Il best interest inglese che rasenta l’eugenetica

La piccola Pippa Knight è entrata due anni fa in stato vegetativo a causa di una malattia neurologica rara. L’Alta Corte Britannica ha sentenziato che è necessario spegnere i macchinari che la tengono in vita perché – su parere dei dottori dell’Evelina Children Hospital di Londra – “ne ha passate troppe” e “non ha speranza di migliorare”. I familiari chiedono invece che sia disposta l’assistenza domiciliare a proprie spese, come suggerito anche da medici specialistici esterni all’ospedale.

La bambina rischia di diventare l’ennesima vittima del sistema sanitario inglese che si è scatenato con l’arma del fine cura su Alfie Evans, Tafida Raqeeb, Charlie Gard, e che contravviene con nonchalance al principio basilare della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, per il quale un bambino ha “per quanto possibile il diritto di essere […] assistito dai suoi genitori”.

Sia l’ospedale che il tribunale non hanno consentito neanche un rientro di prova a casa, dove l’ambiente familiare e le cure della mamma e dei parenti potrebbero giovare alla salute di Pippa, come sostenuto anche da due medici indipendenti.

L’Inghilterra sta diventa una nuova perfida Albione, capofila di omicidi pianificati che violano i diritti umani e che si basano sul presupposto inaccettabile che i genitori non abbiano alcun potere di decisione sulla salvaguardia della vita dei propri figli.

I bambini non sono proprietà dello Stato, né lo Stato deve applicare sui propri cittadini assurdi principi raccontati come “best interest”, ma che somigliano più all’eugenetica che alla tutela della salute e delle sofferenze di un paziente.

La ventilazione è una cura di base e deve essere assicurata fino a quando non assolve il suo fine, che è esattamente quello di mantenere in vita il paziente.

Chi nega questa cura, nega di fatto il diritto alla vita di Pippa Knight.

 

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Cinzia Pellegrino
Coordinatore Nazionale del Dipartimento Tutela Vittime di

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Stefano

Grazie per la riflessione

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