Donne contro Lgbt: in Francia censurato un libro femminista contro le derive trans

È di nuovo cortocircuito a sinistra. Uno dei soliti, a cui siamo stati abituati negli ultimi anni: femministe contro mondo Lgbt. Non è infatti scontato che le due fazioni, entrambe facenti parti della grande famiglia del mondo woke, vadano d'amore e d'accordo. Talvolta, infatti, le femministe sembrano risvegliarsi da quel torpore che il progressismo di ultima generazione ha imposto loro, trasformandole dalle grandi combattenti di inizio Novecento in nome di cause sacrosante (come il diritto al voto alle donne) in mere sostenitrici di battaglie pretestuose e poco proficue, come quella contro il man-sitting. Un torpore che le tiene in silenzio, ad esempio, di fronte ai continui soprusi che le donne subiscono nel mondo arabo, costrette a tenere coperto il capo o addirittura il volto. Davanti, sempre in merito al mondo islamico, agli ultimi episodi accaduti anche in Italia durante le celebrazioni della fine del Ramadan: donne costrette a pregare in spazi rinchiusi da recinti e ricoperti di tessuti, in modo tale da precludere la vista degli uomini che pregavano poco più avanti. Per scongiurare il rischio che l'innata impurità femminile potesse macchiare anche i maschi.

Donne danneggiate dalle derive woke

Follie medievali che l'Occidente è riuscito a superare da secoli e contro cui bisognerebbe ribellarsi. Ma intanto in Francia, la terra del progressismo a oltranza, dell'aborto in Costituzione e di tutte le derive woke possibili e immaginabili, sembra essersi mosso qualcosa. Femministe che si ribellano al mondo woke a cui hanno aderito, dicendo basta alle limitazioni che le donne sono costrette a subire a causa delle ingerenze trans. Un esempio su tutti nello sport: in nome dell'inclusività, Will Thomas, diventato Lia Thomas, partecipa alle gare di nuoto femminili universitarie, sbaragliando inevitabilmente la concorrenza e battendo ogni record nella competizione. Episodi come questo hanno portato alcune note femministe francesi a pubblicare un libro: Transmania. Un libro che vuole denunciare tutte le derive ideologiche della società, tutte quelle aperture al mondo Lgbt che danneggiano e sviliscono il ruolo della donna, denunciando anche gli oscuri e immorali business che si celano dietro pratiche quali la transizione di genere. È lì che è partito il cortocircuito: associazioni vicine al mondo Lgbt nonché la locale delle grandi città, molto spesso di stampo convintamente socialista, hanno vietato che i grandi manifesti preparati per pubblicizzare il libro venissero affissi in giro per la Francia. Accusando le femministe di transfobia: “La transfobia è un reato. Non c'è spazio per l'odio dell'altro nella nostra città. Parigi non è a vetrina di questo odio crasso”, hanno fatto sapere dall'amministrazione della capitale francese.

Censura arcobaleno

Quella della Tour Eiffel si conferma la terra prediletta della censura ideologica, delle idee più progressiste e talmente libertarie che privano della libertà chi la pensa diversamente. I manifesti sono stati prontamente rimossi, capo chinato, senza esitazione alcuna, al volere delle derive woke. Ma le autrici del libro non ci stanno: per loro si tratta di “un atto di censura basato su supposizioni piuttosto che sull'analisi dei contenuti”, di “un oscurantismo che cerca di mettere a tacere ogni pensiero critico”. A Lione, addirittura, pare che la giunta comunale abbia inviato una lettera alle associazioni Lgbt per scusarsi e ribadire il suo impegno verso il mondo gay.

Femministe di serie B

Da un lato, dunque, si tratta del classico cortocircuito a sinistra: femministe contro il mondo Lgbt. Ma dall'altro, è da evidenziare come la classe politica francese, immersa nel fanatismo woke, abbia voluto imbavagliare un pensiero che avrebbe finalmente consentito alle donne di combattere una battaglia non ideologica, ma concreta, contro il vero pericolo che esse incontrano oggigiorno in Occidente: venire sottomesse alle derive woke. Le autrici del libro, insomma, sono state trattate quasi come femministe di serie B, per nulla degne della qualificazione che vantano. Le vere femministe, secondo i fanatici, dovrebbero favorire il mondo progressista nonostante questo possa completamente distruggere le conquiste di oltre un secolo.

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