Messner fondatore di musei nelle Dolomiti

di Luca Apolloni


Reinhold Messner è chiamato “l’uomo degli 8.000”. Una leggenda vivente dell’alpinismo per aver scalato le cime più alte della terra. Le sue imprese iniziarono per l’amore per le montagne della sua terra, l’Alto Adige, e per quelle del Trentino, del Veneto e del Friuli, dove si trovano – a suo dire – “le montagne più belle nel mondo”: le Dolomiti.

Messner, la sua storia

Nato a Bressanone nel 1944 e cresciuto tra le montagne della Val di Funes, a Funes precisamente, un paesino della provincia di Bolzano. La sua era una famiglia numerosa, composta da nove figli e da due genitori ferventi cristiani.

L’attrazione delle alte rocce lo portarono il piccolo Reinhold, già a 5 anni, a scalare con il padre, la montagna vicino casa; la cima di Sass Rigais.

Per la famiglia Messner la domenica era dedicata a Dio, ma Reinhold e il fratello Günther erano dispensati dall’obbligo di andare a messa. La passione per quelle cime dolomitiche era al di sopra di ogni cosa.

Dopo aver scalato tutte le Dolomiti e tutte le Alpi, l’avventura continuò con la conquista di quattordici vette al di sopra degli 8mila metri al di fuori dell’Europa. Ecco l’elenco di tali imprese:

  1. Nanga Parbat (Pakistan) – 8.125 m s.l.m. – 27 giugno 1970
  2. Manaslu (Nepal) – 8.163 m s.l.m. – 25 aprile 1972
  3. Gasherbrum I (Pakistan/Cina)- 8.068 m s.l.m. – 10 agosto 1975
  4. Everest (Nepal/Cina) – 8.848 m s.l.m. – 8 maggio 1978
  5. K2 (Pakistan/Cina) – 8.609 m s.l.m. – 12 luglio 1979
  6. Shisha Pangma (Cina) – 8.027 m s.l.m. – 28 maggio 1981
  7. Kanchenjunga (Nepal/India) – 8.586 m s.l.m. – 6 maggio 1982
  8. Gasherbrum II (Pakistan/Cina) – 8.035 m s.l.m.  – 24 luglio 1982
  9. Broad Peak (Pakistan/Cina) – 8.047 m s.l.m. – 2 agosto 1982
  10. Cho Oyu (Nepal/Cina) – 8.201 m s.l.m. – 5 maggio 1983
  11. Annapurna (Nepal) – 8.091 m s.l.m. – 24 aprile 1985
  12. Dhaulagiri (Nepal) – 8.167 m s.l.m. – 15 maggio 1985
  13. Makalu (Nepal/Cina) – 8.462 m s.l.m. – 26 settembre 1986
  14. Lhotse (Nepal) – 8.516 m s.l.m. – 16 ottobre 1986

 

Ora il settantottenne Messner si dedica alla diffusione della cultura della montagna tramite un complesso museale da lui creato.

Messner e l’amore per le Dolomiti

Reinhold è innamorato delle sue montagne; le Dolomiti. La loro bellezza naturale è stata anche riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. L’area dove esse si sviluppano ricopre il nord del Veneto, le provincie di Trento e Bolzano, e una parte del nord ovest del Friuli. Il suo nome deriva dallo scienziato e ingegnere minerario  Déodat Sylvain Guy Tancrède de Dolomieu (1750-1801) che per primo studio questo particolare tipo di roccia calcarea. Un tempo erano sott’acqua, in un mare pieno di pesci; i fossili di questi animali si possono trovare facilmente nei ghiaioni alle pendici delle pareti rocciose. Il fondale marino era corallino e questo ha dato alle Dolomiti un caratteristica unica che si può apprezzare solo all’alba e al tramonto; le rocce si accendono miracolosamente di rosa. Come non si può essere innamorati di queste montagne?

Il mecenate Messner custode dei musei nelle Dolomiti

L’amore per la montagna ha spinto Messner ha sviluppare una rete museale attraverso tutte le Dolomiti. Uno sforzo economico che gli ha dato enormi soddisfazioni. È il Messner Mountain Museum

Si tratta di sei complessi museali collocati tra provincia di Bolzano e il Cadore bellunese.

Nella sua opera, sono stati riscoperti e restaurati siti storici, a volte abbandonati, che vanno da castelli medioevali a una postazione della I guerra mondiale. In più sono state realizzate anche delle strutture nuove e moderne.

MMM Juval

Il Castel Juval è un castello medioevale, che Messner ha risistemato per accogliere un museo dedicato al “il mito della montagna”. Si trova nella Val Venosta, poco lontano da Merano.

MMM Ripa

Il Messner Mountain Museum Ripa è ubicato nel Castello di Brunico, in un’altura vicino nell’omonimo centro urbano della Val Pusteria. Nel castello del XIII secolo, Messner vuole raccontare la vita e la cultura dei popoli montani di tutto il mondo, intitolandolo “l’eredità della montagna“.

MMM Ortles

Una struttura museale moderna dedicata al tema del ghiaccio, con il titolo “alla fine del mondo”. Si trova a Solda, un paese alle pendici della catena montuosa dell’Ortles, in direzione del passo dello Stelvio. Qui Messner è riuscito a portare dal Tibet, dopo le numerose spedizioni alpinistiche, gli affascinanti Yak, e a fare un allevamento di questi bovini tibetani all’interno di un agriturismo.

MMM Corones

La cima Plan de Corones è la montagna di Brunico. Famosa per le sue piste di sci, ora è dotata di una costruzione moderna ideata da Messner per il suo museo dedicato all’ “alpinismo tradizionale”.

MMM Firmian

Il Castel di Firmiano, altro antico sito storico del circuito museale MMM. La sua costruzione risale al 945 circa ed è stato reso accessibile mediante delle strutture moderne in vetro e acciaio. La rocca si trova tra Trento e Bolzano e si può facilmente raggiungere dall’autostrada del Brennero, uscita Bolzano sud. Messner in questo museo vuole raccontare lo stretto legame che unisce l’uomo e la montagna. Questo museo lo ha intitolato “la montagna incantata”.

MMM Dolomites

Il nome dato a questo museo lo descrive in pieno; “il museo delle nuvole”. Dal monte Rite si ha visione panoramica a 360° delle cime che lo circondano, tra le quali alcune delle più belle delle Dolomiti: Il monte Civetta, il monte Pelmo, il monte Antelao, le Tofane e la regina delle Dolomiti: la Marmolada.

Il Museo delle Nuvole – Messner Dolomites

Si raggiunge, in auto, prendendo la deviazione per Cibiana di Cadore dalla trafficatissima S.S. 51 di Alemagna per Cortina. Al Passo Cibiana si lascia la macchina nel parcheggio ai piedi del Monte Rite; qui si decide se salire a piedi o se utilizzare il servizio navetta a pagamento. Il percorso non è difficile; è lo stesso utilizzato dagli shuttle, ma è consigliabile fornirsi di almeno di 1 litro d’acqua.

Il museo è sviluppato nella caserma militare della I guerra mondiale costruita dagli italiani per sorvegliare i movimenti a valle dell’Esercito Austriaco. Si capisce subito l’importanza strategica del fortino; domina sulla valle che porta a Cortina, che al tempo, era in territorio austriaco, e le retrovie delle vallate italiane; una vista a 360°. Ogni camerata è dedicata agli scalatori che hanno lasciato il loro nome alla storia dell’alpinismo. All’interno quadri del periodo del Romanticismo e reperti di attrezzature tecniche di oltre cent’anni fa. Nel lungo corridoio, sono allineate sul lato destro, delle vecchie brande, una volta usate dai soldati italiani. Sopra di esse, sul muro destro del corridoio, sono appese gigantografie d’autore delle montagne più note. Giù, alla fine, una camerata dedicata a un’opera artistica formata da corde di vari colori, scarpe di arrampicata, moschettoni, caschi da alpinismo, chiodi e viti. Ma si può notare che l’ultima camerata non è stata ancora assegnata.

Dal corridoio i soldati incaricati, potevano salire alle due torrette, dove in ciascuna, era posto un cannone; una potente bocca di fuoco verso le aree nemiche. Ora, nella sua destinazione a museo, i pezzi di artiglieria sono stati tolti e la torretta metallica è stata sostituita da una suggestiva copertura in vetro e alluminio. Infatti, al di fuori c’è il vero spettacolo; si è circondati da montagne mozzafiato e le nuvole, si possono toccare.

Redazione
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La Redazione de La Voce del Patriota

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