Migranti, il Consiglio di Stato dà ragione al Governo Meloni: Tunisia “Paese sicuro”, smacco per le Ong

È arrivato il nuovo, ennesimo smacco per le e per il settore dell' senza sosta, delle teorie no-border che vorrebbero annientare i confini e costruirvi in loro luogo comode autostrade per consentire a chiunque, soprattutto a irregolari e non aventi diritto, l'ingresso in Italia e in Europa. Con buona pace, ovviamente, dell'ordine pubblico e della capacità integrativa delle nostre società occidentali, al collasso di fronte all'aumento vertiginoso di ingressi negli ultimi dieci anni: milioni di persone giunte dal Sud globale che, per forza di cose, non riusciranno a integrarsi, restando dunque mine vaganti in giro per i quartieri più periferici, pronti ad essere arruolati da cosche e organizzazioni criminali, non trovando spesso altra soluzione. E questa sarebbe la vita a cui i , dopo aver speso i loro risparmi in favore dei trafficanti di esseri umani, e dopo aver attraversato chilometri di deserto e di Mediterraneo, ambiscono?

L'accordo con la Tunisia

Dare una vita dignitosa al migranti, al di là dei posti legali che i governi mettono a disposizione ogni anno (e che spesso, come denunciato da Giorgia Meloni, vengono utilizzati in modo irregolare), significa nella maggior parte dei casi costruire futuro all'interno della loro Madrepatria, sulla scia di quanto disposto nel Piano Mattei. I flussi migratori, così frequenti e così corposi, non solo danneggiano l'ordine della nostra società, corroborati anche da superpotenze straniere che cercano in questo modo di indebolire l'Occidente, ma soprattutto vanno a finanziare le mafie nord-africane che gestiscono gli ingressi, fino a poco tempo i veri decisori di chi potesse entrare in Europa. Fino a poco tempo fa, poiché, ormai da un anno, è entrato in vigore e in funzione il Memorandum d'intesa siglato tra l'Unione europea e la Tunisia, sotto la forte spinta dell'Italia di Giorgia . Secondo le stime delle autorità di Tunisi, sono già stati fermati migliaia di trafficanti di esseri umani e si è già fatto sentire il calo vertiginoso dei flussi che percorrono la rotta del Mediterraneo centrale, quella cioè che unisce Italia e Tunisia. Poi la notizia di alcuni giorni fa: in questi primi sei mesi del 2024, gli sbarchi in Italia sono calati del 60% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, riuscendo ad abbassarsi anche al di sotto della quota raggiunta nel 2022.

Respinte le tesi delle Ong

Il Memorandum d'intesa siglato con la Tunisia prevede, inoltre, una maggiore collaborazione da parte del governo italiano anche per quanto concerne la fornitura dei mezzi adatti al contrasto dei flussi irregolari. In particolare, l'Italia si è impegnata nella riqualificazione e nella consegna di alcune motovedette che andranno ad aiutare le forze delle autorità tunisine. Tuttavia, contro quest'ultima clausola dell'accordo, si è levata la protesta dei fautori dell'ultra-immigrazionismo, con il beneplacito della sinistra italiana. La loro tesi, figlia della volontà di attuare mero ostruzionismo all'accordo, si basa sul fatto che la Tunisia non sarebbe un Paese sicuro per i migranti, unendosi alle voci che parlano di violazione dei diritti umani, un po' com'è già successo per l'Albania. Tesi che avevano pure fruttato l'accoglimento del ricorso presentato da varie Ong al Consiglio di Stato. Ma ora, con una nuova sentenza, il Consiglio di Stato ha fatto rientrare la Tunisia tra i “Paesi sicuri”, dando dunque il via libera al governo per consegnare le sei motovedette alle autorità tunisine. In più, come previsto dall'accordo e come ricordato dal Consiglio di Stato, la Guarda di Finanza dovrà “supportare le autorità tunisine” in attività quali “addestramento degli equipaggi in mare, la consulenza, l'assistenza, la formazione e il tutoraggio del personale” al fine di raggiungere “una corretta ed efficiente gestione della flotta”. È dunque l'ennesima sconfitta per i difensori dell'ultra-immigrazionismo e di chiunque sperava nel crollo di un accordo, invece, fondamentale per le sorti della Nazione.

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