lunedì, Settembre 28, 2020

Morire al bar, una sera qualsiasi…

Una sera qualsiasi, come tante altre uguali. La musica country a tutto volume, la birra che scorre a fiumi lasciando il bancone bagnato di schiuma, il televisore grande schermo che trasmette l’incontro dei Lakers, gli avventori che non amano il calcio intorno al biliardo… E poi, all’improvviso, tutto cambia. Quella non è più e mai più lo sarà una sera come le altre. Almeno per le 13 persone che moriranno nei prossimi minuti per mano dell’ex marine ventottenne Ian David Long, per altrettanti feriti, e per tutte le loro famiglie.

Quando Long entra nel Borderline Bar & Grill, locale molto popolare al numero 99 di Rolling Oaks drive, subito fuori Los Angeles, è in corso una serata studentesca. Sono circa le 23,00, e l’aria è piena delle chiacchiere e delle risate di centinaia di ragazzi e ragazze. Lui è tutto vestito di scuro, compreso un cappellino da baseball che porta calato sugli occhi. Nessuno lo nota almeno fino a quando non comincia a sparare. Ecco cosa dice uno dei testimoni al Los Angeles Times: “E’ entrato dalla porta principale, e ha sparato per primo alla guardia di sicurezza che era lì. Subito dopo si è avvicinato al bancone e ha colpito la ragazza che serviva i drink. Poi ha seguitato, prima lanciando fumogeni e poi sparando tutto intorno, almeno 30 colpi. Io ero al bar con i miei amici e lì per lì nemmeno ci siamo resi conto. Poi io mi sono riparato, e sono stato fortunato… Molti si sono salvati uscendo fuori, o correndo nei bagni. Addirittura nelle soffitte dello stabile.”

“A un certo punto, ricordo di aver guardato alle mie spalle per assicurarmi che non fosse dietro di me”, ha detto Sarah DeSon, una studentessa universitaria di 19 anni, “ e intanto mi dicevo ‘non ancora, non ancora’“.

Le autorità riferiranno in seguito che il sicario, Ian D. Long, 28 anni, di Newbury Park, California, era stato rinvenuto morto sulla scena del crimine subito dopo aver ucciso 123 persone, tra cui un vice dello sceriffo, e di essere stato affrontato da agenti della Swat che avevano preso d’assalto il bar. Gli investigatori hanno detto che allo stato dei fatti non sono ancora chiare le motivazioni che hanno spinto Long a compiere un simile folle gesto. Ian D. Long, un veterano del Corpo dei Marine che aveva prestato servizio in Afghanistan, sembra stesse affrontando i suoi stessi demoni: le forze dell’ordine erano già intervenute una volta a casa sua in aprile, e alcuni specialisti di igiene mentale che l’avevano visitato, aveva diagnosticato un possibile disturbo da stress post-traumatico. Ma hanno deciso che non era un pericolo per se stesso o per gli altri, e determinato che non potevano costringerlo a sottoporsi a un trattamento.

Il dramma vissuto mercoledì notte dagli studenti a Los Angeles ha vari precedenti negli States, ultimo in ordine di tempo quello dello scorso anno a Las Vegas, durante un festival di musica country durante il quale 58 persone sono state uccise in uno dei peggiori eccidi di massa nella storia americana moderna, e proprio The Borderline, un ritrovo estremamente popolare per i fan del country, era diventato un luogo di incontro e per certi versi anche di conforto per decine di sopravvissuti proprio al massacro di Las Vegas. Ora, alcuni di loro possono vantare il discutibile primato di essere tra i sopravvissuti di ben due massacri. “Questa è la seconda volta in un tredici mesi che mi accade una cosa simile”, ha detto in un’intervista televisiva Nicholas Champion, un istruttore di fitness del sud della California che ha pubblicato una foto di gruppo dell’aprile scorso insieme ad altri sopravvissuti di Las Vegas che si riunivano proprio al Borderline. “

Più drammatico rispetto a Nichols Champion, il destino toccato a Telemachus Orfanos, sopravvissuto in qualche modo all’eccidio di Las Vegas, è rimasto ucciso al Bordeline. Sua madre ha detto: “Ce l’aveva fatta a Las Vegas, non ce l’ha fatta l’altra sera. Puoi scrivere una cosa per me? Scrivi ‘controllo delle armi, controllo delle armi’ “.

Si torna così sull’annosa questione del controllo delle armi, mai risolta negli State, anche se bisogna dire che proprio la California, già molti anni fa, ha messo al bando i fucili d’assalto che i privati ora non possono più detenere. Tra l’altro, le leggi sulle armi in California sono tra le più restrittive negli Stati Uniti. Per la vendita, la consegna, il prestito o il trasferimento di qualsiasi arma da fuoco è richiesto un permesso di detenzione della durata di 5 anni, che si ottiene pagando una tassa di $ 25, la presentazione dei dati del richiedente, e il superamento di una prova pratica con un DOJ Certified Instructor. Le armi da fuoco vendute dai concessionari devono essere “California legal” cioè iscritte nell’elenco dove siano certificate per la vendita.  Questo elenco, che richiede ai produttori di armi da fuoco di pagare una tassa e presentare modelli specifici per i test di sicurezza, è diventato progressivamente più rigoroso nel tempo ed è attualmente oggetto di una causa federale per i diritti civili perché è di fatto, secondo gli americani, una limitazione alla propria libertà

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La Redazione de La Voce del Patriota
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