La proprietà non è un diritto assoluto

La tempistica con cui il Papa argentino parla, oggi, di non inviolabilità della proprietà privata è perlomeno sospetta ma, solo un cospirazionismo nostalgico sansepolcrino poteva riuscire ad associare la dottrina sociale della Chiesa a una patrimoniale cattoglobalista serva di Davos, ovvero, ad associarvi le dichiarazioni di Bergoglio, che parla di concentrazione della ricchezza in opposizione alla funzione sociale – e non socialista – che deve invece avere.

https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/11/30/.. Papa: ‘il diritto alla proprietà privata non è intoccabile

La cosiddetta antipolitica, sia quella pentacolare che quella non, ha in effetti riproposto proprio ora e per celestina coincidenza, il vecchio cavallo di battaglia e campagna acquìsti populàr elettorali in una sorta di chiave cattoprotestante, quello dell’IMU e patrimoniale imposta ai beni del Vaticano ma, il punto qui non è nemmeno quello della saga populàre del #anchelorodevonopagareletàsseh, del solito barbaro, penosissimo strutturalismo riduzionista da rasoio occamian-luteràno per cui il volgo, e insieme a questo moltissimo anzi tutto l’intellettualùme semicòlto, tende e viene oltremodo facilitato a identificare una religione con una corporazione, com’è quella dello Stato Vaticano, quanto la non attinenza, anzi al contrario la totale contrapposizione ideologica e soprattutto di contenuto, tra un’interpretazione neobolscevica da materialismo assoluto dove il beneficiario del bene peronisticamente espropriato è l’entità a tutti gli effetti trascendentale del Soviet, dello Stato irroratòre di sanziòni in quanto autorità posta feuerbachianamente alla stregua di come farebbe una teologia laica, ontologicamente e giuridicamente posta al di sopra dello stesso popolo, calvinisticamente peccatore, evasòre, radicalmente depravato e totalmente corrotto (cit.), e la tesi di Leone decimoterzo, che va in direzione totalmente, antipodicamente opposta (la lettera enciclica di S.S. Leone XIII è consultabile qui: http://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/.._rerum-novarum.html), per cui la proprietà privata è un diritto naturale, non assoluto ma certamente naturale, quando rispondente a un’etica di tipo perlomeno nicomacheo, e cioè a dire che il motto “tutti proprietari e non tutti proletari” implica la “redistribuzione” non già, del bene, ma del diritto giuridico, sul bene, proprio come da funzione sociale del diritto di proprietà.

Dunque, la non inviolabilità della proprietà privata non è affatto da intendersi alla maniera di come farebbe il socialismo, sia quello reale che quello socialdemocratico, e il tenore e soprattutto il contenuto dell’enciclica è esattamente questo. Leone XIII, dunque, non faceva propaganda e invece affrontava i problemi reali e concreti degli operai, in maniera però opposta e contrapposta, all’antimetafisica strutturalista di cui dà prova oltre al mainstream anche la sedicente controinformazione.

Il punto, in questo post, è quello per cui la questione sollevata da molti in modo manipolatorio, sulla concordanza tra ciò che afferma oggi Francesco e che aveva affermato anche Ratzinger (https://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/esteri/benedettoxvi-20/benedettoxvi-20/benedettoxvi-20.html), in apparente discordanza con il contenuto della dottrina sociale della Chiesa ed associando questo presunto cambio di rotta del Vaticano alla presunta vena socialista, peronista e castrista del gesuita sudamericano (vedi per esempio qui: https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858141281), è del tutto irricevibile. Perfino Il Manifesto (https://ilmanifesto.it/la-proprieta-privata-non-e-intoccabile-serve-giustizia-sociale) ne parla in termini più consoni e del tutto conformi al contenuto dell’enciclica del 1891 di Leone XIII, a cui entrambi i papi, Benedetto XVI e oggi Francesco, si sono attenuti scrupolosamente.

P.S. l’immagine serve ad agevolare visivamente l’idea per cui perfino Ratzinger diceva nel 2008 la stessa cosa che dice oggi il “papa gesuita”.

Giovanni Moretti
Giovanni Moretti
Giovanni Moretti è nato a Torino nel 1963. Specialista in architetture informatiche e servizi ICT, ha studiato e lavorato per più di trent'anni per grandi multinazionali del settore per trovarsi ora in un percorso a ritroso che era iniziato in giovinezza con l'algebra di George Boole, poi proseguito in direzione di Gottlob Frege raccogliendo, strada facendo, una profonda passione per la filosofia
Subscribe
Notificami
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Seguici e resta aggiornato

18,266FansLike
4,191FollowersFollow

Leggi anche

Tra i più letti

Articoli correlati

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x