No, questa non è la mia Europa

“Il termine Europa allude evidentemente all’unità di una vita, di un’azione, di un spirituale”, è così che il filosofo tedesco, Edmund Husserl, intendeva il nostro promontorio di terra. Perché, in fin dei conti, questo è l’Europa: una penisola che, come una mano, si stacca dagli Urali percorre centiaia di chilometri e, dal Mare del Nord, accarezza il Mediterraneo sfiorando l’Africa. Ma quella terra così insignificante è la patria della nostra Storia, della nostra cultura, dei nostri eroi moderni e non solo. Dall’Europa tutto è nato ed in Europa tutto si deciderà ed avrà un epilogo. Europa terra di conquistatori, ora terra di conquista. L’identità europea esiste e persiste ma, v’è un particolare che molti personaggi dell’élite non vogliono capire: l’Europa non è l’Unione Europea. Non lo è mai stato e mai lo sarà.
Due grandi donne della politica moderna hanno affermato questo in due occasioni diverse. La prima è stata Marion Le Pen, figlia d’arte dell’estrema destra francese, che, in un comizio prima delle elezioni in Francia, affermò: “La nostra Europa ha cinquemila anni, la loro ne ha sessanta di fallimenti”. L’altra è Elisabetta Gardini, figura granitica della destra identitaria italiana, che ha espresso più volte il suo dissenso nei confronti di questa Europa spinelliana, un macro – Stato sovietico europeo. L’Europa non è e non sarà mai un’assemblea, una riunione di uomini che, in giacca e cravatta, decidono il destino di un popolo con la valuta di una penna. Una firma non decide la sorte di una nazione, le Patrie torneranno a reagire.
L’ha fatto l’Inghilterra, lo sta dimostrando l’Ungheria, quest’Europa non s’ha da fare. Una coalizione all’interno della quale, non appena un Paese dimostra le proprie capacità e le proprie eccellenze, viene dilaniato dalle Nazioni rivali. In tempi difficili come quelli odierni in cui le epidemie si diffondono a macchia d’olio, la “loro” Europa è solo in grado di raccontare belle storie, bei discorsi e, perché no, imbracciare il gessetto colorato per disegnare per terra qualche scialba bandiera arcobaleno o qualche stella gialla su sfondo blu.
La nostra Europa non è blu, non è a stelle gialle, non è arcobaleno e non è nemmeno una congrega di omaccioni in giacca e cravatta. La mia, la nostra Europa, è un’Europa di tradizione, di rispetto e di amore patrio. La nostra bandiera è il tricolore italiano piuttosto che francese, belga od ungherese, il nostro canto libero è l’Inno di Mameli, la Marsigliese od il Canto dei Tedeschi. Un ritmo, una canzone che scorre nelle vene di ogni europeo e che vibra nelle gole dei figli della nazione.
Questa è la nostra Europa, una coalizione in cui i nazionalismi, anzi i patriottismi, esistono e convivono assieme, nel rispetto reciproco e nella pace garantita. Nell’aiuto e nel dolore, l’Europa identitaria sopravvive e prospera.

Tommaso Lunardi
Nato a Padova nel 1998, è attualmente studente di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona. Ha collaborato con altre riviste del settore tra cui Il Primato Nazionale. Ama la letteratura classica e moderna, la storia, il giornalismo e la scrittura. È anche un grande appassionato di motorsport e di musica, in particolare heavy metal. Sempre pronto all'azione.

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