Pubblichiamo il reportage esclusivo a cura dei giovani conservatori del DEMYC.

Nea Kavala, Macedonia, dista circa 60 km da Salonicco. Qui in un ex campo di aviazione lontano da villaggi e abitazioni, sorge da tre anni uno degli hot spot migranti più a Nord della Grecia. Il pullman della nostra delegazione DEMYC, composta da rappresentanti dei principali partiti giovanili conservatori e di destra europei,  si ferma davanti l’ingresso : prima delle elezioni ci è stata negata la richiesta di accesso dalle autorità che per anni hanno sistematicamente bloccato l’entrata nei campi migranti a vari giornalisti, volontari e organizzazioni.

Ad accoglierci un cartello in cui campeggia a caratteri cubitali la cifra astronomica di 52.232.500 euro, fondi del governo greco e della Commissione europea elargiti per il solo campo di Nea Kavala. Bastano pochi minuti e veniamo circondati da vari gruppi di migranti, desiderosi di raccontare le loro storie ma soprattutto denunciare le pessime condizioni in cui vivono.

In queste strutture provvisorie, molti dei richiedenti asilo e immigrati risiedono ormai in pianta stabile da anni in condizioni igieniche precarie e con ridottissimo accesso a cure mediche e medicinali, anche per le categorie più vulnerabili come donne incinte e anziani.

Nel campo non vi é sicurezza e nel corso della nostra visita la polizia é intervenuta per sedare una lite con accoltellamento: liti ed episodi di violenza anche armata sono all’ordine del giorno.

E a pagarne le spese sono molto spesso le donne che hanno acconsentito di parlare esclusivamente alla delegazione femminile e dopo varie insistenze ci hanno confessato che non dormono più la notte dalla paura. In particolare le più giovani e le donne sole temono di essere attaccate quando si recano nei bagni, pochi e condivisi con gli uomini. Esperienze analoghe si verificano negli altri hotspot in Grecia, come testimoniato dal reportage dell’emittente tv irlandese RTE presso Moria.

In Grecia risiedono più di 70.000 migranti dal 2015 e il governo Tsipras ha ottenuto fondi dall’Unione Europea pari a 1.6 miliardi di Euro. Sono cifre sbalorditive considerando il degrado e l’insufficienza dei servizi nelle varie aree di ricezione migranti greche. Mentre l’Unione europea tace e continua a elargire denaro a manica larga, il Consiglio d’Europa (organismo non UE) ha presentato in Febbraio un report di accusa sulle condizioni di vita “disumane e degradanti” nei campi greci e il Direttore del programma sui diritti dei rifugiati di Human Rights Watch ha denunciato la voluta strategia di deterrenza del governo, volta a mantenere le condizioni di vita il peggio possibile, nonostante tutti i fondi ricevuti dall’Europa.

A queste gravi accuse il Governo Tsipras ha reagito come solo la sinistra riesce a fare: tacciando di razzismo e xenofobia gli esasperati abitanti greci delle zone dei campi (come nell’isola di Samos dove 4000 migranti vivono in un’area adibita per 648) ed elogiando con grande faccia tosta di fronte alle Nazioni Unite il proprio operato come esempio di solidarietà e umanità verso i migranti.

La buona notizia è che i cittadini greci, stanchi dell’ipocrisia e del pessimo operato della sinistra soprattutto in campo migratorio, hanno votato in maggioranza il partito di centrodestra Neo Democratia alle elezioni del 7 Luglio.

E tra le prime priorità del nuovo governo, come ribadito dal Vice Ministro Karaoglu ai delegati DEMYC, c’é “l’immediato miglioramento delle condizioni di vita per i rifugiati e gli immigrati, con una particolare attenzione verso i gruppi vulnerabili e la protezione dei minori non accompagnati”.

Non ci resta che augurare buon lavoro al Primo Ministro Mitsotakis e al nuovo governo greco affinché si ponga fine all’umanità solo teorica della sinistra e si attuino soluzioni vere e concrete.