PNRR, Fitto (ECR-FdI): relazione Corte dei Conti conferma timori di FdI

“La relazione della Corte dei Conti conferma i nostri timori: sul PNRR occorre una riflessione e se necessario rinegoziare obiettivi e priorità con la Commissione Europea, alla luce dei cambiamenti avvenuti e tutt’ora in corso”. Così in una nota il copresidente del gruppo Ecr- al Parlamento europeo, Raffaele Fitto. “Nonostante la narrazione di successo che abbiamo ascoltato in questi mesi da esponenti del Governo, l’approvazione di decreti denominati PNRR e/o semplificazioni, le nomine di dirigenti e le assunzioni di oltre 2200 esperti nelle unità di missione, dalla relazione emerge con chiarezza non solo la difficoltà nella capacità di spesa (ricordiamo che al 31 dicembre 2021 su 15mld previsti ne erano stati spesi solo 5, di cui molti per rifinanziare progetti mai realizzati o incompleti), ma anche tutta una serie di criticità che oltre la realizzazione del Piano mettono a rischio pure i suoi effetti dal punto di vista della crescita e dello sviluppo di questo Paese, se come stimato dalla stessa Corte dei Conti è già prevista una riduzione dell’impatto del PNRR sul PIL al 2026 dal 3,6% al 3,2%. La difficoltà su tempi di progettazione e di realizzazione, reclutamento di personale specializzato, gestione e capacità amministrativa, in particolare per gli enti locali e aumenti dei costi delle materie prime, nonché l’evolversi della situazione internazionale, sono tutti fattori che non solo potrebbero rendere irrealizzabili gli obiettivi, ma ne metterebbero a rischio la stessa efficacia. Ecco perché – conclude Fitto – mentre altri in questi giorni sono impegnati in inutili polemiche, Fratelli d’Italia crede sia importante avanzare proposte concrete su come adeguare il PNRR alle nuove esigenze e situazioni “oggettive”, così come previsto dai regolamenti comunitari e far sì che queste risorse siano utilizzate per la crescita, l’innovazione e la modernizzazione del Paese, evitando di sprecarle per l’ennesima volta, considerando che la maggior parte sono debito che ricadrà sulle giovani generazioni”.

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