Gli eroi di Azovstal

Pubblichiamo la traduzione di un articolo di i Alvaro Penas per El Correo de Espana.

“I difensori di Mariupol hanno eseguito l’ordine, nonostante tutte le difficoltà, distraendo le soverchianti forze nemiche per 82 giorni e permettendo all’esercito ucraino di riorganizzarsi, addestrare più personale e ricevere un gran numero di armi dai Paesi partner”.

Nessuna arma funzionerà senza personale militare professionalmente preparato, il che li rende l’elemento più prezioso dell’esercito. Per salvare vite umane, l’intera guarnigione di Mariupol sta attuando la decisione approvata dal Comando militare supremo e si aspetta il sostegno del popolo ucraino”.

Con questo messaggio, il tenente colonnello Denys Prokopenko del reggimento Azov ha annunciato lunedì l’accordo di cessate il fuoco con le truppe russe e l’apertura di un corridoio umanitario per “evacuare” i feriti, i combattimenti all’acciaieria erano finiti.

Il messaggio di Prokopenko era una risposta al mandato dell’esercito ucraino che, avendo compiuto la sua missione di trattenere le truppe russe il più a lungo possibile, aveva “ordinato ai comandanti delle unità di stanza ad Azovstal di salvare le vite del personale”.

L’ordine è arrivato lo stesso giorno in cui l’esercito ucraino ha raggiunto il confine russo nella sua offensiva a nord di Kharkov. I soldati del 227° battaglione della 127° Brigata di Difesa Territoriale hanno riposizionato la postazione che segna il confine ucraino a 40 chilometri dalla più grande città dell’Ucraina orientale, un successo nonostante la resistenza russa che, a differenza dei precedenti ritiri a Kiev, Chernihiv e Sumy, sta cercando di difendere il confine per impedire all’artiglieria ucraina di attaccare Belgorod e le sue linee di approvvigionamento. La caduta di Azovstal, più che prevista vista l’impossibilità di liberare le zone accerchiate, giunge in un momento favorevole per le forze ucraine a causa dell’offensiva a Kharkov, della lenta avanzata del nemico nel Donbas e della distruzione del ponte sul fiume Siverskiy, avvenuta la scorsa settimana, che ha praticamente annientato la 74a brigata di fanteria motorizzata. In serata, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ricordato gli eroi di Azovstal: “Speriamo di poter salvare le vite dei nostri ragazzi. Tra loro ci sono feriti gravi. Ricevono assistenza. L’Ucraina ha bisogno di eroi ucraini viventi”.

Allo stesso modo, si è trattato di una vittoria a lungo attesa e necessaria per Mosca che, oltre alle battute d’arresto sopra menzionate, ha perso una cinquantina di colonnelli, dieci generali e la Movska, nave ammiraglia della Flotta del Mar Nero. Il morale, in una cosiddetta guerra di liberazione, non può essere troppo alto. Persino alla televisione di Stato russa, dove i messaggi del Cremlino vengono ripetuti ad nauseam, si sono insinuate critiche alla condotta della guerra. Nel corso di un dibattito, l’analista militare e colonnello in pensione Mikhail Khodarenok ha dichiarato, con sorpresa degli altri ospiti del programma, che “chiaramente la situazione per noi peggiorerà… siamo in totale isolamento geopolitico e tutto il mondo è contro di noi, anche se non vogliamo ammetterlo… La situazione non è normale”.

In seguito all’apertura del corridoio umanitario, lunedì 53 soldati gravemente feriti sono stati evacuati in un ospedale di Novoazovsk, una città ucraina occupata dai russi a 20 miglia a est di Mariupol, per ricevere cure mediche, mentre altri 211 sono stati portati a Olenivka, un’area controllata dai separatisti dove, secondo fonti ucraine, aspetteranno uno scambio di prigionieri. I difensori di Azovstal, più di 600 uomini, sono rimasti all’interno della fortezza. Sul suo canale Telegram, il Ministero della Difesa ucraino ha dichiarato: “Per quanto riguarda i difensori rimasti sul territorio di Azovstal, il nostro Stato sta adottando tutte le misure di salvataggio necessarie. Tutti i compiti stabiliti dal comando sono stati pienamente assolti dai difensori di Mariupol. Purtroppo, oggi l’Ucraina non può sbloccare l’Azovstal con mezzi militari”. Martedì mattina, la guarnigione si è arresa alle forze russe, il suo destino sembra incerto. Anche se secondo alcune fonti gli ufficiali rimangono ancora all’interno della fortezza.

In una conferenza stampa tenutasi all’interno dell’Azovstal il 10 maggio, l’ufficiale dei servizi segreti dell’Azov, Illia Samoylenko, ha dichiarato: “Sì, è possibile… possiamo deporre le armi e arrenderci. Ma sappiamo tutti che il Reggimento Azov non ha alcuna possibilità di sopravvivere se veniamo fatti prigionieri. La resa è inaccettabile, perché non possiamo dare al nemico questa soddisfazione… per i soldati del Reggimento Azov la prigionia significa morte certa”. Le parole di Samoylenko non sembrano esagerate alla luce delle intenzioni russe. Il giorno stesso della resa, Vyacheslav Volodin, presidente della Duma, il parlamento russo, ha discusso un progetto di risoluzione sulla “prevenzione dello scambio di criminali nazisti” e ha incaricato il Comitato di Difesa di emanare un ordine per impedirlo. Inoltre, il 26 maggio la Corte Suprema russa esaminerà il riconoscimento dell'”associazione paramilitare nazionalista ucraina Azov (altri nomi utilizzati: Battaglione Azov, Reggimento Azov) come organizzazione terroristica”. In altre parole, i soldati di Azov non sarebbero stati considerati prigionieri di guerra, ma “terroristi nazisti”. Il fatto che ci siano ebrei tra i difensori di Azovstal non altera in alcun modo la narrazione russa, che è una copia carbone della narrazione sovietica dello stalinismo: tutti i nemici dell’URSS sono nazisti e fascisti.

Gli eroi di Azovstal difesero l’enorme fabbrica per 82 giorni contro forze enormemente superiori, in una guerra molto simile a quella combattuta nella famosa fabbrica dell’Ottobre Rosso a Stalingrado, la Rattenkrieg, la “guerra dei topi” con cui i tedeschi definirono la durezza della lotta contro i difensori sovietici. La loro resistenza non solo ha inflitto pesanti perdite ai russi, ma ha tenuto molte forze nemiche bloccate a Mariupol e impossibilitate a dispiegarsi altrove. I civili, presunti scudi umani secondo la propaganda del Cremlino, in molti casi erano i loro stessi familiari, perché molti dei difensori di Azovstal erano di Mariupol e alla fine sono stati evacuati in territorio ucraino. Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la loro lotta è stata eroica, eppure ci sono molti che ancora negano questo eroismo per fanatismo ideologico o, peggio, per puro relativismo.

La peggiore malattia del mondo occidentale è quel relativismo morale che ci impedisce di distinguere persino il colore dei muri e che è diventato il rifugio degli sciocchi. Il senatore Giovanbattista Fazzolari di Fratelli d’Italia ha scritto un articolo sull’eroismo a Mariupol e ha postato sul suo feed Twitter una citazione azzeccata di Ernst Jünger riferita alla lotta ucraina in quella città: “Ciò che non perdono ai miei tempi non è l’essere vigliacchi, ma il dover costruire ogni giorno l’alibi per la propria vigliaccheria diffamando gli eroi”.

Redazione
Redazione
La Redazione de La Voce del Patriota

3 Commenti

  1. ma quali eroi: sono delinquenti che hanno usato i civili come scudi umani.
    Gli eroi sono quelli che hanno combattuto a El Alamein e a Amba Alagi ,
    sono i fratelli Matte che coso stati bruciati in casa (se avessero avuto anche loro gli scudi umani si sarebbero salvati).
    Forza Putin!

  2. Eroi? No, neonazisti che adorano Bafometto . W la Santa Russia CRISTIANA, no alla Unione Sovietica Europea, massonica, #NoGender #NoIslamizzazione , via Biden dall’Italia. Alleanza Trump + Putin per un Mondo di Patrioti

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