Mentire in autocertificazione non è reato. Il Tribunale di Milano sferra un altro duro colpo al Governo.

Nuovo gancio sferrato dal potere giudiziario sulla mascella del potere esecutivo, che barcolla e si appende scomposto alle corde.

Dopo la sentenza di Reggio Emilia, in cui il GIP aveva escluso che dalle false dichiarazioni contenute nell’autocertificazione potessero derivare conseguenze penali, oggi è il Tribunale di Milano che conferma l’orientamento.

Un GUP ha infatti assolto un giovane ventiquattrenne, che nel marzo dello scorso anno, in pieno lockdown, aveva dichiarato in autocertificazione di essere costretto allo spostamento per motivi di , tuttavia, a seguito di accertamenti effettuati dalle Forze dell’Ordine, sarebbe risultato che quel giorno, per il “reo”, era un giorno di riposo.

Lo zelante agente che aveva fermato il ragazzo, infatti, si era risolto, dieci giorni dopo l’accertamento, ad inviare una mail al datore di del ragazzo, che gli aveva riferito che nel giorno indicato il giovane non era di turno. Da lì, gli atti in procura e il procedimento penale conseguente.

Ma il GUP del Tribunale di Milano ha assolto perché il fatto non costituisce reato, motivando in ordine all’inesistenza di una norma che obblighi a “dire la verità” in sede di accertamento, e che il diritto di difesa impone che si possano rendere anche dichiarazioni false, senza che questo possa integrare un reato.

Ricordiamo ai non addetti ai lavori che solo su di un testimone incombe l’obbligo di dire la verità, lo stesso obbligo non incombe sull’imputato e sull’indagato, a cui l’ordinamento riconosce il “diritto di mentire”, affinché sia assicurato pienamente i diritto di difesa ai sensi dell’art. 24 Cost. Da qui il Giudice ha tratto le sue conclusioni ed ha anzi affermato che è incostituzionale sanzionare penalmente per false dichiarazioni chi ha scelto di mentire per non incorrere in sanzioni penali o amministrative.

E se il diritto è innanzitutto logica e sistematica, se le categorie giuridiche non vengono stravolte a piacimento da chi si improvvisa sceriffo e le violenta a suon di decreti e autocertificazioni, se si inizia a ristabilire l’ordine tra le fonti e si comprende che la Legge è roba seria e la è amministrata nel nome del popolo italiano, lo dobbiamo a questi giudici, che con scienza e coscienza usano gli strumenti che l’ordinamento giuridico offre.

Attendiamo dunque che il potere esecutivo finisca al tappeto, anche se ad onor del vero sembra che l’incontro stia per finire per KO tecnico, per manifesta inferiorità dell’avversario.

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