Origini e storia antica del Gianicolo e di Monteverde

Un patrimonio storico-artistico e ambientale da valorizzare, tutelare e promuovere a livello turistico.

Il Quartiere Gianicolense, con cui si indica il quartiere di Roma immediatamente esterno alle Mura Gianicolensi, è anche comunemente conosciuto con il toponimo di Monteverde. Tale nome gli deriva dal colore del tufo che compone il proprio naturale territorio, il quale più o meno verdognolo assume spesso anche una colorazione più o meno dorata. Per quest’ultimo motivo Monte Verde conosce anche l’appellativo di Mons Aureo (Monte d’Oro o Monte Dorato) ma in ogni caso il monte in questione è sempre il Gianicolo (Janiculum), ossia l’antico Colle di Giano.

Le Mura Gianicolensi che inglobano al loro interno una porzione del Gianicolo ben più ampia di quanto non facessero le Mura Aureliane, con cui condividono Porta Aurelia poi Porta San Pancrazio, esistono solo da fine metà del XVII secolo. Esse si sviluppano in larga parte sulla cresta settentrionale e gran parte di quella centrale del Colle di Giano, lasciando al di fuori di esse tutta la parte meridionale del Gianicolo. Oggi però quando comunemente si fa riferimento a Monteverde non s’intende indicare, come si vorrebbe in termini amministrativi, soltanto il territorio del quartiere Gianicolense immediatamente esterno alle omonime mura e appartenente al Municipio XII, ma a quell’intero nucleo che, a oltre al Vecchio Monteverde, comprende da un lato il territorio esteso ben oltre le pendici del versante esterno del Gianicolo, conosciuto come Monteverde Nuovo e inglobante tutta la seicentesca Villa Pamphilj, e dall’altro anche il territorio del Gianicolo interno alle omonime mura, ossia il parco omonimo, il Fontanone, San Pietro in Montorio (Mons Aureo) e Villa Sciarra, che appartengono invece al Municipio I.

Il Gianicolo, o Janiculum, o Colle di Giano, posto di fronte ai sette colli sull’altro lato del Tevere, veniva anche detto antipoli. È stato poi considerato l’ottavo colle di Roma che con la forma di un costone semicircolare che si estendeva al di là, o oltre (trans) il Tevere (Tiber-Tiberim) faceva da cinta difensiva e confine naturale di Roma su tutto il suo versante occidentale, da Nord-Ovest, lasciando fuori il Vaticano, a Sud-Ovest, terminando all’altezza dell’attuale Stazione Trastevere.

Sul Gianicolo, come da tradizione, dimorava l’arcaico dio Giano (Janus) che parte della leggenda lo vuole forse un antico re pelasgico proveniente dalla Tessaglia e poi elevato a divinità dalla popolazione locale di probabile origine pelasgica come probabilmente poteva esserlo tutto quel territorio che si estendeva dalla riva destra del Tevere fino alla tessalo-pelasgica Agylla, conquistata poi dagli etruschi e rinominata prima Caisra o Cisra e poi Cere.

Giano è considerato una divinità esclusivamente appartenente al mondo latino-romano che non trova paralleli sia nel mondo etrusco che in quello greco. Il dio Giano era rappresentato bifronte (Janus bifrons) poiché, posto sul colle, con una faccia era rivolto a Roma, come a sorvegliarla per proteggerla, e con l’altra faccia era rivolto verso l’Etruria per vigilare sulle eventuali minacce che di lì potevano incombere su Roma.

Giano (Janus) era il dio dei passaggi, infatti janua ha il significato di passaggio, e quindi il dio della fine e dell’inizio, e per questo il primo mese dell’anno januario (gennaio) fu a lui dedicato.

Le teorie che in epoca arcaica vogliono sul Gianicolo l’esistenza di un omonimo villaggio, magari anche solo ipotizzabile nei pressi dell’attuale Chiesa di San Pietro in Montorio, non trovano al momento conferma archeologica. Secondo la tradizione sul Gianicolo sarebbe poi stata fondata anche una cittadina chiamata Eneia per immortalare il nome dell’esule troiano che, secondo la tradizione, sarebbe sbarcato nel XII secolo a.C. sulle rive del Latium Vetus, davanti Laurentum, e avrebbe sposato Lavinia, figlia di re Latino.  Ciò lascerebbe ipotizzare che il colle fu abitato da genti di origine anche troiana. Il toponimo che nei secoli è comunque sempre sopravvissuto per questo colle è quello di Janiculum (Colle di Giano).

L’esistenza di un Pagio Ganicolense viene comunque collocata nella zona dell’attuale Piazza Mastai in Trastevere, quindi nell’area relativamente pianeggiante fra il Tevere e il colle stesso del Gianicolo. Ciò contrasta però con l’idea di pagio con cui si fa riferimento a un colle; non è perciò da escludere l’ipotesi di un’appendice o di estensione più a ridosso del Tevere di un villaggio originariamente presente sul Gianicolo.

Sin dai tempi di Romolo il Gianicolo e i cosiddetti Sette Pagi erano oggetto di contesa tra romani latini da un lato ed etruschi dall’altro. Romolo se li aggiudicò a danno della città etrusca di Veio, ma più tardi tornarono oggetto di contesa. La riva destra del Tevere viene infatti spesso ricordata come Ripa Veiente. Nel VII secolo a.C. Anco Marzio, re di Roma di origine sabina, riuscì a imporsi sul Gianicolo e lo fortificò, conferendogli ancor di più la funzione di confine naturale occidentale di Roma.

Con la cacciata del settimo e ultimo re di Roma, Tarquinio il superbo, re di origine etrusca come i suoi due predecessori, nella Città Eterna ebbe fine la monarchia e nel 509 a.C. si instaurò la Res Publica (Repubblica) cioè la cosa pubblica, e si affermò la famosa iscrizione S.P.Q.R. (Senatus PopolusQue Romanus). In quell’occasione anche i Sette Pagi, Colle Vaticano incluso, in quel momento abitati da genti etrusche, furono occupati dai romani, e in gran parte dalla gens Romilia.

L’antico Lucus Furrinae, bosco sacro a Furrina o Furina, provvisto di fonte a lei dedicata, si trovava sulle pendici del Gianicolo, in corrispondenza dell’attuale parco di Villa Sciarra. Fu in questo bosco che nel 121 a.C. Gaio Gracco si fece uccidere da Filocrate, il suo schiavo.  Più tardi, intorno alla metà del I secolo a.C. Giulio Cesare volle in questi luoghi i suoi Horti.

In età augustea parte del territorio d’oltre Tevere (trans Tiberim) cioè dell’attuale Trastevere e del Gianicolo divennero una delle quattordici Regioni della città, la quattordicesima. Come ci dimostrano anche le successive Mura Aureliane (270-275 d.C.) solo una parte del Gianicolo fu inglobata all’interno delle mura che culminavano sulla Via Aurelia con Porta Aureliana, oggi Porta San Pancrazio.

Sul Gianicolo, in quella parte di territorio inclusa all’interno della cinta delle Mura Aureliane, dove sorge la Chiesa di San Pietro in Montorio (in Mons Aureo) e il rinascimentale Tempietto del Bramante di inizio ‘500, secondo una teoria e una data interpretazione sarebbe avvenuta la crocifissione a testa in giù dell’apostolo Pietro.

Sempre sulle pendici del Gianicolo, all’interno dell’odierno parco di Villa Sciarra, sorse un santuario dedicato a divinità siriache e i resti del tempio risalente al IV secolo d.C. sono a tutt’oggi visibili.

Nel 304 d.C., sotto l’imperatore Diocleziano, sul Gianicolo, al secondo miglio della Via Aurelia, poco fuori l’omonima porta delle Mura Aureliane, si consumò il martirio di San Pancrazio che vide la sua decapitazione, per non aver rinunciato a Cristo, alla giovane età di quattordici anni. Il Santo è venerato sia dalla chiesa cattolica che da quella ortodossa. Il corpo del martire, abbandonato sulla Via Aurelia, fu recuperato da Ottavilla (Octavilla), una matrona cristiana e romana che gli dette sepoltura nel vicino cimitero, noto già in antichità come Cimitero di Ottavilla (Octavilla).

I diversi nuclei cimiteriali ipogei costituiscono le catacombe di San Pancrazio, che sono sì della fine del III secolo d.C. ma risultano essere in continuità con una necropoli del I secolo a.C.

La paleocristiana Basilica di San Pancrazio fu costruita per volere di papa Simmaco tra il 498 e il 514 dove fu sepolto il Santo. Essa sorge su di una delle quattro aree cimiteriali cristiane della Via Aurelia Vetus e della Via Aurelia Nova.

Nella prima metà del VII secolo, forse anche in seguito a danni causate dalle guerre greco-gotiche, per volere di papa Onorio I vengono apportati interventi radicali alla struttura della basilica, provvedendola di transetto e di cripta, di cui fino a quel momento solo la basilica di San Pietro ne era stata dotata con una forma semianulare, e dandogli quell’aspetto che sostanzialmente si è preservato, pervenendo fino ai giorni nostri. In quell’occasione il corpo del Santo, che giaceva obliquo nel mezzo della basilica, venne spostato e collocato sotto l’altare.

Le Catacombe di San Pancrazio sono costituite da più nuclei di gallerie ai quali si ha un limitato accesso da due punti diversi della basilica. Ai nuclei più antichi e più estesi e solo in parte percorribili vi si accede tramite scala dalla navata sinistra della basilica. Un altro nucleo si trova al di sotto dell’abside della basilica e sotto l’area dell’oratorio. Ma l’unico nucleo di gallerie oggi visitabile al pubblico è quello che si estende sotto la navata centrale della basilica e che vi si accede da una botola su pavimento posta tra i pilastri che dividono la navate centrale da quella laterale di destra.

Sicuramente l’attuale suddivisione municipale di Roma non rende completamente a una tale identità storico culturale omogenea.

Il Gianicolo è oggi spartito su tre Municipi. Tutta la cresta settentrionale, parte della centrale e tutto il relativo versante rivolto al Tevere appartengono al Municipio I; il versante esterno della parte settentrionale del colle appartiene al Municipio XIII; l’intera parte meridionale del colle, parte della cresta centrale e il relativo versante esterno appartengono al Municipio XII e più esattamente a Monteverde Vecchio, in cui si trova una via dal nome significativo, via Fonteiana, a indicarci che portava alla fonte di Giano, sull’omonimo colle che va identificato come a un unico nucleo.

Anche i cosiddetti Sette Pagi si ritrovano oggi distribuiti su più Municipi, tra cui lo stesso XII. Di questi farebbe parte lo stesso Monteverde Nuovo che, insieme al Vecchio, è parte del Quartiere Gianicolense.

Oggi il monteverdino si riconosce tanto col Fontanone quanto con parte dell’Acquedotto Traiano Paolo lungo parte della Via Aurelia Antica; tanto con San Pietro in Montorio quanto con San Pancrazio, tanto con Porta Aurelia o Porta San Pancrazio sede del Museo Garibaldino, quanto con l’Arco dei Quattro Venti sorto sulle rovine del Casino Corsini, tanto con la monumentale Passeggiata del Gianicolo o con Villa Sciarra quanto con Villa Pamphilj e la sua stessa parte ex Villa Corsini. Proprio quello della Villa Pamphilj è un esempio significativo. Dopo i danneggiamenti subiti nel 1849 dagli attacchi francesi contro la Repubblica Romana che qui aveva il suo quartier generale, la Villa Corsini fu acquistata e inglobata nella più ampia Villa Pamphilj con cui era prima confinante. Quel confine è individuabile nella valle naturale che sul lato della via Aurelia Antica si trova all’altezza della porta ad arco voluta sull’Acquedotto Traiano Paolo da papa Paolo V Borghese che lo fece ristrutturare all’inizio del XVII secolo, e dall’altro lato trova il suo proseguimento lungo Via di Donna Olimpia. Questo stesso confine è quello che corre fra Monteverde Vecchio e Monteverde Nuovo e che in antichità, trovandosi a valle delle pendici occidentali del Gianicolo esterne a Roma, segnava il confine del Gianicolo con i territori dei cosiddetti Sette Pagi, perciò il confine tra Roma e il territorio etrusco, fino almeno al 509 a.C., quando i romani occuparono i Sette Pagi, ponendo fine alla monarchia e instaurando la Res Publica.

Il patrimonio storico-artistico e ambientale del nucleo urbano appartenente al Gianicolo e a Monteverde è assolutamente ingente e rilevante, e in totale continuità con quello del centro storico romano. Esso rappresenta un potenziale enorme per tutto un indotto; andrebbe perciò valorizzato, tutelato e promosso a livello turistico, anche come valida alternativa a itinerari romani in epoca ante covid oltremodo battuti.

Fabrizio Bianco
Ha frequentato scuole cattoliche fino alla secondaria di I grado e scuola statale per la secondaria di II grado. Ha espletato il servizio militare nell'Arma dei Carabinieri prestando servizio anche presso il Comando Generale Si è laureato in Economia e Commercio presso l'Universita La Sapienza di Roma. Ha lavorato per quella che è stata una delle più grandi società di cambia valute in Italia Conosce bene l'Europa e gli Stati Uniti d'America, Guida turistica di Roma e accompagnatore turistico in Italia e in Europa di gruppi principalmente statunitensi e canadesi; é anche in possesso della qualifica di direttore tecnico di agenzia di viaggi e turismo. Scrive e pubblica articoli su argomenti economici e storici,  e per quest'ultimi anche in inglese.

2 Commenti

  1. Grazie, Fabrizio! Ci fai innamorare ancora di più del nostro quartiere e di Roma!
    Siamo orgogliose perché sei un ex-alunno della nostra scuola primaria…

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