L’Intervista, Giubilei: Atreju un successo, Meloni ha avuto intuizione e coraggio politico.

Francesco Giubilei, classe 92, editore, scrittore, docente, membro del Comitato scientifico sul futuro dell’Europa del governo italiano, Presidente della Fondazione Tatarella e del Think Tank Nazione futura, nato nel 2017.

Un giovane che fonda una casa per il dibattito conservatore: da cosa nasce questo “richiamo al conservatorismo”?

Da ormai vari anni stiamo portando avanti un progetto culturale e metapolitico dedicato alla diffusione del pensiero conservatore in Italia. Si tratta di un percorso che si è articolato in vari ambiti. Da un punto di vista editoriale con la pubblicazione nel 2016 del mio libro “Storia del pensiero conservatore” (tradotto negli Stati Uniti da Regnery e in Ungheria) e con l’attività di Giubilei Regnani editore che ha pubblicato alcuni dei più importanti autori conservatori al mondo, da Russell Kirk a Edmund Burke. Al tempo stesso abbiamo fondato Nazione Futura, un movimento che ad oggi conta centinaia di iscritti, una rivista trimestrale cartacea, un quotidiano online e soprattutto una rete unica in Italia con le principali fondazioni e i think tank conservatori europei. Nazione Futura ha inaugurato a fine 2021 un proprio centro studi nel centro di Roma chiamato “la Casa dei Conservatori”. Molto importante inoltre il svolto dalla Fondazione Tatarella che ha costruito un archivio della destra italiana riconosciuto dal Ministero dei Beni Culturali per il valore storico e archivistico.

Nello scenario politico, Fratelli d’Italia, grazie all’impegno di Giorgia Meloni, oggi Presidente dei Conservatori e Riformisti europei, è la naturale casa dei conservatori italiani. In questa commistione tra conservatori italiani ed europei, quali sono i meriti di e cosa è cambiato in questi anni nella destra nazionale?

ha avuto la capacità di portare Fratelli d’Italia ad essere uno dei principali partiti italiani e ha avuto l’intuizione e il coraggio politico di abbracciare il conservatorismo. Nonostante in Italia esistesse un importante pensiero conservatore in ambito culturale, lo stesso non si può dire in politica poiché non c’è mai stato un grande partito che si definisse conservatore. Senza dubbio vi era un elettorato conservatore che si è però diviso nel dopoguerra in vari partiti: chi con le componenti di destra della DC, chi con il MSI, chi con i monarchici, chi con il PLI di Malagodi. Una divisione in parte ricucita dalla nascita di Alleanza Nazionale grazie all’intuizione di Pinuccio Tatarella e che oggi può essere definitivamente superata.

Poche settimane fa, proprio quando la stessa parola “Natale” veniva avversata dalle Istituzioni europee, è andato in scena Atreju, il Natale dei Conservatori, tradizionale festa di Fratelli d’Italia che quest’anno ha sfidato l’inverno. Operazione riuscita?

Atreju è stato un evento di indubbio successo e, nonostante il periodo difficile, migliaia di persone hanno partecipato all’iniziativa a cui sono intervenute le più importanti personalità del mondo politico e giornalistico italiano e non solo. La scelta di utilizzare la parola Natale a pochi giorni dalla scoperta del documento sulla comunicazione inclusiva della Commissione europea che abbiamo fatto con “Il Giornale”, ha significato sottolineare la centralità dei valori cristiani per l’Italia e l’Europa. Così come è stata importante la scelta di usare il termine “conservatori” per testimoniare un preciso posizionamento politico-culturale intrapreso da FdI.

Ad Atreju si sono tenuti vari panel con interventi che andavano dai temi sociali a quelli economici. Il mondo conservatore ha voluto dire di sé che non è un mondo retrogrado, ma ha una visione lungimirante senza dover snaturare e boicottare valori e senso di appartenenza. Questa impostazione potrà allargare ancora di più il perimetro di consensi della destra italiana?

Abbracciare il conservatorismo significa scegliere una corrente di pensiero in grado di attrarre mondi e realtà che altrimenti difficilmente avrebbero sposato una proposta politica di destra. Significa parlare ai ceti produttivi, al mondo delle imprese ma al tempo stesso ai ceti più deboli e a chi oggi è stato abbandonato dalla sinistra. Ciò non vuol dire però “sdoganare” né tantomeno abbandonare gli ideali che caratterizzano la destra, quanto difendere valori secolari ed essere in grado di attualizzarli alle sfide della nostra epoca.

Cosa significa essere conservatori e in cosa si differenzia il fenomeno italiano rispetto a quello inglese, americano e dell’Europa orientale?

Purtroppo, anche nel mondo della destra, si tende a fare confusione e definire il conservatorismo come un fenomeno univoco a livello non solo europeo ma mondiale. Si tratta in realtà di un errore poiché esistono vari tipi di conservatorismo che si differenziano a seconda dell’area geografica e della nazione in cui si originano. Quello italiano è un conservatorismo di matrice latina con caratteristiche proprie che lo differenziano da un conservatorismo di matrice anglosassone. Ci sono senza dubbio alcuni punti in comune con i conservatori inglesi e americani ma anche numerose differenze in particolare sui temi economici ed etici. Il nostro è un conservatorismo plasmato dalla tradizione cattolica le cui origini affondano nell’epoca romana con il concetto di mos maiorum perciò ben più antico del conservatorismo anglosassone che è nato dopo la pubblicazione delle Riflessioni sulla rivoluzione francese di Burke nel 1790.

Diceva Indro Montanelli: “quando si farà l’Europa unita i francesi ci entreranno da francesi, I tedeschi da tedeschi e gli italiani da europei.” La nuova destra patriottica e conservatrice di Giorgia sarà l’interprete di un Italia sovrana in Europa?

Ci sono modi e modi di stare in Europa come nazione. Si può stare accettando acriticamente tutto ciò che viene proposto dall’Ue o da altre nazioni oppure si può far valere il peso dell’Italia che, fino a prova contraria, è un paese fondatore e la terza nazione per numero di abitanti e valore economico. Ciò significa saper difendere il nostro interesse nazionale da imposizioni che non tengono in considerazione le esigenze dei cittadini italiani ma anche dei nostri agricoltori e piccoli e medi imprenditori. Dobbiamo individuare quelle che sono le priorità per l’Italia in ambito non solo economico ma anche geopolitico con la centralità del Mediterraneo, dell’area dei Balcani e del Nord Africa che costituiscono le nostre principali aree di interesse nei prossimi anni.

Giorgia Agostini
Giorgia Agostini nasce a Tagliacozzo (AQ) il 27 dicembre 1993. Studentessa di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Teramo, attualmente impiegata presso Confagricoltura L’Aquila. Da sempre appassionata di politica, è responsabile del circolo cittadino di Nazione Futura a Tagliacozzo.

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