Italia, Europa, Nato. Un convegno a Roma sugli equilibri internazionali presenti e futuri

Nella convulsa settimana politica italiana, con il premier Draghi che sfoglia la margherita del suo governo, tra crisi, pre-crisi e accanimento terapeutico, le cronache hanno dimenticato un importante convegno svoltosi a Roma nei giorni scorsi: “L’Italia e l’Unione Europea nel futuro della Nato”. L’evento si è svolto nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati per iniziativa di Fratelli d’Italia e con la partecipazione di numerose delegazioni estere, rappresentanze del mondo militare italiano, esperti, analisti, ambasciatori e diplomatici di prim’ordine. Tra i parlamentari, gli onori di casa sono toccati al capogruppo Francesco Lollobrigida, al senatore Giovanbattista Fazzolari e, nel ruolo di “Questore” della Camera, nonché esperto di difesa e sicurezza – dopo lunga esperienza come ufficiale dei Carabinieri – all’onorevole Edmondo Cirielli. Tra gli ospiti e i relatori era presente anche l’onorevole Piero Fassino, presidente della Commissione Affari Esteri.

Si è parlato di “grande politica”, la politica estera, e della crisi internazionale provocata, dopo pandemia ed emergenza climatica, dalla invasione russa dell’Ucraina. La brutale aggressione voluta dal Cremlino dietro ricatto nucleare ha violato il diritto e la stabilità internazionale, con una “operazione speciale” che in Europa, dal secondo dopoguerra a oggi, non ha precedenti. Dal 24 febbraio il mondo è cambiato, sconvolto o forse risvegliato dal sonno di una pace che si era immaginata perpetua nonostante i segnali di pericolo fossero visibili da tempo.

Quattro le direttrici di fondo del convegno: la guerra di Putin ha mostrato la pericolosità delle “potenze orientali” e della “partnership strategica globale” tra Russia e Cina; la Nato è lo spazio comune delle società aperte e delle democrazie liberali, con l’Onu sempre più debole e ormai paralizzata dall’isolamento della Russia nel Consiglio di Sicurezza; l’Unione Europea, divisa e senz’anima, rimane un “gigante dai piedi di argilla”, privo di una identità politica e di qualsiasi comune strategia di politica estera, difesa e sicurezza; infine, Nato e Unione Europea, nel quadro di una rinnovata collaborazione atlantica ed euro-americana, devono rafforzare la propria “complementarietà strategica”, ma è l’Europa che deve prendere l’iniziativa. E sullo sfondo, naturalmente, ci sono gli interessi italiani.

Non sono pochi i problemi. L’espansionismo commerciale cinese, ombrello e paracadute finanziario (fin quando?) dell’imperialismo neo-sovietico di Mosca, si era già palesato in Asia e Africa. Gli avvenimenti ucraini hanno distolto l’attenzione dal “fronte sud”, il Mediterraneo, dove da troppo tempo l’Occidente è assente, tra il disinteresse di americani e inglesi, e la frammentazione degli interessi nazionali del resto d’Europa. Libia, Mali, Centro-Africa, Sahel, dopo Siria e Afghainstan, insegnano: clandestina, criminalità organizzata e terrorismo sono davanti e ormai oltre le nostre porte di casa. E l’Italia è la prima a pagarne le spese.

La Nato ha dimostrato di essere tutt’altro che un residuo del passato, tutt’altro che “cerebralmente morta”, come volevano Macron e Trump. Ma deve essere sostenuta e riequilibrata nel senso di un maggiore protagonismo della sua “colonna europea” e di una maggiore, cruciale attenzione strategica al Mediterraneo. Se russi e cinesi controllano gli equilibri subsahariani, l’Europa deve reagire, dotandosi di una politica estera, investendo nel riarmo, in soldati, infrastrutture e tecnologie militari proprie, senza piangersi addosso quando la Nato e i soliti soci di maggioranza d’Oltreoceano sono gli unici in grado di proteggerci. Svezia e Finlandia hanno saputo subito a chi rivolgersi quando si sono sentite minacciate.

La guerra in Ucraina ha confermato che nell’ambito dell’Alleanza Atlantica urge una strategia, di più, una “visione politica” globale di un Occidente in cui l’Europa possa avere un ruolo diverso, assumendosi responsabilità e dotandosi di strumenti, un esercito e una politica estera che oggi non ha.

Succube del gas russo e dipendente dalla difesa americana, l’Unione Europea deve aprire una nuova fase politica in cui gli interessi nazionali continentali e mediterranei siano realmente integrati, nella prospettiva di una indipendenza politica che contribuisca in modo significativo agli equilibri globali e alla stabilità internazionale. L’Italia non è il fratello minore di Francia e Germania, ma è e sarà sempre più decisiva per costruzione di un’Europa di cui la Nato potrà diventare una sua espressione operativa in un mondo frammentato e sempre meno pacifico.

 

 

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