Il Trasporto Pubblico Locale e le “opportunità” per la collettività

Alcuni giornali titolano in home page: “Basta con bonus e ristori: agli italiani servono opportunità”. Opportunità nei diversi settori in cui quotidianamente la popolazione trova lo scontro, i problemi, le criticità, alcune croniche come quelle sul trasporto pubblico locale.

Quest’oggi anch’io vorrei dedicare il mio tempo alle opportunità che offre il TPL, alle opportunità che hanno le tante aziende che soffrono per una gestione, diciamo difficile, del comparto nazionale.

Nella progettazione dei servizi di trasporto pubblico (tradizionali e non) si pone, quasi sempre, la scelta di dimensionare il servizio rispetto a specifiche esigenze di mobilità (quelle che riescono a produrre consistenti flussi di mobilità come per esempio gli spostamenti sistematici, oppure quelle delle fasce sociali più deboli). Esigenze di mobilità che si modificano con la trasformazione delle aree urbane ed in funzione delle dinamiche economiche e demografiche.

In questo ultimo anno, in special modo, a causa dell’evento pandemico (mobilità degli studenti docet, ho avuto modo più volte di approfondire le criticità rilevate). Emerge, ancora oggi più che mai, la necessità di aggiornare il servizio pubblico in modo da cogliere la complessità e l’articolazione dei fenomeni sociali, demografici e territoriali.

Il processo di delocalizzazione delle funzioni produttive e delle famiglie, la diffusione sul territorio delle attività, la crisi economica e la carenza strutturale di fondi hanno comportato una progressiva diffusione della mobilità nelle aree più esterne a quelle centrali, un graduale aumento della mobilità durante tutto l’arco della giornata e in sempre più vaste porzioni di territorio, un allargamento delle tradizionali “punte” in più estese fasce orarie.

Accanto a questa generale tendenza di diffusione della mobilità, caratteristica delle organizzazioni territoriali più mature, si rileva una “specializzazione” del trasporto pubblico verso le componenti più sistematiche della mobilità, generalmente espresse da quella quota di popolazione che non sempre può disporre di mezzi di trasporto propri (per esempio gli studenti o gli anziani). Infatti l’evoluzione della domanda di trasporto pubblico indica un rafforzamento degli spostamenti in fasce orarie sempre più ristrette e connesse alla mobilità scolastica, mentre sempre più debole appare la domanda soddisfatta connessa alla mobilità non sistematica.

Nell’ambito delle peculiarità delle diverse tipologie di domanda e in relazione alla complessa struttura dell’offerta, occorre definire forme di trasporto pubblico complementari a quelle tradizionali e improntate sulla logica della flessibilità nella scelta dei percorsi, nella sequenza delle fermate, nei tempi (orari e frequenze): servizi a chiamata, servizi flessibili sul territorio e nel tempo, taxi collettivi, servizi speciali per persone con difficoltà motorie ed in aree a domanda debole.

Il servizio a chiamata è una tipologia di servizio (flessibile) che può soddisfare a pieno le richieste delle esigenze di mobilità espresse dalle diverse categorie di utenti. È un modo per estendere il servizio di trasporto pubblico locale in aree nuove, decentrate, dove il servizio di linea convenzionale è scarsamente percepibile per l’insufficiente numero di corse o perché non è mai arrivato. La corsa viene effettuata solo quando serve ed al tempo previsto, evitando all’utente le attese.

Il servizio a chiamata è una soluzione per le aree a domanda debole o non omogenee, aree periferiche, aree rurali, aree montane, aree dove, in alcune fasce orarie, il servizio non esiste (servizio notturno, servizio festivo, corse in orari di fascia morbida); è dunque una filosofia operativa da cui si possono trarre grossi vantaggi quando il servizio tradizionale risulta essere contemporaneamente poco attraente per l’utente e non economico per chi lo fornisce.

I servizi a chiamata sono, inoltre, da considerare come una nuova modalità (strumento) di progettazione dinamica: in funzione del numero di richieste ricorrenti è possibile costruire un servizio di alta qualità e maggiormente efficiente che con il tempo può essere trasformato in servizio convenzionale. Il monitoraggio continuo, attraverso la gestione delle richieste, della domanda di mobilità, all’interno di una determinata area o bacino, consentono di calibrare una offerta di trasporto pubblico sempre più vicina alle esigenze dell’utenza.

L’implementazione dei servizi flessibili rappresenta l’occasione per avviare una incisiva operazione di ridefinizione dei servizi di trasporto pubblico fondata sulla reale conoscenza della mobilità (le richieste consentono di monitorare, in tempo reale, le caratteristiche degli spostamenti) attraverso la quale costruire un servizio tagliato sulle esigenze manifestate dalle diverse categorie di utenti.

Il Recovery Plan, che dovrà essere ridiscusso e progettato con ulteriori interventi, è uno strumento con il quale il Governo ed il MIT potranno sviluppare questa “opportunità” per i cittadini, l’economia ed il territorio.

Marco Foti
Marco Carmine Foti Dirigente Nazionale Dipartimento Trasporti Fratelli d’Italia
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