È italiana la nuova speranza contro l’AIDS

Il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV, Unaids, ha stimato che a fronte di 36,9 milioni di persone che vivono con il virus, nel 2017 ci sono state 1,8 milioni di nuove diagnosi di cui 1,6 milioni di adulti e 180.000 bambini con età inferiore ai 15 anni.

La buona notizia è che il numero di decessi continua a diminuire grazie all’effetto delle terapie antiretrovirali combinate, quella brutta è che comunque ogni giorno vengono diagnosticate circa 5000 nuove infezioni da Hiv di cui circa 500 tra i bambini con età inferiore ai 15 anni e circa 4400 tra gli adulti. Il 66% delle nuove infezioni si registra nell’area Sub-Sahariana.

Sempre dati Unaids, riferiscono che delle 36,9 milioni di persone che vivono con l’infezione da Hiv, 35,1 milioni sono adulti, 18,2 milioni sono donne di età superiore ai 15 anni e 1,8 milioni sono bambini con meno di 15 anni.

Ma se è vero che le terapie antiretrovirali combinate hanno cambiato completamente sia la qualità che l’aspettativa di vita dei malati, ancora molto c’è da fare contro questa terribile malattia. Oggi, però, arriva una nuova speranza.

A parlarcene è Barbara Ensoli, direttore Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore della Sanità.

Dice la Dottoressa Ensoli: “La somministrazione del vaccino terapeutico italiano Tat contro l’Hiv/Aids a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) è capace di ridurre drasticamente – del 90% dopo 8 anni dalla vaccinazione – il “serbatoio di virus latente”, inattaccabile dalla sola terapia, e apre una nuova via contro l’infezione.” Il risultato del folkiw up andato avanti 8 anni e presentato su Frontiers in Immunology, una delle pubblicazioni mediche più rappresentative al mondo.

“Sono risultati – racconta Barbara Ensoli, una signora alta, atletica e dall’aria efficiente e simpatica – che aprono nuove prospettive per una cura funzionale dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. In tal modo, si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando aderenza alla terapia e qualità di vita, problemi rilevanti soprattutto in bambini e adolescenti. L’obiettivo, in prospettiva, è giungere all’eradicazione del virus”.

Lo studio in Italia avviene presso otto centri clinici d’eccellenza (Da Nord a Sud: Ospedale San Raffaele di Milano, Ospedale L. Sacco di Milano, Ospedale San Gerardo di Monza, Ospedale Universitario di Ferrara, Policlinico di Modena, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano – Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, Policlinico Universitario di Bari) e presenta i dati del monitoraggio clinico a lungo termine di 92 volontari vaccinati del precedente studio clinico condotto dall’Iss. La ricerca di una cura dell’HIV, insieme alla prevenzione dell’infezione, rileva l’Istituto, è “un’assoluta priorità della comunità scientifica internazionale anche per le vaste risorse che l’HIV/AIDS sottrae alla lotta alla povertà e alle ineguaglianze nel mondo.”

Il vaccino funziona grazie a delle proteine contenute nel virus dell’HIV e chiamate TAT (Trans-Activating Transduction). Quando il virus si prepara ad entrare in una cellula per infettarla, le TAT aprono la strada paralizzando le cellule immunitarie e impendendo così all’organismo di difendersi. Ed ecco dunque cosa fare per approntare il virus. In laboratorio, vengono estratte dal virus le cellule TAT. Queste ultime, in piccole dosi hanno la capacità di scatenare la difesa immunitaria nell’organismo in cui venissero iniettate. A questo punto una quantità di proteine viene iniettata nell’uomo come viene somministrato un normale vaccino. E, proprio come gli altri vaccini, le proteine inducono nel sangue la formazione di anticorpi. In un soggetto vaccinato e successivamente contagiato, l’organismo riconosce subito le proteine e la sua risposta immunitaria è più efficace e può sconfiggere l’Hiv.
Il bello di tutto ciò è che quindi non si tratta di un vaccino preventivo, come può essere ad esempio quello per il morbillo, ma di un vero e proprio vaccino curativo, che potrebbe permettere di sospendere anche per lungo tempo la somministrazione di antiretrovirali, con tutto quello che questo può significare per la qualità della vita e il benessere del paziente fino, appunto, ad arrivare a una guarigione.

Una nuova strada è stata aperta come ha detto la dottoressa Ensoli, e noi speriamo che arrivi presto alla meta migliore.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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