Per il 25 aprile il Governo si piega ai capricci di ANPI. La sconosciuta democrazia.

E’ storia nota ormai che Governo avesse dato indicazioni nel senso di evitare i festeggiamenti per la ricorrenza della liberazione. Poi ANPI ha fatto i capricci, lagnandosi come un bimbo a cui è negato un lecca lecca davanti ad una vetrina ed il Governo, risoluto come sempre, ha rettificato la dichiarazione, di fatto cedendo e consentendo le celebrazioni “in forme compatibili con l’attuale situazione di emergenza”.
In buona sostanza, nonostante in questi giorni siano state riempite colonne di giornali su questa vicenda, è andata semplicemente così, ed oggi, il Presidente Nazionale di ANPI non contento ha rilanciato, invitando a dare maggior spazio alla possibilità di manifestare. Non si intende profondere un ulteriore sforzo intellettuale per commentare una vicenda ridicola e offensiva come questa. E’ stato già detto molto dalla stampa e dagli analisti rispetto alla solita protervia di un’associazione che pretende di potersi ergere al di sopra delle prescrizioni che hanno annichilito un’intera Nazione, il suo senso religioso, il suo naturale afflato sociale, le sue legittime aspettative commerciali, imprenditoriali, produttive. Sono state decretate norme che hanno impedito anche di coltivare l’amore filale e hanno spesso interrotto i rapporti genitoriali. Norme che hanno impedito di cibarsi del Corpo di Cristo nel giorno della Resurrezione e che impediscono a tutte le comunità religiose presenti sul territorio nazionale di stringersi assieme e di celebrare le festività più sentite e importanti. Norme che stanno impedendo di dare l’estremo saluto ai propri defunti, che annullano i riti, che annullano l’io individuale e collettivo.
E’ stato già detto molto e molto meglio di così e non ci ripeteremo.
Ma c’è un paradosso che merita di essere evidenziato.
Nel comunicato di rettifica del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fraccaro, là dove si chiarisce che l’ANPI, nonostante tutto, potrà prendere parte alle celebrazioni, si afferma che si è consapevoli del “valore che questo anniversario ricopre per l’Italia e dell’importanza di difendere la memoria democratica del Paese” (sic!).
E fa rabbia pensare che la democrazia di questa Nazione sia ridotta alla possibilità per una associazione che nulla rappresenta se non se stessa, di battere i piedi istericamente per poter scendere in piazza, assistita in questo dal rosso pensiero dominante.
Nei giorni in cui le Camere sono state sostanzialmente esautorate e le opposizioni silenziate a reti unificate, in cui i tecnici fanno e disfano, in cui l‘esecutivo dispone dispotico e autoritario, per l’ANPI non solo si fanno insopportabili eccezioni, ma ironia della sorte si fanno in nome di una asserita memoria democratica che sarebbe bene fosse rispolverata nelle istituzioni e non sui pecorecci comunicati stampa a beneficio dei soliti noti.
Si dice che le parole, se non si conoscono, non possono neppure essere pensate, cosa che limita la profondità di pensiero di chi ha un vocabolario limitato. Ebbene, si deve ritenere che la Presidenza del Consiglio sconosca il senso della parola “democrazia”, che porta con sé pluralismo, tutela delle minoranze e parità di diritti e di doveri, perché se il termine fosse noto all’estensore del comunicato, allora si tratterebbe di una deliberata mistificazione, forse ancor più grave dell’ignoranza.

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