Disciplina di bilancio: ce lo chiede la UE… No, la Germania.

Il presidente del Bundestag da i compiti all’Italia

L’attuale Presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble, ha scritto un lungo articolo indirizzato a Mario Draghi che è stato pubblicato, in italiano, sul Sole 24 Ore del 15 maggio. Il titolo è inequivocabile: “La disciplina di bilancio è l’unico vaccino in grado di scongiurare la pandemia del debito”. L’ex Ministro delle Finanze tedesco non è nuovo a questo tipo di uscite in quanto ha sempre sostenuto una forte inflessibilità nell’ambito delle finanze pubbliche. Quello che sorprende, tuttavia, è che il rigore venga chiesto in questo preciso momento storico, quando la pandemia da Covid-19 non è nemmeno giunta al termine.

Schäuble dovrebbe sapere che il semplice annuncio di certe ‘ricette’ economiche ha la capacità di scatenare forti reazioni sui mercati finanziari. Andando a analizzare la genesi della crisi del debito sovrano che travolse alcuni paesi europei nel 2011/2012, si può risalire alla tristemente celebre dichiarazione franco-tedesca di Deauville. In quel bilaterale tra Merkel e Sarkozy, venne preso in considerazione di modificare i Trattati per consentire il coinvolgimento del settore privato (Private Sector Involvement- Psi) al fine di salvaguardare la stabilità finanziaria dell’area euro. Tradotto, il Psi sarebbe una ristrutturazione del debito via bail-in e cioè il coinvolgimento del settore privato alla svalutazione dei titoli di stato. Tradotto ulteriormente, se possiedo 10.000€ di BTP e venisse deciso di ristrutturare il debito italiano del 30%, i miei BTP varrebbero improvvisamente 7.000€.

Questo semplice annuncio, datato 18 ottobre 2010, creò il panico sui mercati, che iniziarono a prendere di mira determinati titoli di stato (tra cui quelli italiani) causando la diminuzione del loro valore ed il relativo aumento dei tassi di interesse (iniziò a salire lo spread). La relazione tra il Private Sector Involvement annunciato a Deauville e l’inizio della speculazione sui mercati dei titoli di stato non rientra nella categoria della fantapolitica, è una visione accettata trasversalmente. È stata condivisa da 20 economisti mainstream (tra cui Giavazzi) nell’eBook: “The Eurozone Crisis: A Consensus View of the Causes” ed è stata successivamente confermata dal Professor Giampaolo Galli (vice direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici diretto da Cottarelli presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore) in un’audizione sul MES in commissione Bilancio alla Camera.

Nonostante il semplice annuncio di politiche correttive abbia la capacità di generare il panico sui mercati (se la minaccia è sufficientemente credibile), il Presidente del Bundestag propone una ricetta per l’Italia pressoché identica a quella invocata a Deauville. Per giustificarla inizia una descrizione, alquanto fuorviante, del quadro macroeconomico attuale. Sostiene infatti che i crescenti acquisti di titoli sovrani sul mercato secondario da parte delle banche centrali stanno aumentando l’offerta di moneta ed innalzando il rischio di inflazione. Per l’Italia questo non è uno scenario realistico in quanto durante la pandemia sono complessivamente aumentati i risparmi privati per via del gran numero di esercizi commerciali chiusi, tenendo in questo modo a freno la domanda di beni e servizi. Ma la realtà è che la BCE sta acquistando quei titoli sul mercato secondario in deroga ai Trattati (che non lo permetterebbero) e questo ai tedeschi proprio non va giù.

Proseguendo avverte che se l’aumento dei tassi di interesse dovesse richiedere troppo tempo, il rischio di inflazione potrebbe portare ad una “zombificazione” dell’economia con perdita di competitività dovuta al moral hazard legato all’eccesso di liquidità. Di nuovo, per l’Italia l’aspettativa di inflazione non spaventa nessuno, spaventa semmai i tedeschi. Un po’ per il trauma non elaborato dell’iperinflazione di Weimar ed un po’ per quella malcelata ricerca perenne di svalutazione interna (abbassamento dei costi di produzione mediante la deflazione) sempre apprezzata da un paese a forte vocazione esportatrice.

Conclude con l’auspicio che Draghi possa imporre la disciplina di bilancio nel nostro paese, e questo si poteva intuire sia dal titolo dell’articolo che dalla storia personale dell’ex Ministro delle Finanze tedesco. Schäuble però aggiunge che nel caso contrario ci sarebbe bisogno (e questa è una minaccia bella e buona) di un’istituzione europea che non solo controlli il rispetto delle regole di bilancio, ma abbia il potere di applicarle, (modificando i Trattati per consentire tale potere). Anche per un cultore del vincolo di bilancio questo sarebbe troppo. Questo sarebbe infatti equivalente ad un MES permanente che trasformerebbe, di fatto, il vincolo esterno in sovranità esterna. La ricetta infatti è sempre la stessa (del MES o del REGOLAMENTO (UE) N. 472/2013) e cioè quella di valutare la sostenibilità del debito pubblico. Nel caso in cui quest’ultimo non fosse considerato sostenibile (in base ai famosi parametri di Maastricht del 3% per il disavanzo pubblico e del 60% per il debito pubblico), si procederebbe con una ristrutturazione del debito, come spiegato prima.

Schäuble conferma, se ce ne fosse stato bisogno, che i tedeschi non riescono ad uscire da quel concetto di debito (Schuld) che nella loro lingua vuol dire anche colpa. Anche il Sole 24 Ore ironizza su questo ed al posto della parola: debitori, verso la fine, inserisce tra virgolette la parola “peccatori”.

Giovanni Crosetto
Laureato in Economics all'Università degli Studi di Torino, Responsabile Media e Comunicazione per Regione Piemonte.
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