Perchè nessuno parla del Grand Imam che dice di picchiare le mogli?

“Si può picchiare la propria moglie con un piccolo bastone basta non lasciarle segni, romperle le ossa, provocare danni a organi, colpirla in faccia o lasciare segni permanenti”.

Questa dichiarazione è di Ahmed el Tayeb, imán della Moschea di Al Azhar.

Fra femministe e informazione “politicamente corretta” una dichiarazione del genere dovrebbe essere rilanciata ovunque. E invece la si può leggere solo su El Mundo – cioè uno dei primari giornali spagnoli – e ovviamente in lingua spagnola.

Come mai?

Ci troviamo di fronte alla solita informazione “all’italiana”. Sempre pronta a criticare la nostra Nazione e chiunque abbia una visione della vita tradizionale – basta pensare ai crocefissi coperti nelle scuole o nelle sezioni elettorali – ma serva e disponibile a esaltare, o giustificare, chiunque, soprattutto se islamico, venga da noi a dirci come dobbiamo vivere e come trattare le donne.

El Tayeb poi non è certamente un oscuro imam di un piccolo paesino.

È professore di filosofia e teologia nelle più importanti università egiziane. Ed è imam della moschea dell’Università del Cairo.

Vuol dire che la sua voce è fra le più importanti, influenti e ascoltate dell’ sunnita. Infatti, altri religiosi hanno prontamente avvallato la posizione di El Tayeb. Ahmed al Azhari, uno sceicco egiziano, ricorda l’episodio in cui “una notte il profeta Maometto andò in una tomba nell’attuale Arabia Saudita. Una delle sue mogli, Aisha, per pura gelosia lo inseguì per scoprire dove stava andando. Una volta lì, tornò di corsa per non destare sospetti. Il profeta lo sapeva e, quando domandò, le diede un pugno sul petto”.

“L’obiettivo di colpire la donna è punirla e disciplinarla, non ferirla”, giustifica così le azioni del Profeta, e di conseguenza la violenza di genere dei giorni nostri.

El Tayeb è lo stesso che dichiarò che gli ebrei e il sionismo sono causa delle sofferenze e della mancanza di unità dei mussulmani e che più volte si è trovato in conferenze dove sono state giustificati gli attentati terroristici contro i cittadini israeliani.

Eppure le sue vergognose dichiarazioni non le troverete da nessuna parte.

La violenza sulle donne, in particolare quelle sposate, non è un problema nuovo per l’Egitto. Mahasen Saber, una donna che gestisce una radio che dà voce alle donne divorziate, ha recentemente segnalato a El Mundo l’ampiezza del fenomeno: “riceviamo molte testimonianze da donne che denunciano le botte dei mariti e la reazione della famiglia, che consiglia loro solamente di sopportare”. Un’associazione a delinquere, da cui non c’è scampo.

Ma i dubbi possono essere sciolti grazie a “Dar el Ifta”, un organismo egiziano ufficiale responsabile della pubblicazione di editti religiosi. È lecito picchiare le proprie mogli? Queste le risposte di Dar el Ifta: “gli studiosi hanno convenuto all’unanimità che picchiare la moglie non viene fatto con l’intenzione di farle del male o insultarla. È permesso, ma non obbligatorio, nei casi in cui tale condotta non è un insulto al coniuge o non le fa del male, ma mostra semplicemente l’insoddisfazione del marito e la sua rabbia per aver trascurato i suoi doveri “. In tali circostanze, Dar el Ifta consiglia un colpo leggero “senza lasciare segni” con uno “spazzolino da denti o qualsiasi altra cosa che non sia uno strumento di ferro”.

Siamo sicuri che sia questa la “cultura” con cui vogliamo scendere a patti?

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