simpatia per il ministro degli Esteri, ma attacco ora dal suo partito è irresponsabile

“Non ho famigliarità con Luigi Di Maio, ma fa il ministro degli Esteri nel mezzo di un conflitto a 700 km da Trieste, ha rapporti con tutte le cancellerie del mondo, con la Nato e con il Capo dello Stato voluto e votato da loro, attaccarlo ora dal suo stesso partito è l’ennesima dimostrazione di irresponsabilità e immaturità. Lascino a noi questo compito.  Questa demagogia ha comunque stancato”.

È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia intervenendo a Start su Skytg24.

“Qui nessuno parteggia per la guerra – ha osservato –  avendo superato la Seconda Guerra Mondiale tutti teniamo alle conquiste che i nostri padri ci hanno servito su un piatto d’argento. Il tema è che cosa si è disposti a difendere e come? La pace non è un algoritmo, non basta neppure abusarne nell’uso dialettico, inutile che Giuseppe Conte caschi dal pero. La pace va conquistata con i fatti aumentando la capacità di difesa degli aggrediti, altrimenti diventa resa incondizionata. Se i 5Stelle sono contrari all’invasione non basta la condanna verbale, né si possono fare i gargarismi con la parola pace, pensando che Putin cessi per questo le ostilità”.

Per quanto riguarda l’emergenza energetica, Rampelli puntualizza.

“I governi capitanati dai grillini hanno messo in capo tutti gli strumenti possibili per bloccare le attività di ricerca, esplorative ed estrattive attraverso il Pitesai, che di fatto ha fermato la nostra produzione energetica di gas e che ha un potenziale di 300miliardi di metri cubi.  In Basilicata abbiamo il petrolio ma non si sa perché a causa di un accordo con la Total dobbiamo dividerlo per metà con la Francia. Infine, abbiamo le centrali idroelettriche e sempre questo governo con il ddl concorrenza ha deciso che debbano essere messe a gara europea. Trattandosi di energia rinnovabile e sovrana dovremmo semmai investirci per aumentarne la produzione con la riconduzione forzata e il circuito chiuso. A maggior ragione in tempi di siccità come quella attuale. Altro che cederla ad aziende straniere”.

“Infine, sì al fotovoltaico ma i pannelli solari non possono essere messi nelle aree agricole perché – ha concluso Rampelli – stiamo vivendo una più importante emergenza alimentare. Ci sono milioni di superfici da sfruttare per le energie rinnovabili, tra queste vanno espunte le aree di pregio, anche per rispetto del paesaggio, tutelato dall’articolo 9 della Costituzione, che è una voce importante del Pil italiano”.

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