Il rischio: la Politica sarà solo per ricchi?

Tanti scandali, tanti sprechi, soldi guadagnati in modo facile ma soprattutto corruzione, appropriazione indebita, mazzette e quant’altro, hanno portato gli italiani ad essere nauseati dalla politica anche se, a ben vedere, la politica esprime sempre la società che la anima.

C’è però chi su certi scandali ha costruito delle vere e proprio fortune o, comunque, delle grandi carriere, perciò è normale che il popolo abbia reagito sotto la mole enorme d’informazione che gli pioveva in capo, e che faceva immaginare tutti i politici come ladri e intrallazzatori, facendo dimenticare altresì che non esiste categoria che sia priva di delinquenti e che quindi non si capisce perché la politica dovrebbe essere un’eccezione.

Così è cominciata la lotta alla “casta”, come se in Italia ce ne fosse una sola. Abolire i vitalizi è stato forse il passo più eclatante negli ultimi tempi, ma prima ancora ce ne è stato un altro che è piaciuto molto al popolo ma che in realtà non è stata un bene: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

A questo punto, la maggioranza dei lettori sarà già inorridita. Ma come, un errore abolire il finanziamento pubblico? Continuare quindi a foraggiare con i denari pubblici le spese folli dei politicanti, spesso assolutamente disgiunte dall’attività per cui venivano elargite? Ebbene, sì, naturalmente con dei necessari correttivi che permettessero un controllo stringente, proprio perché ogni più piccola spesa sia davvero giustificata dall’attività politica. All’epoca, interessante era stata la proposta di Fratelli d’Italia, che chiedeva sì il finanziamento pubblico, ma gestito unicamente da un apposito ufficio statale che avrebbe provveduto agli eventuali pagamenti di fatture, ovviamente dopo i necessari controlli. Per esempio in Europa, solo Malta, Andorra, Svizzera, Bielorussia, e Ucraina non finanziano i partiti politici. In Germania, addirittura, i partiti si sovvenzionano con tre canali: quote associative, donazioni private e sussidi statali. Dice uno studio dell’Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA), che sono 96 i paesi che prevedono il finanziamento pubblico annuale (totale o parziale) dello Stato ai partiti, ossia circa il 44 per cento dei paesi del mondo. Solo il 25,5% dei paesi al mondo non prevede nessuna forma di finanziamento pubblico ai partiti, e si tratta soprattutto di stati africani o asiatici.

Ci preoccupa un po’ che, se continua come ora, in Italia finiranno per fare politica solo i ricchi e le lobby di potere, con tutto quello che questo comporta. Prendiamo ad esempio l’organizzazione dei Casaleggio. Il padre prima e il figlio poi, hanno rispettivamente messo su e continuato a gestire una sorta di “macchina da guerra” informatica, capace di far sentire il suo peso su tutti i social, con la volontà nemmeno troppo velata di indirizzare l’opinione pubblica tanto di portare a dire a Beppe Grillo che si potrebbe creare un Senato per estrazione o, peggio, come affermato dal giovane Casaleggio stesso – ascoltato ultimamente come una sorta di guru anche se non si sa bene che doti abbia se non quello di aver ereditato dal padre un piccolo impero – che il Parlamento presto si potrà sopprimere proprio a favore della “democrazia diretta” che forse sarebbe quella con la quale i pentastellati scelgono – o meglio, fanno credere di scegliere – la loro classe dirigente.

E dunque, alla luce di questi fatti, molto meglio il finanziamento pubblico, sotto stretto controllo, senza anticipare il denaro ai partiti, ma semplicemente provvedendo a pagare le fatture direttamente inerenti all’attività politica. Un po’ di soldi spesi valgono bene la libertà da gente come Soros – e non solo – che, grazie al grande potere economico, dietro le quinte può stabilire la linea politica dei partiti che alla sua fonte di abbeverano. E badate, non sono pochi.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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