Divergenze tra Tony Blinken e Joe Biden sulla questione israelo-palestinese e Rafah

L’impressione della maggioranza globale fa intuire che l’incompetenza di Joe Biden sia un problema occidentale su cui fare i conti. Dall’altra parte, Tony Blinken, sembra avere le carte in regola per gestire le crisi diplomatiche di cui gli USA sono osservatori attivi

Molteplici i casi in cui le gaffe di Biden fanno rabbrividire gli spettatori da casa – ma anche i presenti che le documentano -, d'altro canto questo potrebbe risultare come l'ennesimo colpo di grazia sulla coalizione dei democratici. Non è il primo caso in cui un Presidente americano dimostra meno enfasi del proprio vice: basti pensare a George W. Bush e Dick Cheney, due personalità decisamente non encomiabili. Tuttavia, se il primo non sapeva gestire i conflitti, il secondo indicava come crearli e fomentarli secondo folli interessi che però riscuotevano grande successo, basti pensare alla “Dottrina dell'1%”.

La Presidenza dem americana sembra muoversi più o meno sulla stessa linea d'onda: solo che la figura di Kamala Harris non ripercorre le tracce di Cheney come sua antitesi nelle relazioni internazionali. Riflettendo attentamente, le uscite di Joe Biden sono in primis ingestibili dal suo Vice ma secondariamente sono talmente imbarazzanti che per Harris sarebbe quasi impossibile annaffiare un terreno di propaganda. 

Tuttavia, qualcuno disposto a mediare sulle crisi in Medio Oriente c'è e porta il nome di Tony Blinken: Segretario di Stato USA, teme che un'azione su Rafah possa alimentare il Caos senza eliminare Hamas. Il Vicario statunitense sostiene che a Gaza siano deceduti più civili che terroristi, sebbene lo stato israeliano abbia tutte le tecnologie adatte per combattere Hamas.

Biden ha ultimamente ritenuto opportuno il blocco delle armi verso lo Stato Ebraico se quest'ultimo dovesse attaccare Rafah, ma sappiamo bene come funzionano gli avvisi del Presidente americano in termini geopolitici: come quella volta che aveva ammonito l'Iran di non attaccare Israele, parole che ovviamente gli Ayatollah non hanno neanche lontanamente preso in considerazione.

Tuttavia, Blinken non dovrebbe essere visto tanto come un “Apostolo della Pace” – termine più che mai erroneo, visti gli avvenimenti correnti – quanto un importante funzionario che di sembra intendersene. La parola “Sembra” è piuttosto importante, anche considerando la quantità di Orrori diplomatici ed interni, prodotti dall'attuale amministrazione governativa americana.

Il di Tony Blinken si complica ogni giorno di più, anche in vista degli interventi del Presidente americano: Joe Biden, come scritto in precedenza, fermerebbe l'invio di armi – a detta sua – nell'eventualità di un intervento massiccio a Rafah, ma dimentica le sue convinzioni nei mesi precedenti, in cui assicurava che il supporto armato degli USA sarebbe continuato fino alla sconfitta di Hamas. Questa sarà un'altra problematica con cui fare i conti, visto che l'irremovibilità di Netanyahu nel portare a termine il proprio piano, senza ascoltare minimamente i pareri di personalità occidentali come Blinken, sembra essere più forte di qualsiasi altra ragione.

Il Premier israeliano, avrebbe inoltre attestato di  voler superare le proprie divergenze con Joe Biden: presagio che il mancato invio di armi, verrebbe considerato come un tradimento delle posizioni primordiali degli USA. Un altro disagio con cui il Segretario di Stato americano, dovrà assolutamente fare i conti: non a caso, Tony Blinken crede che le forze israeliane siano già ben preparate in ambito bellico. Forse la sua è una deduzione che può portare un semplice ascoltatore a ragionare sul trasferimento degli armamenti verso Israele, magari desumendo che questo genere di accordi – specialmente se determinati da una superpotenza – non sono facilmente infrangibili e che forse sarebbe stato opportuno considerare ulteriormente i pro e i contro di un'azione simile.

La discussione sulle caratteristiche di Tony Blinken  e Joe Biden non è incanalabile in un sistema di “Falchi e colombe”, considerando che le priorità degli USA propendono da sempre per la difesa dello stato israeliano. Proprio per questo motivo, è del tutto probabile che Blinken voglia scongiurare un'operazione a Rafah, proprio per evitare non soltanto un terribile massacro di innocenti, ma anche le ostilità dei vicini paesi mediorientali. 

Sebbene Joe Biden possa apparire severo nei confronti di Israele, dopo gli ultimi avvertimenti sugli approvvigionamenti bellici, la sua disposizione si è rivelata oltremodo problematica, considerando le aspettative dovute alla Partnership con Israele. Se avesse pensato alle conseguenze prioritarie delle proprie azioni, valutando attentamente le opzioni e mantenendo invariata la presenza militare americana in loco, attendendo un'eventuale segnale d'allarme difensivo da parte israeliano per l'invio di armamenti, forse adesso la situazione sarebbe totalmente differente.

Purtroppo la storia non si fa con i sé e con i ma, antico proverbio più che mai azzeccato vista la situazione; Nel frattempo, l'analisi del fenomeno Blinken-Biden, sembra farci intuire che il primo agisca ripetutamente senza pensarci due volte, mentre il secondo cerca di attenuare il problema agendo dal punto di vista diplomatico tra parecchie difficoltà.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
0 0 votes
Vota l'articolo
Subscribe
Notificami

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
13,699FollowersFollow

Leggi anche

Articoli correlati

0
Would love your thoughts, please comment.x