Gli interessi dell’Italia nella vicenda Libica

La Libia è l’argomento di politica estera più rilevante per l’Italia. È vitale per la nostra nazione la stabilizzazione dell’area per diverse ragioni:

  • sicurezza nazionale;
  • bloccare i flussi migratori illegali;
  • approvvigionamenti energetici;
  • interessi economici italiani.

 

L’attuale caos libico è figlio della guerra del 2011 contro Gheddafi voluta dalla Francia in chiave anti italiana, che con il governo di centro destra aveva chiuso accordi molto vantaggiosi con la Libia, soprattutto in chiave di approvvigionamento energetico. Guerra sostenuta anche dall’amministrazione americana Obama – Clinton nella catastrofica fase di sostegno alle primavere arabe. La sinistra italiana, i grandi media, l’ex presidente della repubblica Napolitano, che in Italia hanno spinto per la guerra in Libia oggi dovrebbero riconoscere il grave errore fatto.

 

È un fatto di cronaca che governo di centrodestra fosse nettamente contrario alla guerra contro Gheddafi; ma è altrettante evidente che davanti alle pressioni del presidente Napolitano (che è capo delle forze armate), una volta iniziati gli attacchi da parte di USA, Francia, Regno Unito, non era possibile per il governo opporsi alla collaborazione italiana.

 

La Libia dovrebbe essere al primo posto della politica estera del nostro Paese, dal 2011 a oggi invece l’Italia non ha avuto una vera strategia, forse anche perché i governi PD asserviti alla Francia non hanno voluto ostacolare i piani francesi in Libia.

 

L’Italia ha optato per sostenere formalmente il governo riconosciuto a livello internazionale di Sarraj, ma senza farlo fino in fondo. Il nostro Paese avrebbe potuto scegliere 3 strade:

  1. Sostegno deciso a Sarraj;
  2. Sostegno all’uomo forte della Cirenaica Haftar;
  3. Porsi come soggetto terzo che dialogava con entrambe le forze in campo (posizione sempre sostenuta, ad esempio, dalla e da Fratelli d’Italia).

Invece non è stata seguita fino in fondo nessuna di queste strade condannandosi all’irrilevanza. I nostri governi si sono limitati a un blando sostegno a Sarraj, non hanno dialogato con Haftar. La conseguenza è che l’Italia non è stata percepita e non viene vista oggi come soggetto terzo, non è ovviamente punto di riferimento di Haftar e non lo è neppure di Sarraj, visto che quando questi ha chiesto aiuto per difendersi l’offensiva di Haftar, l’Italia non si è dichiarata disponibile, facendo diventare la Turchia il riferimento di Serraj e della Tripolitania.

 

Inoltre, nell’indolenza internazionale più totale, tra gare per alleati (Conte vs Di Maio) ed inutili strette di mano in giro per il Mediterraneo, si sono trascurati evidenti e concreti problemi per l’Italia

Con l’ingresso di Erdogan in Libia si rischia che tutti i canali di siano controllati dalla Turchia, che già controlla la rotta balcanica, per questo diventa sempre più importante realizzare un blocco navale europeo per fermare l’ di massa.

Situazione ENI e approvvigionamento energetico italiano sono a rischio, considerando anche il recentissimo trattato sui giacimenti marini tra Turchia e Sarraj.

La pesca: nessuno ha posto la questione dell’agibilità nei nostri mari dei pescherecci italiani. Già adesso accadono spesso battibecchi con la Tunisia, cosa accadrebbe se ci si trovasse come dirimpettaia la Turchia ad operare nelle stesse acque nostre?

Il nostro drone abbattuto recentemente in Libia aveva a bordo apparecchiature per milioni di euro e dati e telemetria sensibile (tipo scatola nera): ne è stata chiesta la restituzione? A livello mediatico non risulta nulla.

I nostri 300 soldati che sono a guardia dell’ospedale da campo presso l’aeroporto di Misurata, e gli 80 della marina nel porto tripolino di Abu Sitta per sostegno alla Guardia Costiera libica cosa faranno? Hanno indicazioni solamente di rispondere alle aggressioni. Come dovranno regolarsi nel caso di ingresso delle truppe di Haftar e turche nella capitale libica? Il governo e ne sta occupando? Chiaramente no.

 

Però Giuseppi e Giggino ci continuano a propinarci la loro realtà distopica dove va tutto bene, siamo importanti e tutti sono pronti ad ascoltare la voce del nostro Paese.

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