Giorgia Meloni sulle elezioni francesi: la vittoria non appartiene a nessuno

Abbiamo avuto modo di vedere come sono andate le elezioni francesi dopo l'ultima alleanza che ha visto un raggruppamento misto avvicinarsi, per sconfiggere il Rassemblement National di Marine Le Pen alle elezioni nazionali. Difficile pensare che il mucchio di partiti alleatisi in Francia l'abbiano fatto per un accordo politico profondo, piuttosto che per sabotare il piano di un partito politico sicuramente coerente con le proprie idee e che di certo non ha niente a che vedere con la sinistra francese, arrivata addirittura a schierarsi con Macron.

Giorgia , ha offerto un'analisi pragmatica degli eventi: in sintesi, la vittoria non è di nessuno, specialmente se parliamo del fatto che nessuno dei tre partiti politici candidati è riuscito ad ottenere il posto della governance. Di conseguenza nessun può “Cantare vittoria” a livello elettorale.

Piuttosto difficile contraddire una tesi di questo genere, specialmente perché senza alleanze sarà comunque molto difficile giungere ad un accordo tra le parti. Questo perché nella coalizione multipla francese tutti hanno idee diverse tra loro, un montarozzo ideologico che non si vede dai tempi della Prima Repubblica in Italia.

Certo, pensare che  – come asserito da Meloni – l'Italia fosse al centro dell'instabilità in generale in tempi antichi e che ora spetti alla Francia, indica che nel nostro paese ora la regressione sembra essere piuttosto distante, anche se per mantenersi su un livello stabile servirà comunque grande impegno e dedizione, in particolar modo nell'organizzazione di programmi politici efficaci: ItaliAfrica, ItaliAlbania ed in particolare il Piano Mattei, ne sono un esempio lampante.

Certo, di esempi potremmo farne a bizzeffe, specialmente pensando a quella Francia macronista che in passato ha sparato a zero sull'Italia cercando di dare lezioni civili che non sanno dare proprio in generale, visto il modo in cui hanno gestito le ultime proteste violente dell'estrema sinistra in piazza nelle diverse città.

La Versione di Giorgia è totalmente coerente, ma c'è anche un altro aspetto piuttosto fondamentale da sottolineare: la società francese non è per nulla votata all'integrazione, rispetto a quanto farebbero credere i liberal-progressisti e la sinistra radicale. L'unico motivo per cui le fazioni della gauche  in generale stanno supportando l'Islamismo è proprio per accaparrare più voti per le proprie liste. Sotto l'insegna di una falsa integrazione avanza l'Islamogoscismo francese.

Chiariamoci, c'è differenza tra laicismo e politica improntata al buonismo straccione: la libertà di professare la propria religione liberamente è fondamentale, ma non bisogna calpestare in nessun modo le libertà degli altri esportando un modello fondamentalista dannoso, Lo dimostrano gli attentati terroristici perorati ai danni della popolazione francese – e non solo – al Bataclan, Charlie Hebdo e così via.

Certo è che da adesso in poi qualsiasi critica nella politica estera da parte del governo franco verrebbe recepita ed immagazzinata dai paesi conservatori con un sorriso all'insegna del disappunto e dell'auto-consapevolezza sociale delle proprie azioni.

È veramente curioso il caso di chi vorrebbe dare lezioni di democrazia al prossimo senza considerare il proprio orticello: di fatto il partito di ha legittimamente vinto queste elezioni e di conseguenza sarebbe veramente il colmo se qualcuno dall'estero riuscisse a contestare persino un risultato registrato regolarmente.

L'analisi del Premier italiano farà innervosire, molto probabilmente, i fegati della “maggioranza” francese – se così possiamo chiamarla – ora in plausibile difficoltà dopo gli ultimi eventi.

Viene spontaneo chiedersi di chi riuscirà a sparlare il neo-governo francese ora che la confederazione potrebbe rischiare di sgretolarsi viste le pluripartitiche condizioni in cui versa l'alleanza alternata. Chissà quali contromisure adotterà il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron per arginare eventuali derive ed eventuali disaccordi che rischierebbero di far sprofondare il paese nel caos.

Gabriele Caramelli
Gabriele Caramelli
Studente universitario di scienze storiche, interessato alla politica già dall’adolescenza. Precedentemente, ha collaborato con alcuni Think Tank italiani online. Fermamente convinto che “La bellezza salverà il mondo”.
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