Elezioni, Rampelli (VPC-FdI): no alla vendita di Ita, no agli extraprofitti delle aziende di Stato

Tensioni in studio tra Rampelli e Friedman che ha definito Alitalia una ‘carcassa’.

Tensioni in studio oggi a Coffee Break sugli schermi de la7, nel corso della quale il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ha battibeccato con la deputata dei 5 Stelle Vittoria Badino sugli extraprofitti delle aziende di Stato e con il giornalista Alan Friedman per la difesa di Ita.
“Inutile che il M5s parli di proposte- ha detto Rampelli- Noi che stiamo all’opposizione facciamo proposte e le abbiamo fatte. Loro che sono stati al governo per 4 anni dovevano prendere decisioni. E sulla tassazione degli extraprofitti realizzati nel corso della pandemia dalle grandi aziende partecipate dallo Stato la loro proposta non ha prodotto benefici ed effetti, si è consentita la più grande è vergognosa speculazione di stato a danno dei cittadini con oltre il 600% di utili maturati di due disgrazie: pandemia e invasione dell’Ucraina”.

Su Ita, divergenza assoluta con Friedman alla cui frase “vedo che la propone di non vedere quella carcassa di Alitalia che si chiama Ita alla Lufthansa” Rampelli ha replicato: “Il presidente Draghi dice che i conti sono stati risanati. E allora se la compagnia è sana perché regalarla alla Germania? Tutti gli investitori sono i benvenuti però l’Italia deve tutelare i propri interessi quindi se la tiene lo Stato italiano aprendosi a una partecipazione minoritaria dei partner internazionali, pubblici o privati che siano. Esattamente come accade in tutte le altre compagnie aeree di bandiera. AirFrance è partecipata dallo Stato francese, Lufthansa dai Lander tedeschi. Se abbiamo risanato Ferrovie dello Stato, che era un pozzo senza fondo, possiamo risanare anche la nostra compagnia aerea di bandiera che agisce in un settore strategico per l’Italia”.

Infine, sull’accordo Letta-Calenda: “ La sinistra ha costruito il personaggio Calenda da usare come vetrina per catturare il voto liberale e moderato. Ma Calenda non è un liberale. È stato eletto nelle liste del Pd alle europee, ha partecipato alle primarie del Pd, ha sostenuto il sindaco Gualtieri del Pd alle amministrative di Roma. Né si capisce la ragione della sua abnorme visibilità mediatica, visto che non sta neppure in Parlamento. Neanche il Papa ha la sua esposizione, forse si tratta di un ordine del Pd d’atto alla sua intellighenzia editoriale? A scanso di ogni equivoco ribadisco comunque che sia Calenda che Renzi vengono dal Pd, dove hanno avuto ruoli primari. O si tratta di una messa in scena di dubbio gusto o si  stanno prendendo in giro gli italiani”.

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