La guerra della (dis)in-formazione.

I due anni di pandemia prima e la poi, hanno fatto emergere, in maniera preponderante, il problema dell'informazione che ha smesso di informare per diventare una macchina di propaganda. Uno strumento, quello dell'informazione che, quando si schiera, non ti permette più di distinguere il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, il vero dal falso, la vittima dal carnefice. Si mischia tutto ad arte, al punto che distinguere l'informazione dalla promozione diventa un'impresa, anche per i più scafati. Questo perché ormai non è più richiesta l'onere della prova, neanche per i media ufficiali e per quelli pubblici, figuriamoci per il mondo di internet e per la platea sconfinata dei social. Il gioco è semplice: basta rappresentare una sola posizione all'ennesima potenza, per generare il “pensiero unico” e farla diventare la “vera verità”. Ed ecco che solo il vaccino anticovid può salvarti la vita, perché è perfetto e non ha controindicazioni o, per effetto della propaganda opposta, può ucciderti, renderti sterile o trasformati geneticamente. Per il conflitto tra Russia e Ucraina, il meccanismo è lo stesso; vince o perde l'una o l'altra parte, a seconda del canale che guardi, dell'inviato che ascolti o dell'esperto di geopolitica che parla. Capire da che parte propende la guerra è molto complicato perché nulla è assoluto ma relativo e varia a seconda dei casi.

In questi giorni – e da oltre 50 giorni – stiamo “vivendo” la guerra in Ucraina praticamente in , essendo la più documentata di sempre, grazie al gran numero di giornalisti e di media internazionali presenti sul territorio ucraino, ma è anche la guerra più colpita di sempre dalle fake news. Subito dopo l'invasione della Russia in Ucraina, ad esempio, sui social, su diversi siti internet e su alcune tv sono apparsi falsi o riconducibili ad altre guerre, frammenti di scene che raccontano di esplosioni o lanci di paracadutisti inesistenti e false rappresentazioni che smentiscono degli eventi realmente accaduti. La propaganda di entrambe le parti, volta a distorcere le notizie e a confondere il mondo, ha moltiplicato le ricostruzioni tendenziose e le voci infondate sul conflitto, rendendo sempre più difficile l'ottenimento di informazioni certe, attendibili e veritiere.

La distorsione dei fatti e la disinformazione sono aumentati in modo preoccupante in questi ultimi anni, grazie alla mancanza dei controlli, alla scarsa informazione degli utenti e alla rapidità di diffusione delle notizie, soprattutto sulla rete. In alcuni settori, poi, la disinformazione è particolarmente pericolosa, pensiamo ai 2 casi specifici che abbiamo fatto ed ai danni che possono provocare: le fake news sulla vaccinazione anti Covid-19 hanno rischiato di rallentare il processo di contenimento dell'infezione e, quelle sul conflitto in atto, ai danni del popolo ucraino, potrebbero far acuire gli scontri ed allargare in conflitto all'intero mondo. Pensate anche ai danni, che le fake possono fare (ed hanno fatto) al  cambiamento climatico o in settori che riguardano i diritti umani, le elezioni politiche o i mercati finanziari. Danni enormi, capaci di cambiare gli equilibri di una nazione e dell'ordine mondiale.

Vederci chiaro, nella selva dell'informazione è veramente complicato ma non è impossibile, grazie anche agli aiuti dei nuovi strumenti a disposizione e di chi si impegna, ogni giorno, nella verifica dei fatti. La battaglia contro la disinformazione è ardua e difficile da combattere ma è necessario farla ed è indispensabile vincere per il bene l'umanità. E non temo di esagerare.

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