Migranti: la propaganda c’e’, ma arriva tutta dall’opposizione

I governi si trovano spesso a dover affrontare questioni che, per dirla in parole semplici, non sono né di destra, né di sinistra, bensì richiedono un approccio autorevole, pragmatico e non ideologico.

Tuttavia, la politica o parte di essa tende a strumentalizzare “pro domo sua” anche quelle tematiche che riguardano invece l’interesse nazionale e il bene comune. In merito alla vicenda degli sbarchi di migranti dalle navi Ong Geo Barents e Humanity1, attraccate al porto di Catania, le opposizioni sostengono che il Governo Meloni starebbe fomentando lo spauracchio di un’emergenza in realtà quasi inesistente, con una bella dose di propaganda politica.

Chi si oppone ad una determinata maggioranza fa bene a rintuzzarne quotidianamente l’azione perché ciò è l’essenza di una democrazia, ma il controcanto deve essere spinto da argomenti e dal senso della realtà. Quando si giunge a negare ciò che al contrario è sotto gli occhi di tutti, come stanno facendo coloro i quali affermano che la pressione ai nostri confini dell’ clandestina esista solo nella testa di Giorgia Meloni, non si fa un buon servizio alla Nazione e ci si addentra soltanto nella propaganda politica spicciola.

In questi giorni non è senz’altro mancata la strumentalizzazione propagandistica sugli sbarchi di Catania, ma gli autori di ciò vanno ricercati al di fuori del perimetro della maggioranza di Governo. L’esecutivo ha posto e sta ponendo seri interrogativi, principalmente in sede europea, circa un problema che è stato a lungo ignorato e rimesso nel dimenticatoio sia dal secondo Governo di Giuseppe Conte che da quello di Mario Draghi.

Semplicemente, non se ne è più parlato, ma gli sbarchi di irregolari e i traffici di esseri umani sono proseguiti senza soste. Il dramma non è scomparso all’improvviso con un incantesimo e con esso sono rimaste sul tappeto tutte quelle problematiche che pesano sul destino dell’Italia e che una politica responsabile non può eludere.

Infatti, il Governo Meloni, reggendosi su una maggioranza politica votata dagli italiani anche per questo, cioè per una discontinuità in tema di clandestina rispetto al Conte bis e a Draghi, sta lanciando un messaggio importante ad almeno due destinatari, Bruxelles e i trafficanti di esseri umani.

All’Europa, dicendo che l’Italia non è più disponibile ad essere il ventre molle del continente e a sobbarcarsi da sola il peso delle ondate migratorie provenienti dall’Africa, nel quadro inoltre di una redistribuzione europea che finora si è rivelata più teorica che pratica. Roma vuole chiarezza sia sulla necessaria distinzione fra profughi veri e propri e migranti economici che sulle procedure di asilo.

Su tutte le navi giunte negli ultimi anni presso i porti italiani, la percentuale di coloro i quali abbandonano i propri Paesi per ragioni meramente economiche, è sempre stata maggiore rispetto alla fetta di chi scappa da una guerra o da persecuzioni politiche e religiose, com’è, per esempio, il caso degli ucraini, e il migrante che cerca una vita migliore non può accedere, in nessun posto al mondo, ai medesimi canali riservati al profugo.

Inoltre, l’Italia chiede una maggiore nettezza circa le procedure di asilo. Se si giunge in Italia su una imbarcazione battente bandiera straniera, ci si trova, è bene sottolinearlo, su un pezzo di Stato straniero, per quanto già in acque territoriali italiane, e la richiesta di asilo non può essere presa in carico in automatico come alcune interpretazioni, anche da parte delle Istituzioni europee, lasciano intendere.

Infine, il messaggio ai trafficanti di donne e uomini è quello di affermare che l’Italia è ormai pronta a scoraggiare con tutti i mezzi di cui dispone queste traversate del Mediterraneo. Il tema è complesso e richiede costanza e determinazione, ma le opposizioni, e i loro supporter collaterali su televisioni e giornali, finanche con le espressioni facciali volutamente corrucciate, si focalizzano sul lessico per tentare di sottolineare quanto crudele sia questo Governo.

Non perdono occasione di stigmatizzare i cosiddetti sbarchi selettivi, facendo finta di non vedere, per esempio, quanto sia, appunto, selettiva la gestione dell’immigrazione nei principali Paesi civili e democratici del mondo. Paesi come Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, giustamente peraltro, ricevono annualmente quote di immigrati soltanto in base a precise esigenze del loro mercato del lavoro e delle loro imprese, e da alcune aree del mondo importano solo lavoratori altamente qualificati.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

1 commento

  1. Infatti durante la campagna elettorale a sinistra non ne hanno mai parlato facendo finta che il problema non esiste, con la speranza che gli elettori se ne dimenticassero, bene! Allora perché non continuano sulla stessa onda adesso, se il problema non esiste?

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