L’inciucio perfetto… Renzi e Grillo

) Neanche il tempo di terminare con la farsa del governo giallo-verde, che prende forma l’inciucio clamoroso e memorabile tra gli eterni nemici Renzi e Grillo.

Al di là delle dichiarazioni di facciata la parola d’ordine stavolta è salvare la poltrona, la madre di tutte le battaglie.

Mai come oggi, quella del ritorno alle urne appare ipotesi reale e concreta nonché risolutiva di una situazione mantenutasi da mesi sulla linea di galleggiamento. Si intravede, consultando i sondaggi e non solo, la possibilità di un governo - potenzialmente forte, stabile, patriota e sovranista che avrebbe la capacità di fare e durare 5 anni.

Lo sa Mattarella, e lo sanno anche tutte quelle forze di sinistra a picco nei sondaggi, decadenti e pro-establishment che rischierebbero fortemente di perdere la poltrona.  Proprio per questo, in queste ore in un tam tam frenetico di dichiarazioni abbiamo intravisto i primi spiragli dell’“inciucio perfetto” tra M5S e PD.

Per i primi, è venuto in soccorso addirittura il sommo Beppe Grillo, il fondatore del movimento e il portatore dei valori autoctoni del grillismo della prima ora, quello casto e puro per intenderci. Dopo mesi di penombra, Grillo con un colpo di spugna ha dichiarato che è il momento di “salvare l’Italia dai barbari” suggerendo ai suoi (neanche troppo velatamente) l’inizio di un dialogo col PD. Proprio quel PD che nelle battaglie grilline primordiali ha rappresento la casta per antonomasia, i poltronari, il marciume della politica da combattere fino alla morte.

A fare da sponda a questa tesi c’è Roberta Lombardi, capogruppo M5S alla regione Lazio che ha dichiarato: “Sposo totalmente la linea di Grillo. Per salvare l’Italia dai barbari penso di poter andare d’accordo anche con Belzebù”. Senza fronzoli, spudorata, inconfutabile, chiara.

La sensazione generale è che nelle file pentastellate l’idea di votare subito abbia alzato la tensione e lo stress, e sarebbero pronti al tutto per tutto, anche vendersi l’anima. L’ultimo coniglio dal cilindro sarebbe la conferma del mandato 0 (ma con stipendio uno) anche per i parlamentari, per assicurarsi una clausola di salvataggio nel caso ogni proposito di inciucio vada a male.

Dall’altro lato della barricata, è tornato Matteo Renzi. Anch’egli dopo mesi di penombra esce allo scoperto proprio nel momento di massima tensione con una intervista al Corriere dove ha sottolineato l’importanza di “Un governo istituzionale che permetta di assolvere gli impegni necessari per il bene del paese”. Una affermazione che appare come l’ennesimo segnale di corteggiamento reciproco con Grillo, ma alzando ancora di più il tiro poiché Renzi fa appello a tutte le forze politiche, dalla sinistra estrema, alla Bonino, fino a Forza Italia. Una caciara di anti-italianità, insomma.

Zingaretti pare abbia frenato i suoi, forte dei sondaggi in crescita del PD che lo stimolerebbero al voto, ma il punto chiave della situazione è che Renzi ha influenza su un numero cospicuo di parlamentari che con l’ipotesi del voto immediato perderebbe (egli) e perderebbero la poltrona (loro) definitivamente. L’ancora di salvezza si chiama accordo con Grillo. Il matrimonio perfetto.

L’unico antitodo, o propulsore, di questa situazione sarà il Presidente della Repubblica Mattarella. Da un lato l’interesse di Brussels e dei tecnocrati, dall’altro milioni di italiani (quasi il 50% nei sondaggi) che non vedono l’ora di votare e per smetterla coi governi giallo-verdi e cominciare finalmente con quelli verde bianco e rossi.

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