Politically correct: La parola più offensiva? DONNA.

Mentre il mondo ancora combatte le conseguenze disastrose del coronovirus, mentre nel mondo occidentale dilagano le manifestazioni e i tumulti sull’onda di Black Lives Matter, nel il dibattito si sta assurdamente concentrando su J K Rowling. L’autrice di Harry Potter ha infatti osato ironizzare su  un articolo scientifico che aveva sostituito il termine con “ persone che hanno le mestruazioni”.

É preoccupante come in Gran Bretagna, una volta modello di democrazia, da anni non sia più ammesso dire affermazioni e ovvietà che possano eventualmente offendere la sensibilità di qualsiasi minoranza. In nome del politically correct, arma potentissima e semi dittatoriale, si sta erodendo la di chi non tollera imposizioni, soprattutto nel campo sessuale.

E in un tale contesto perfino la famosa J K Rowling, la donna più ricca d’Inghilterra, non é stata risparmiata da una valanga di critiche e insulti per la sola colpa di aver chiesto l’utilizzo della parola “woman” in riferimento alle mestruazioni. Anche Daniel Radcliffe, attore che deve la sua fortuna alle creazioni letterarie della Rowling, l’ha attaccata duramente e ha difeso i diritti dei FTM ( in transizione verso uomini) che si sentono offesi dalla parola donna.

Nella patria delle suffragette, i termini “femmina” o “donna” sembrano diventare ingiurie, condizioni degradanti da cui sentirsi offesi anche quando lo si é biologicamente.

Per colpa queste polemiche sterili, il sistema sanitario inglese NHS ha invitato “coloro che hanno una cervice” a fare il PAP test, evitando la parola donna ma inserendo un opuscolo per i transessuali maschi che non dovrebbero essere in ogni caso interessati a uno screening per il tumore della cervice dell’utero, visto che l’utero non l’hanno mai avuto. Tante in compenso si sono sentite escluse dalla definizione arzigogolata, in particolare le meno istruite e le straniere, e non si sono presentate a fare un test gratuito e importantissimo per la .

Una frase banale come « solo le donne possono partorire figli » ha perfino portato al licenziamento di una donna inglese che lavorava come portaparola per le doula, aiutanti per le partorienti.

E in Italia? La politically correctness nostrano sembra ancora concentrato sui mestieri femminili e sull’uso antiestetico degli asterischi, ma proprio in questi giorni infiamma una lite interna all’ARCI sulle tematiche trans. É stata chiesta l’espulsione di Arcilesbica dall’Arci per posizioni trans-escludenti in quanto l’ delle lesbiche non ammette i transessuali al proprio interno e afferma che « lesbica  una donna che desidera una donna (e non un uomo che si sente donna) ». Una battaglia donne contro trans bruttissima, condotta da chi si vanta di dare rappresentanza e orgoglio alle diversità e invece si ritrova a spargere odio.

 

Nota dell’autrice

Essere donna nel 2020 é un vanto per tante di noi, soprattutto guardando le conquiste nei diritti rispetto alle generazioni precedenti e nella ricerca di parità. Stiamo scalando una montagna e non siamo ancora arrivate alla vetta, ma l’aria é già meno inquinata. Pensare di essere definita con una perifrasi scientifica é degradante e umiliante: non vorremmo sentir chiamare le nostre figlie come « persone con le mestruazioni » neanche se dovessero iniziare percorsi di trasformazione.


Fonti:
Margherita Saltini
Margherita Saltini
Segretario Generale del DEMYC, precedentemente funzionario presso un'agenzia ONU dopo una laurea in Scienze Politiche e Affari Europei. Dirigente politico con la passione della cucina, esporto i valori e il gusto italiano nei dibattiti internazionali.
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